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Dieci specie che forse non vedranno il 2050: il simbolo di un mondo che muore

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Il clima cambia, non esiste un luogo al mondo senza tracce di inquinamento, gli habitat scompaiono: ecco chi sta pagando i vizi del genere umano 

Secondo i dati dell’IUCN (Unione Mondiale per la Conservazione della Natura) un terzo dei mammiferi è scomparso negli ultimi quarant’anni e oltre 21 mila specie sono tuttora a rischio estinzione… alla faccia della tutela della biodiversità, insomma. La minaccia principale è, ovviamente, l’attività umana. Deforestazione, cambiamenti climatici, bracconaggio, commercio illegale: il tasso di estinzione causato dall’uomo è mille volte superiore a quello naturale. In questa classifica ho riunito alcune delle specie più a rischio segnalate dal WWF, ma purtroppo non sono che una minima parte di quelle che, se non corriamo ai ripari, potrebbero sparire per sempre.

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Leopardo dell’Amur 

È una rarissima specie di leopardo che una volta si trovava facilmente in Russia, Cina e Corea, mentre ora i pochi esemplari rimasti vivono nelle foreste della Siberia. Disboscamento, per lo più illegale, e insediamenti per l’agricoltura hanno distrutto gran parte del suo habitat, rendendo difficile la sopravvivenza e la riproduzione; il bracconaggio e il commercio della sua pelliccia hanno fatto il resto. Il leopardo dell’Amur è praticamente a un passo dall’estinzione: si stima che in natura ne siano rimasti solo 35 esemplari!

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Balene

Anche i cetacei più famosi rischiano di scomparire dai nostri mari. Nonostante il bando commerciale dell’IWC (Commissione Baleniera Internazionale), l’attività delle flotte baleniere si è solo ridotta, ma mai fermata; senza dimenticare poi i casi di cattura accidentale e di pesca illegale. Le balene però devono fare i conti anche con l’accumulo di sostanze tossiche come il mercurio, l’inquinamento acustico e la scarsità di cibo. La balenottera azzurra e la balenottera comune sono i cetacei a maggior rischio di estinzione.

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Rinoceronte

Negli ultimi cinquant’anni è scomparso il 95% della popolazione di rinoceronti. La minaccia principale è costituita dal commercio del corno, utilizzato per molti tipi di preparazioni nella medicina cinese: l’alto valore che ha sul mercato nero spinge da sempre i bracconieri a cacciarlo; inoltre, il disboscamento ha causato la perdita del suo habitat naturale. Le specie più in pericolo sono quelle asiatiche, il rinoceronte di Sumatra, di cui restano circa 270 esemplari, e il rinoceronte di Giava, che ne conta appena 60: basterebbe una malattia per annientarli tutti.

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Lontra

Non solo Asia e Africa: anche l’Italia ha di che preoccuparsi. Nei primi posti della “lista rossa”, ovvero delle specie a rischio estinzione, troviamo anche la lontra: ne restano appena poco più di 200. Le cause? Il degrado degli ecosistemi fluviali, l’inquinamento, la scarsità idrica, le infrastrutture che hanno modificato il loro ambiente e gli investimenti da parte degli autoveicoli quando le lontre attraversano le strada di notte.

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Delfino di fiume

Il delfino di fiume, a differenza del “cugino” marino, si è adattato alle acque dolci, vivendo per lo più nei grandi fiumi. Negli ultimi anni, però, ha visto distruggere il proprio habitat da traffico navale, creazione di dighe e argini, inquinamento delle acque causato da pesticidi e scarichi industriali; i delfini sono anche vittime del commercio illegale e della cattura accidentale nelle reti da pesca. Il delfino del fiume Yangtze si è purtroppo già estinto; ora corrono lo stesso rischio il delfino dell’Indo, il delfino del fiume Gange e il delfino rosa del Rio delle Amazzoni.

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Panda gigante

Simbolo delle specie in via di estinzione, il panda è nella lista rossa più o meno da sempre. Se un tempo occupava tutto il sud est della Cina e il Vietnam settentrionale, oggi il suo habitat è ridotto a poche foreste isolate tra loro, attraverso cui gli è difficile spostarsi; oltre a renderlo più esposto ai pericoli del bracconaggio, il disboscamento lo priva del suo principale nutrimento, i germogli di bambù. Oggi i panda sono meno di 1.600: la situazione è migliorata rispetto a qualche decennio fa, grazie all’azione del WWF che insieme al governo cinese ha creato alcune riserve protette, ma c’è ancora molto da fare.

