Punto di vista

Acqua del rubinetto: sì o no?

L’analisi di Nuvap e i rischi dell’acqua di casa

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Prima dell’estate vi ho parlato della mia esperienza con Nuvap, un dispositivo creato da una start-up italiana in grado di monitorare autonomamente, in una settimana, le principali fonti di inquinamento casalinghe. I parametri presi in considerazione erano diversi e includevano ad esempio la qualità dell’aria, la presenza di formaldeide e polveri sottili, gas silenziosi e letali come il monossido di carbonio o il Radon, ancora (purtroppo) poco conosciuto: tutti argomenti che ho voluto approfondire insieme a voi.

Ce n’è un altro che però credo sia degno di attenzione: l’acqua del rubinetto. È un dibattito molto sentito e spesso avete chiesto anche a me: “È meglio l’acqua di casa o quella in bottiglia?”

Non è facile dare una risposta. Associazioni come Legambiente sostengono da sempre il consumo di acqua di rubinetto, che effettivamente per l’ambiente è la scelta migliore: niente inquinamento per il trasporto né per la produzione di bottiglie di plastica.

Ma per la salute? È qui che la questione si fa più complicata, perché dipende da tante cose. Prima di tutto dalla città: in Trentino-Alto Adige l’acqua sarà ottima, su quella di Milano dove vivo io ho qualche dubbio, per non parlare degli acquedotti che sorgono vicino a poli industriali.
Ci rassicurano che i controlli sono frequenti e che le analisi sono sempre perfette, ma un paio di punti vanno chiariti:

1) Vengono analizzati i campioni prelevati all’acquedotto, e quell’acqua non è necessariamente identica a quella che sgorga dal nostro rubinetto. Condomini vecchi significa anche vecchie tubature, realizzate in piombo: si tratta di un metallo tossico che causa disturbi neurologici, malattie cardiovascolari e problemi di sviluppo nei bambini. L’Istituto Superiore di Sanità ammette di non conoscere la quantità degli edifici non a norma, ma sono a rischio tutti quelli risalenti agli anni Sessanta.

2) Le analisi si basano su alcuni parametri, a fronte di migliaia forse più pericolosi che non vengono neanche presi in considerazioni. Una su tutte? L’uranio, un metallo pesante che si sa essere tossico: nella legislazione italiana non ha nessun limite di riferimento.

3) Il fatto che un parametro sia entro i limiti di legge non significa che non faccia male, perché spesso quelli italiani sono di maglia molto larga rispetto alle linee guida internazionali.
Un esempio è il boro, un metallo che a basse concentrazioni può causare irritazioni, mentre a quelle più alte gravi effetti su stomaco, fegato, reni e cervello. La legge italiana fissa il limite a 1000 nanogrammi per litro, esattamente il doppio di quello raccomandato dall’OMS.

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Foto: www.ilfattoquotidiano.it

 

Caso simile a quello dei PFAS. Avrete sicuramente sentito i recenti fatti di cronaca: in Veneto, in una zona compresa tra le province di Verona, Vicenza e Padova, si è scoperto che gli abitanti stanno bevendo da 50 anni acqua contaminata da queste sostanze, un disastro ambientale causato probabilmente dagli scarichi di un’industria (l’inchiesta è ancora in corso). Si tratta di molecole artificiali che, a differenza di altre come metalli e minerali, naturalmente presenti in natura, in un’acqua pura non dovrebbero proprio esserci; sono accusate di causare vari disturbi, che vanno dalle disfunzioni tiroidee ai tumori.
Anche in questo caso l’ISS ha fissato un limite di legge stranamente tollerante: 500 nanogrammi per litro, contro i 100 della Germania o i 70 degli Stati Uniti. Se la zona del Veneto è comunque ben oltre (le concentrazioni sono arrivate anche a 2000 ng/L), non si può dire lo stesso di altre province di Milano, Ferrara, Firenze e Roma, considerate a norma di legge ma non per questo sicure.

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Foto: www.ilfattoquotidiano.it

E non è che uno dei tanti esempi: quante volte si è scoperto che le falde acquifere erano inquinate solo dopo anni e anni, quando la popolazione ha iniziato ad accusare problemi di salute, in perfetto stile Erin Brockovich?

Come vi dicevo all’inizio poi, l’acqua del rubinetto è diversa casa per casa: le analisi di Nuvap hanno preso in esame qualche caratteristica della qualità dell’acqua e di alcuni possibili inquinanti.
La durezza si riferisce alla concentrazione di sali di calcio e magnesio, che possono formare incrostazioni di calcare: non ci sono limiti di legge, ma dovrebbe essere tra i 15 e i 50°F (gradi francesi, 1 corrisponde a 10 mg/L); questo è l’unico parametro che non va bene, il risultato è impostato su “Livello di attenzione”, ma non mi stupisce per l’acqua di Milano.
Il cloro, utilizzato come antibatterico per rendere potabile l’acqua, secondo studi recenti, se combinato con alcuni alimenti, può favorire la formazioni di tumori, problemi al sistema endocrino e immunitario; non ha un limite di legge, ma si consiglia di rimanere entro gli 0,2 mg/L.
L’alcalinità rappresenta il contenuto di carbonati e bicarbonati nell’acqua, mentre il pH stabilisce i limiti di acidità e basicità, rispettivamente 6,5 e 9,5.
Più delicata la questione di nitrati e nitriti: sono segni di acque inquinate, anche se non sono considerati ugualmente pericolosi. Il nitrato è meno tossico, tanto che la legge ne fissa il limite a 50 mg/L; il problema è che circa il 20% di quelli che ingeriamo si trasformano in nitriti, che nell’organismo possono liberare ammine, sostanze cancerogene. Il limite dei nitriti nell’acqua è di 0,5 mg/L.

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Meritano un cenno altre due sostanze: il fluoruro, che oltre certe dosi è tossico (abbiamo già parlato qui dei danni del fluoro); per legge non deve superare 1,50 mg/L nell’acqua, limite che però non tiene conto delle altre forme di assunzione, come integratori o dentifrici.
L’altra è l’arsenico, il famoso veleno, classificato da IARC come cancerogeno e interferente endocrino, il suo contenuto deve essere inferiore a 10 mg/L; qualche anno fa, l’Italia fece una richiesta di deroga alla Commissione europea: accettare limiti 3, 4 e anche 5 volte superiori, perché erano i livelli presenti in 128 comuni divisi in 5 regioni. La richiesta venne respinta basandosi sul parere di OMS e altre commissioni scientifiche, per i rischi ambientali e sanitari; nel frattempo, i comuni si saranno messi a norma?

Io ho fatto la mia scelta, quella che ritengo la più sicura per la salute e un buon compromesso per l’ambiente: acqua minerale, ma in bottiglie di vetro a rendere, un materiale che non presenta nessun rischio di cessione di sostanze nocive come può accadere per la plastica, e molto più ecologico.

È vero che gli inquinanti sono ovunque, nel terreno, nelle piogge, negli scarichi delle industrie, nei pesticidi chimici usati in agricoltura; è vero anche che pure l’acqua confezionata non viene analizzata per ogni parametro, ma se non possiamo eliminare il rischio, almeno cerchiamo di ridurlo.

1 Commento

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    Almiro
    6 settembre 2017 at 12:07

    Ma invece le caraffe filtranti come questa http://depuratoreacquaclick.com/brita/caraffa-brita/brita-marella/ sono affidabili?

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