Punto di vista

Cina: l’ecomostro più cattivo di tutti

Tutte le strade del commercio illegale portano in Cina? E’ vero, ma forse qualcosa sta cambiando. Forse.

 

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La Cina è un buco nero in cui finiscono per gravità la maggior parte delle risorse naturali depredate nel resto del pianeta: legname, animali, avorio, carcasse di tigri, oro, petrolio… assorbe tutto come un aspirapolvere.

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Foto:  www.alert-conservation.org

La Cina chiede risorse naturali di cui paradossalmente, nonostante l’estensione, è carente.Prendiamo il legname e la polpa da carta. Dove li va a prendere? Prima di tutto nelle foreste di Indonesia e Papaua, le più vicine e più depredate, ma anche in Sud America, Africa, ovunque. E’ il mondo il terreno di caccia del colosso asiatico.

La domanda di legno in Cina è raddoppiata tra il 2000 e il 2012: assorbe da sola il 45% della produzione di pannelli a livello mondiale e nel paese, nel solo 2013, sono entrati nel paese 30 milioni di metri cubici di legname illegale. In questi anni fino al 100% del legno proveniente dalla Cambogia è risultato provenire da taglio illegale, il 70% di quello brasiliano, il 90% di quello proveniente dall’Indonesia, il 90% di quello proveniente dal Congo e via dicendo.

Non solo, la Cina è anche un colossale esportatore di prodotti lignei illegali, specialmente verso gli USA. Il 40% delle esportazioni cinesi di legname è rappresentato da prodotti della deforestazione più selvaggia.

Aggiungiamo la fame di proteine a questa passione per la deforestazione: l’import cinese di semi di soya dal Brasile nel 2015 è aumentato di circa sette milioni rispetto al 2014. La maggior parte di questa soya va a nutrire maiali e pollame. Nel 2013-2014 sono spariti 113 milioni di ettari di foresta tropicale per fare posto alla soia: immaginate una monocoltura grande come Germania, Inghilterra e Francia.

Grazie, soprattutto, ma non solo, ai cinesi la produzione di soia nel 2050 duplicherà. Un disastro epocale.

Ma la Cina è specialista anche nel saccheggiare risorse naturali grazie alla diffusione di medicamenti tradizionali figli soprattutto della superstizione più cieca. Soltanto in Tanzania sono scomparsi 8550 elefanti negli ultimi 3 anni e indovinate chi c’era dietro a questo traffico mostruoso di zanne d’avorio? Una cinese, tale Yang Feng Glan diventata ricchissima gestendo il traffico di zanne tra paese africano e Cina.

 

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Foto: www.tigrisfoundation.nl

Delle tigri che dire? Nella tradizione popolare cinese le zanne di tigre, il fegato di tigre, il grasso, gli artigli… sono ingredienti fondamentali di ridicoli medicamenti per ritrovare la potenza sessuale o coraggio e fortuna nella vita.  E così accade che l’estinzione prossima ventura delle tigri siberiane dell’Amur sia sulle spalle soprattutto di compratori cinesi che foraggiano bracconieri russi.

 

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E se il rinceronte bianco occidentale, un tempo il più numeroso, è ufficialmente scomparso dalle savane dell’Africa un mese fa lo si deve soprattutto a compratori cinesi sul cui mercato nero un corno dell’animale poteva arrivare a valere anche 300.000 euro.

Eh, sì, la Cina è un ecomostro globale.

Ho letto che le forze dell’ordine cinesi hanno arrestato in patria 8000 persone colpevoli di crimini contro l’ambiente. Aria, acqua e suolo delle maggiori aree metropolitane sono inquinati a livelli senza precedenti, tanto da costringere il governo cinese a misure straordinarie per evitare milioni di morti. Sul territorio cinese sono in corso anche vaste campagne di riforestazione (salvo poi a depredare foreste altrui). Yang Feng Glan, la cacciatrice d’avorio tanzanese è stata arrestata in patria e le autorità governative stanno cercando di muovere i primi passi nel senso della regolamentazione dell’import-export del legname.

Piccoli germogli di consapevolezza ambientale?

Sarà vera svolta o questa piccola rivoluzione verde cinese è una patacca come quelle vendute nei negozietti di via Sarpi?

Foto cover: www.eia-international.org

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