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10 tratti dicosta da cui stare alla larga

Ogni anno glorifichiamo bandiere blu e vele assegnate un po’ qui e un po’ là ma non dimentichiamoci che le coste italiane non stanno bene. Per colpa di tutti.

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Non ci sono solo spiagge bellissime lungo la costa italiana. Chiunque conosca il nostro mare sa benissimo che la “grande bellezza” si alterna con facilità imbarazzante al grande schifo.

Tanti i tratti di mare in cui è facile trovare divieti di balneazione, anche in regioni notoriamente turistiche come la Puglia e la Campania o la Calabria, ma anche nel Sud della Toscana o del Lazio. Eh, sì: accanto a una bandiera blu, spesso ne troviamo una nera.

Nel Sud del paese specialmente, dove ai rifiuti industriali si aggiunge spesso una scarsa educazione ambientale. E’ triste leggere nelle statistiche molti calabresi riversano più o meno direttamente rifiuti in mare, in un mare che potrebbe essere tra i più belli d’Italia.

Depurazione inefficiente, scarichi illegali, maleducazione di bagnanti e diportisti, abusivismo e cementificazione selvaggia (povere Liguria e Costiera amalfitana), inquinamento da idrocarburi e industriale, chi più ne ha ne metta.

Plastica, metallo e mozziconi di sigaretta sono i rifiuti più comuni assieme al petrolio fuoriscito da navi che incrociano al largo. Ma anche l’inquinamento organico da enterobatteri è un altro classico figlio di pessimi sistemi di depurazione. Per non parlare dell’inquinamento industriale che ha colpito intere fasce costiere (vedi zona di Taranto e nord adriatico veneziano).

Nel 2007 secondo la UE ben 300 spiagge d’Italia avrebbero dovuto essere interdette alla balneazione. In otto anni la situazione è migliorata ma è ancora ben lontana dall’essere accettabile.

Ma ora veniamo alla più brutta top 10 estiva, quella delle peggiori spiagge e dei peggiori tratti di costa d’Italia sotto il profilo ambientale.

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Le spiagge qui sotto sono risultate essere le più sporche per inquinamento da rifiuti solidi, quelli che per lo più vengono abbandonati dai bagnanti.

Barcarello, Palermo. Alle spalle della bella riserva marina di Barcarello l’omonima spiaggia è stata martoriata da bagnanti che evidentemente non hanno il minimo concetto di “rifiuto”: non c’è un cestino? Beh, allora buttiamo tutto in spiaggia. Tanto poi ci pensa il mare…

Golfo di Talamone, Grosseto. Eh, già, il regno dei kite-surfer è anche il regno della plastica e dei mozziconi. Sembra quasi un’equazione: più la spiaggia è accessibile al pubblico più è sporca. Per non parlare delle acque della splendida laguna che da anni i monitoraggi danno per super inquinate a causa di batteri e residui organici. La porta a Sud della Maremma non è degna della Toscana meridionale.

Porto di Scarlino, Grosseto. Allora lo fate apposta. La Toscana insieme alla Sardegna è stata considerata la regione dalle spiagge migliori ma in provincia di Grosseto ci sono due dei casi peggiori di inquinamento balneare: la marina è grande e attiva, il turismo è tanto e le spiagge sono sporche.

Babbaluciara, Agrigento. Lunga, sabbiosa, calda e… piena di ogni: dai calcinacci, ai cotton fioc fino ai classici mozziconi e bottigliette. Ignoranza o deliberata maleducazione?

Coccia di Morto/Pesce Luna, Roma (Fiumicino). In questo caso nessuno stupore. Il litorale del Lazio è compromesso largamente da decenni di cementificazione e inquinamento ambientale. Non mi stupisce che anche le sue spiagge rispecchino una cronica incuria.

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Ma se dovessimo vedere la penisola nel suo insieme, dai rapporti di Goletta verde emerge che ogni tratto costiero presenta gravi criticità, anche se in prossimità di aree fortemente turistiche. Ecco 5 interi tratti di costa da evitare.

Nel Lazio, per esempio, a Ladispoli nei pressi della foce del Rio Vaccino si registra un forte inquinamento soprattutto organico.

Facile immaginare che la costa del Golfo di Napoli sia praticamente tutta off limits per i bagnanti, fino almeno alla penisola sorrentina.

In Calabria il tratto di mare su cui insiste Reggio Calabria è vietato alla balneazione, praticamente impossibile trovare acqua pulita in cui fare un paio di bracciate.

Un posto lo lascio anche alla mia Rosignano, in Toscana: le spiagge bianche della Solvay non sono un bel posto dove fare il bagno. Da anni e anni. Nella super turistica costa Toscana rimane un problema ambientale ancora tutto da valutare nella sua vera portata.

Anche per i palermitani sarà necessario fare qualche chilometro in più per trovare spiagge e acqua pulite. I tratti più lunghi di costa in cui è vietata la balneazione riguardano le borgate di Vergine Maria, Sant’Erasmo e Bandita.

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Soltanto 5 esempi per centinaia di casi considerando che ogni 50 km lungo la costa italiana può essere individuato un punto fortemente inquinato. Da Napoli a Taranto, da Portogruaro a Ostia, da Pozzuoli alla foce del Po’ non c’è pace per il nostro mare. Forse sull’inquinamento industriale possiamo fare ben poco come privati cittadini. Ma l’inquinamento non colpisce solo tratti di mare su cui insistono centri industriali: il vero dramma delle coste italiane è l’inefficienza o l’assenza di sistemi di depurazione, soprattutto al centro-sud condannando chilometri di costa alla non balneabilità. Ora pensate a quanto sono belle le coste pugliesi e calabresi? Ecco, peccato che l’incuria delle amministrazioni locali riempia il mare schifezze. E anche di questo come degli scarichi industriali possiamo lagnarci… Ma per quanto riguarda mozziconi, bottigliette di vetro e di plastica, sacchetti e qualsiasi altra porcheria possa essere abbandonata in spiaggia, facciamoci un bell’esame di coscienza!

 

 

 

 

 

 

 

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