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Tigre

Un altro allarme lanciato in questi ultimi anni è quello per la salvaguardia della tigre: la popolazione mondiale di questi felini è stata ridotta del 97% rispetto al secolo scorso, quando ancora popolavano la Turchia, la Siberia e il sud est asiatico. L’attività umana sta distruggendo sempre più il loro habitat e i territori di caccia, in più le tigri sono vittime del bracconaggio e del commercio illegale della loro pelliccia. Alcune sottospecie si sono già estinte tra gli anni quaranta ed ottanta e le sei rimaste contano poche centinaia di esemplari ciascuna; in natura restano poco più di 3.000 tigri selvatiche, e solo 350 tigri siberiane.

Polar Bear (Sow), Near Kaktovik, Barter Island, Alaska

Orso polare

Immancabile in questa lista l’orso polare. La sua casa, più che ridursi, si sta letteralmente sciogliendo sotto le sue zampe: per colpa dei cambiamenti climatici e dell’innalzamento delle temperature, nell’Artico è già scomparsa quasi la metà della superficie di ghiaccio. Meno ghiaccio significa anche meno cibo; a rincarare la dose, poi, ci pensano le sostanze tossiche che si accumulano nell’aria e si concentrano nel ghiaccio per non parlare delle fuoriuscite di petrolio durante le trivellazioni. Se non ci impegneremo tutti quanti, in primis a ridurre le emissioni di gas serra, l’orso polare potrebbe estinguersi prima della fine del secolo.

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Elefante

Un altro animale a cui, di questo passo, dovremo presto dire addio. Ogni anno vengono uccisi circa 35.000 elefanti, sterminati dai bracconieri per impadronirsi delle preziose zanne d’avorio; sebbene ne sia vietato il commercio, la richiesta di avorio è in continuo aumento, alimentando così il traffico illegale. Un altro problema è la deforestazione, che ha reso inagibili le zone in cui i pachidermi hanno sempre vissuto. Negli anni Quaranta la popolazione di elefanti era di 5 milioni, contro i 500.000 rimasti oggi: secondo gli scienziati, potrebbero essere del tutto scomparsi già nel 2020.

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Lupo

Torniamo in Italia, precisamente nella zona dell’Appennino, in cui a rischiare l’estinzione sono i lupi. Nonostante nel 1971 sia stata approvata una legge che ne vieta la caccia, ne restano uccisi almeno un centinaio ogni anno, vittime di trappole, fucili e bocconi avvelenati: una persecuzione perpetrata dai bracconieri e dagli allevatori, che li vedono come una minaccia per il bestiame. Secondo il WWF, sarebbe necessario imporre leggi più severe in merito a cattura e uccisione dei lupi, istituire un fondo per il risarcimento dei danni che potrebbero provocare, tutelare maggiormente i Parchi Nazionali e i luoghi protetti in cui vivono.

Ma cosa possiamo fare noi per salvare queste e le altre specie in pericolo? Prima di tutto evitare quei comportamenti che anche indirettamente portano all’estinzione: ridurre le emissioni di CO2, non usare detersivi e agenti chimici che inquinano le acque, non comprare legname tropicale che causa il disboscamento degli habitat; insomma, essere “ecocentrici” e rispettare l’ambiente! Ci sono inoltre diverse associazioni che si battono per la tutela delle specie animali, creando riserve protette, contrastando l’attività di bracconaggio, intervenendo a livello politico: anche noi possiamo contribuire, sostenendo i loro progetti.

Eccone alcune:

www.wwf.it

www.greenpeace.org/italy

www.forplanet.org

www.espertiafrica.it

2 Commenti

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    laura palmieri
    14 gennaio 2015 at 18:46

    spero proprio che un giorno non piangeremo tutti sul latte versato per colpa di chi non sa nemmeno quanto è bello il mondo.

  • Commenta
    Paolo Magni
    14 gennaio 2015 at 21:04

    Cara Tessa, ci fu un tempo neppure troppo lontano nel corso della Storia che coincise con la Creazione della cintura dell”Eden, in cui il Signore altrimenti chiamato Re Vero o Re Giusto creò il Paradiso Terrestre. Egli dall’alto della Sua infinita bontà insegnò agli uomini la maniera pacifica di comunicare con animali, minerali e vegetali senza alcuna ombra di sopraffazione. Gli uomini si cibavano dei frutti della magnifica Terra. Essi non erano carnivori bensì vegetariani. Qualcuno ha sottolineato che anche Gesù era vegetarino e non poteva che essere altrimenti, in quanto Egli era il nuovo Melchisedek, dall’aramaico Melchi (Re) Sedek (Vero) ovvero la Quinta venuta di Dio in mezzo agli uomini.

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