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Aiuto… un attacco di panico!

Che cosa sono e come affrontarli

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Il cuore batte all’impazzata. Oppure sembra fermarsi. La gola si chiude, si fa fatica a respirare, manca l’aria. La testa gira sempre più in fretta e sembra di perdere i sensi da un momento all’altro. Se vi è mai capitato, potreste aver avuto un attacco di panico.

Non sareste certo i soli: sul sito del Policlinico Gemelli di Roma si legge che “le indagini sulla popolazione generale hanno documentato come oltre un soggetto su cinque possa andare incontro ad un qualche disturbo d’ansia nell’arco della vita”. Stress, ansia, attacchi di panico sembrano sempre più diffusi: ma sarà vero che ne soffrono sempre più persone, o semplicemente abbiamo iniziato (fortunatamente) a riconoscerlo?

Ho deciso di chiedere il parere di un esperto, il Dott. Enrico Rolla, Psicologo e Psicoterapeuta cognitivo-comportamentale, Direttore dell’Istituto Watson di Torino, che a questo proposito mi ha detto: «Nello stile di vita di oggi è sicuramente aumentato il livello di stress, ma in generale se ne parla di più, le persone si vergognano meno.»

Stiamo migliorando, insomma, ma potremmo fare di più: sempre l’indagine del Gemelli, riporta che solo il 26% di coloro che soffrono di ansia si sono rivolti a una struttura sanitaria.

Eppure può colpire tutti, o quasi. Secondo il dottor Rolla, «può capitare a uomini o donne, a qualsiasi età. Può esserci una predisposizione, una familiarità, ma di solito a favorirlo sono determinate situazioni, come lutti, separazioni, perdita del lavoro; insomma, tutti gli avvenimenti stressanti

Forse il primo passo è proprio capire quello che ci sta accadendo, che non siamo gli unici, e soprattutto che c’è una via d’uscita. Come faccio a sapere se quello che ho avuto è stato un attacco di panico?

«I sintomi più comuni sono: tachicardia, difficoltà respiratorie, tensioni muscolari, tremori, sudorazione fredda, vertigini, perdita di equilibrio. Chi lo prova per la prima volta, generalmente ha paura di stare per impazzire; oppure, crede di avere un infarto in atto, o comunque di rischiare di morire.»

Melancholia

Foto: www.sisponline.it

 

Molti infatti scoprono di soffrire di questi disturbi dopo un salto al Pronto Soccorso: qui, dopo tutti i controlli, viene diagnosticato un semplice attacco di panico e si viene mandati a casa, magari con un tranquillante.

Se non si corre ai ripari, però, il problema non tarda a ripresentarsi: «Alcuni hanno solo un episodio isolato, ma spesso in questi casi si genera la “paura della paura”: si vive nel terrore che possa capitare ancora, e si prova ad evitare in tutti i modi le situazioni che potrebbero scatenarlo. C’è chi non esce di casa, chi non prendere treni o aerei, sviluppando altri disturbi come appunto agorafobia o claustrofobia.»

agorafobia - www.wakeupnews.eu

Foto: www.wakeupnews.eu

 

Come intervenire, quindi? «Meglio evitare una dipendenza dai farmaci. In questo caso consiglio di rivolgersi a un terapeuta cognitivo-comportamentale, che sia ovviamente esperto nel trattamento degli attacchi di panico. È l’approccio migliore: se preso all’inizio, questo disturbo spesso si risolve in poche sedute, non più di 8-10.»

Se non vengono impiegati farmaci, come funziona la terapia cognitivo-comportamentale? «Si applica quella che viene chiamata esposizione enterocettiva, cioè agli stimoli interni del nostro organismo, per imparare a riconoscerli e ad affrontarli; in altre parole, ci si espone alla propria paura. In studio, quindi in una situazione controllata, ricreiamo i sintomi dell’attacco di panico: il paziente fa attività fisica, sente i battiti cardiaci che aumentano; esegue dei movimenti con la testa, fino a sentire un lieve capogiro. Impara ad accettare queste sensazioni, che prima erano nuove, e a riconoscerle come “normali”, a non temerle più quando lo colgono all’improvviso. Le persone imparano a gestire i sintomi, e l’ansia sparisce.»

guarire - www.riza.it

Foto: www.riza.it

 

Forse è proprio questo il punto: tutto quello che è nuovo ci spaventa. In questo caso però dobbiamo avere il coraggio di riconoscere il problema quando si presenta, chiedere aiuto subito e non aspettare che le cose precipitino: prima si affronta, prima se ne esce.

 

Foto copertina: www.huffingtonpost.it

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