Green lifestyle

A proteggere il mare dall’ “uomo” ci pensano le donne

Quando si parla di conservazione di mari e oceani non c’è bisogno di quote rosa: le donne giocano già un ruolo di primo piano

Tessa_Gelisio_cover_donnemare

Se c’è un campo dove noi donne diciamo la nostra senza questioni di genere è l’ecologia. sarà che siamo naturalmente portate a dare un valore speciale alla vita, sarà che è il settore in cui la nostra sensibilità unita alla meticolosità e a ragionevole coraggio creano un mix ideale per lo studio e l’analisi applicate all’ambiente e agli esseri viventi: quando si tratta di capire il mondo per conservarlo il pianeta azzurro si tinge di rosa.

Oggi è proprio il mare delle donne che vi voglio raccontare:, un mondo di donne famose e silenziose eroine che lavorano nell’ombra, un mondo di idee e coraggio, un mondo di ottimismo e ragione. Ecco una galleria di ritratti al femminile che meritano un posto d’onore nella hall of fame della conservazione delle risorse marine ma che sono solo la punta di un iceberg che nessun articolo potrà mai mostrarvi appieno.

Nel primo quadro vedrete brillare nell’oscurità il sorriso smagliante di una donna chiusa in un piccolo batiscafo a migliaia di metri di profondità. E’ un’esploratrice che appartiene alla categoria dei grandi scopritori come Picard o Cousteau. A più di sessant’anni e con 6000 ore di immersione alle spalle, Sylvia Earle è un “eroina del Pianeta” ancor prima che il Time ladefinisse così nel 1998 e che l’Onu le assegnasse nello stesso anno il premio “Champions of the Earth”. Prima biologa del NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration) ha gestito il progetto Sustainable Seas Expeditions perché la Earl pur essendo biologa è una esperta di tecnologia sottomarina. La sua fame di sapere la spinge là dove pochissimi hanno osato scendere. Agli “oceani che hanno bisogno di qualcuno che li rappresenti” ha dato la propria voce e la propria vita.

Ora incrociate lo sguardo vivace di una ragazza di 29 anni, italiana, biologa marina: Mariasole Bianco. Come molti suoi colleghi ha scelto di lasciare il Bel Paese per cercare la propria dimensione di ricercatrice altrove. E ne aveva bisogno di spazio, la ragazza: in Australia partecipa al progetto “Coral Sea” che ha portato alla creazione dell’Area Marina Protetta più grande del mondo per proteggere il reef corallino, forse il luogo più ricco di biodiversità su tutto il pianeta al pari delle foreste tropicali. Mariasole ha contribuito alla protezione di un’area di mare grande quanto la somma delle superfici di Francia e Regno Unito. Ancor prima di compiere trent’anni è una delle professioniste più promettenti dell’IUCN (International Union for the Conservation of the Nature) ed è membro della Commissione mondiale della aree marine protette. Ma non si accontenta di essere un’esponente autorevole della conservazione marina a livello globale, ha anche fondato una sua associazione ambientalista Worldrise. Questa donna protegge il mare ed è un vanto per l’Italia nel mondo.

Sullo sfondo del ritratto di Serena Carpentieri, invece, si scorgono i due alberi della Goletta verde di Legambiente. Vi ricordate quelle bandierine blu assegnate o tolte alle spiagge italiane? Ecco, vengono distribuite in base alle analisi di questo elegante laboratorio ambulante che ogni anno costeggia lo Stivale monitorando la condizione dell’ambiente marino costiero. Serena è la portavoce è la responsabile del progetto. I suoi colleghi la definiscono “mezza donna – mezza pesce”. Potete vederla anche voi mentre snocciola i dati raccolti durante le crociere annuali della famosa barca di Legambiente. Lontano da casa, in mare, le donne che sposano la missione della conservazione marina hanno grande determinazione, quella che leggete nello sguardo di Serena.

Ecco un paesaggio, meraviglioso e famoso in tutto il mondo: la spiaggia dei Conigli di Lampedusa. Se questo angolo di paradiso italiano rimane intatto è perché Elena Prazzi ha saputo gestirla per anni trovando il giusto equilibrio tra turismo e ambiente, tra bellezza e fruibilità. Anche quest’anno la spiaggia dei Conigli è salita sul podio delle spiagge più belle del mondo secondo Tripadvisor. E’ lei responsabile del progetto di conservazione ed è lei che in questi anni ha infilato un pezzettino di Sicilia nel cuore di migliaia di turisti. Per strappare questa brillante striscia di sabbia all’abusivismo e al degrado cui altrimenti sarebbe stata destinata bisogna sì capirne di ecologia ma anche avere polso e diplomazia. Elena li ha avuti.

 

Ma non bisogna necessariamente essere ecologi o biologi per entrare in questa galleria. Ci sono molte donne che sono legate al mare solo dall’amore e dall’istinto ancor prima che dalla conoscenza. Una balena di otto metri spiaggiata sul litorale campano, sugli scogli di Villa Vatia e una donna scesa in acqua  a fianco del cetaceo: è questa la scena che state ammirando. Un animale enorme e sofferente stavo agonizzando sotto gli occhi di tutti fino a che qualcuno ha deciso di intervenire e quel qualcuno è Debora De Meo. Non è una biologa, non è una scienziata e nemmeno una volontaria, è la titolare di un ristorante. Al tempo dello spiaggiamento del cetaceo in un’intervista all’Huffington Debora dichiarava: “soffiava e sbatteva e nel tentativo di liberarsi si stava procurando altre lacerazioni sulla pinna. Tutti guardavano ma nessuno si muoveva. Così mi sono decisa”. Semplice no? Un animale soffriva e lei è scesa in mare incurante della mole della balena con il solo scopo di farle trovare la via di casa. Se non è amore questo…

L’ultimo quadro è corale, un gruppo, un’immagine di sorellanza, di donne italiane, brasiliane e colombiane, polacche e bulgare che si uniscono in una cooperativa Bio e Mare unite da uno scopo: sfruttare in maniera sostenibile le risorse ittiche. Sono pescatrici e cuoche, donne d’affari che hanno creato un gioiello imprenditoriale a Marina di Carrara. Pescano rispettando le stagioni dei pesci, usano maglie delle reti più larghe, consegnano a terra i rifiuti che gli capita di raccogliere in mare. E poi distribuiscono il pescato a ristoranti e pescherie locali nel rispetto del chilometro zero. Non solo, tutto quello che rimane invenduto viene pure trasformato in creme, oli e sughi da vendere. Non si spreca nulla. E’ anche così che si rispetta il mare.

Questo fanno le donne che sono innamorate del mare. Meriterebbero ben altro posto al sole queste eroine ma l’amore a volte basta sussurrarlo, basta che ci sia qualcuno ad ascoltare.

 

 

1 Commento

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    Paolo Magni
    23 agosto 2015 at 13:13

    …sono d’accordo, l’uomo bianco è complessivamente un mediocre…la sua femmina ha una visione più ecologista del Pianeta, ma tante e troppe volte si abbassa alla bassezza del suo uomo…sarebbe meglio che la femmina dell’uomo bianco diventasse sempre più vegetariana o vegana così si raccoglierebbero maggiori frutti…insieme potrebbero crescere meglio per tornare in sintonia con l’Ambiente…

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