Punto di vista

10 conseguenze dei cambiamenti climatici

La più grande minaccia per l’umanità

“Chi è causa del suo mal, pianga se stesso”, dice il proverbio. È ormai da circa 50 anni che gli scienziati parlano di cambiamenti climatici e di come siano influenzati dall’uomo; la principale causa di emissione di CO2 sono le attività antropiche, tanto che la concentrazione è passata da 280 parti per milione nell’epoca preindustriale alle 440 ppm del 2017 (il 18 aprile abbiamo battuto ogni record, con 410 ppm).
Secondo i dati del WMO (Organizzazione metereologica mondiale) la temperatura media globale è salita in media di 1,1° sempre rispetto all’epoca precedente alla rivoluzione industriale, pericolosamente vicino a quei +2° che gli scienziati definiscono il punto di non ritorno, oltre i quali dobbiamo aspettarci risvolti catastrofici.

I primi effetti del riscaldamento globale hanno già iniziato a farsi sentire: ecco un elenco dei principali che stiamo vivendo sulla nostra pelle, e le conseguenze se non invertiamo la rotta al più presto.

AUMENTO DELLE TEMPERATURE

Foto: www.intermediachannel.it

Con la colonnina di mercurio spesso sopra i 40°, il 2017 ha battuto tutti i record, diventando (almeno con i dati disponibili fino ad ora) l’anno più torrido dal 1800 a oggi, come annunciato dal WMO.
Sappiamo che si muore di freddo, ma anche il caldo non scherza: la famosa ondata del 2003 causò, nella sola Europa, 70.000 decessi (dati OMS).
Un recente studio pubblicato su “Nature Climate change” analizza i rischi dovuti all’ipertermia, evidenziando come siano aumentati dagli anni ’80: anche se riducessimo subito le emissioni di CO2, entro il 2100 il 48% della popolazione mondiale sarebbe comunque in pericolo; la percentuale sale invece al 75% se non prendiamo provvedimenti. E anche noi italiani facciamo parte di quella popolazione a rischio “cottura”.

INNALZAMENTO DEI MARI

Foto: www.corriere.it

L’aumento delle temperature si fa sentire ancora di più ai poli, dove i ghiacci e le banchise si stanno sciogliendo, con conseguenze sul livello degli oceani: aumentano a una velocità doppia rispetto agli anni ’90. Secondo gli esperti, nella migliore delle ipotesi dobbiamo aspettarci un metro in più entro fine secolo.
In Italia l’area più critica è quella tra Venezia e Trieste, ma sono ben 33 le aree considerate a rischio.

ESTINZIONE DI SPECIE VEGETALI E ANIMALI

Foto: www.lifegate.it

A cominciare dallo scioglimento dei ghiacci, che mette in pericolo orsi polari (si stima che ne spariranno i due terzi entro il 2050) e pinguini (dalle 32.000 coppie riproduttive presenti 30 anni fa, siamo passati alle 11.000 attuali), sono a rischio estinzione 1 specie su 6.
Secondo i ricercatori stiamo vivendo e causando la sesta estinzione di massa, la prima causata da una specie vivente; la cosa preoccupante non è solo il numero delle specie estinte, ma il calo dei soggetti che formano ogni specie: il numero di esemplari sul pianeta si è già dimezzato.

ACIDIFICAZIONE DEGLI OCEANI

Foto: www.focus.it

Circa un quarto della CO2 emessa in atmosfera finisce negli oceani, contribuendo a modificarne il PH: dall’inizio dell’era industriale, l’acidità è aumentata del 26%, con gravi conseguenze per l’ecosistema marino.
Le barriere coralline, ad esempio: già a forte rischio estinzione (il 35% dei coralli sono morti o stanno morendo), secondo gli scienziati potremmo perderle entro il 2050. In pericolo anche plancton, crostacei e molluschi, e poi a cascata l’intera catena alimentare; i danni sono più prossimi di quanto crediamo: se una volta gli esperti parlavano di secoli, ora si sono corretti in “decine di anni”.

URAGANI E TEMPESTE

Foto: www.nationalgeographic.it

Anche di questo fenomeno abbiamo già parlato: del fatto che il 2017 sia stato ribattezzato “l’anno degli uragani” e di come, per la prima volta dalla metà del 1800, uno di essi abbia raggiunto l’Europa.
Non si può parlare di caso isolato perché purtroppo, secondo le previsioni, i cambiamenti climatici porteranno a fenomeni metereologici sempre più estremi, sia in termini di frequenza che di intensità; nei prossimi anni dobbiamo aspettarci cicloni e tempeste tropicali con un potenziale distruttivo maggiore.

DESERTIFICAZIONE

Foto: www.ansa.it

L’altra faccia della medaglia è la siccità. Un altro record (poco lusinghiero) battuto quest’anno: solo nel mese di ottobre si sono registrare il 79% in meno di precipitazioni rispetto alla media, che si va ad aggiungere alle crisi idriche di quest’estate.
Tutta l’area mediterranea è a rischio desertificazione, Italia compresa: questo significa un degrado del suolo che da terra fertile diventa deserto, compromettendo la produttività.
Secondo i dati del WWF, entro il 2030 questo fenomeno costringerà a migrare 700 milioni di persone.

CALO DELLE RISORSE DI ACQUA DOLCE

Foto: www.geologi.it

Una delle conseguenze più sottovalutate è la minor disponibilità di acqua dolce, strettamente collegata alla riduzione delle piogge. Sommata all’evaporazione per le alte temperature e i continui prelievi dai bacini idrici, ha fatto sì che negli anni tra il 1948 e il 2004 si sia verificato un calo in almeno un terzo dei fiumi più importanti del mondo.
Se non smettiamo di sfruttare le risorse e le temperature continuano ad aumentare, saranno guai: secondo l’ONU nel 2030 avremo già esaurito il 40% dell’acqua dolce sul pianeta.

MIGRAZIONI DI MASSA

Foto: www.santegidio.org

Le specie animali e le piante sono costrette a spostarsi, con delle vere e proprie migrazioni, in cerca di climi adeguati; così sono costrette a fare anche le persone, se messe alle strette da disastri naturali ed esaurimento delle risorse. I rifugiati climatici rappresentano  il 10-15% di tutti i migranti, milioni di persone (24,2 solo nel 2016) che lottano per la sopravvivenza con altre nelle medesime condizioni, scatenando spesso conflitti e guerre.
E chi ci dice che un giorno non toccherà anche a noi?

DIFFUSIONE DI MALATTIE

Foto: www.bsnews.it

Anche batteri e virus imparano ad adattarsi, specie se trovano un clima favorevole. L’aumento delle temperature ha permesso il diffondersi di malattie tipiche delle zone tropicali, come malaria, colera e febbre dengue; secondo gli epidemiologi, è questione di tempo prima che arrivino anche in Italia, ad esempio nella Pianura Padana.

DANNI ECONOMICI

Foto: www.meteoweb.eu

L’Agenzia Ambientale Europea ha da poco pubblicato una ricerca sui rischi naturali in Europa, causati dai cambiamenti climatici. I fenomeni meteorologici estremi, tra il 1980 e il 2016, hanno causato perdite economiche pari a 433 miliardi, tra inondazioni, tempeste e siccità; tra i 28 stati della UE, quello che ha subito più danni è proprio l’Italia.

 

Anche se il quadro che esce è tutt’altro che incoraggiante, non dimentichiamo la cosa più importante: il futuro è nelle nostre mani. Se remiamo tutti nella stessa direzione, possiamo invertire la rotta.

 

 

Foto copertina: www.youtube.com

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