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E se incontro uno squalo?

E’ un evento rarissimo ma questi splendidi animali possono essere pur sempre pericolosi. Senza demonizzarli, ecco 12 norme per evitare spiacevoli conseguenze

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Mike Fanning è un campione di surf e sta aspettando l’onda buona durante una delle più importanti gare internazionali a J-Bay in Sud Africa. E’ concentrato sul mare, sguardo rivolto all’oceano aperto aspettando il momento giusto per lanciarsi all’inseguimento dell’onda con la sua tavola. Gambe a ciondoloni in acqua. All’improvviso una pinna, triangolare, compare alla sua destra, a meno di due metri. Come potete vedere nel video qui sotto, lo squalo attacca, Mick gli dà un bel pugno. Schiuma. Confusione e poi il surfer scompare alla vista di tutti. Come si vede nel video qui sotto arrivano in pochi secondi i soccorsi e per fortuna Fanning se l’è cavata con un brutto spavento e nemmeno un graffio. Accadeva la settimana scorsa e il filmato è diventato virale

 

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Dalle immagini sembra che uno squalo di circa 3 metri abbia deciso di “assaggiare” il malcapitato. Nulla in realtà di inatteso visto che la baia in cui si svolgeva la gara era nota per essere frequentata da grossi squali. I surfisti accettano semplicemente il rischio. E qualcuno negli anni ha pagato molto caramente la smania di cavalcare le onde nel luogo sbagliato.

Questa sequenza sembra dare ancora una volta un senso alla mia paura per gli squali che mi terrorizzano da quando sono adolescente, una paura atavica e irrazionale che però non mi abbandona mai.

Ma non facciamoci condizionare: incontrare uno squalo è evento molto raro, rarissimo. Esser attaccati ancor di più. La maggior parte dei casi di attacco, poche decine ogni anno, non sono mortali e avvengono per lo più perché provocati o perché ci si espone inutilmente a rischi evitabili.

Immergersi, nuotare o surfare in acque infestate dagli squali equivale a cercarsela. Dare da mangiare agli squali dalla barca o in acqua, equivale a cercarsela. E prima o poi arriva.

Noi non siamo prede abituali per nessuna specie di squalo e gli attacchi non provocati accadono molto raramente. Le specie veramente pericolose per l’uomo poi sono poche su centinaia, diciamo una decina in tutto. Ma gli squali da evitare in ogni modo sono 5: lo squalo bianco, lo squalo tigre, lo squalo toro (Charcarinus leucas), il mako e lo squalo longimano.

Difficile incontrarli se non in situazioni particolari o zone particolari del mondo. Purtroppo per gli equilibri ecologici, sono animali a rischio estinzione ovunque soprattutto per l’eccessiva pesca (deliberata o meno, visto che spesso finiscono in reti destinate a specie di interesse commerciale).

Leucas

Lo squalo toro non è il più grande dei terribili 5 ma è particolarmente pericoloso per la sua innata aggressività (è l’animale con più testosterone al mondo), tenacia e famelicità e soprattutto perché rispetto agli altri tende a bazzicare spesso acque basse e persino quelle dolci. E’ uno squalo tipico delle acque calde e del sud del mondo e per ora non è entrato nel Mediterraneo.

Bianco

Lo squalo bianco è il più grande (può superare i 5 metri) ed, essendo un predatore abituale di mammiferi marini, può essere incuriosito da un uomo in acqua. E’ molto pericoloso sia per dimensioni che per “astuzia”. E’ presente nel Mediterraneo, anche se ormai rarissimo, ed è il principale responsabile di attacchi mortali nelle acque di casa nostra (anche se l’ultimo documentato risale agli anni ’80 nel golfo di Piombino).

Tigre

Lo squalo tigre è un predone tropicale pericolosissimo per taglia (supera i 3 metri fino a raggiungere anche i 5) e voracità. Nel Mediterraneo è praticamente assente ma è presente nel Mar Rosso, nel Pacifico e nell’Atlantico meridionale. Insieme allo squalo bianco è il terrore dei surfisti. E’ un frequentatore delle barriere coralline.

Il mako e il longimano sono un problema soprattutto per i naufraghi perché sono squali di alto mare che vivono nel blu molto aggressivi e opportunisti.

Mako

 

Il primo è uno straordinario cacciatore di tonni e sgombri, molto veloce e molto aggressivo.

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Il secondo è un grosso squalo d’alto mare, non teme nulla ed è molto curioso visto che per lui le opportunità di attaccare grosse prede sono rare. E’ il vero terrore dei naufraghi.

Ora, diciamo subito una cosa: avete più probabilità di essere colpiti da un fulmine che di essere addentati da uno squalo. E allora perché tanta paura? Per il cinema, i media e un dato di fatto: quando ci si trova in acqua abbiamo la netta sensazione di essere in balìa degli elementi e di non essere i padroni di casa. Ecco allora che il mito delle “perfette macchine per uccidere” fa capolino nel retrobottega della nostra mente.

La paura di essere attaccati da uno squalo è illogica, irrazionale proprio perché arriva dal più profondo del nostro essere. In America ne uccidono più i temporali e i tornado, in Australia ragni e meduse, in Africa gli ippopotami e in Sud America le zanzare eppure difficile che un film sui fulmini o sui canguri “assassini” possa avere tanto successo. Ogni anno, in tutto il mondo, i casi mortali di attacco da squalo su meno di un centinaio totali si aggirano tra i 4 e i 5, mentre le zecche uccidono almeno una quarantina di persone all’anno!

Può, tuttavia, succedere di incontrarne qualcuno. Specialmente se si è sub incalliti o viaggiatori avventurosi oppure… Turisti ignari e poco informati sui rischi che si possono correre a immergersi o nuotare senza informazioni.

Ecco allora qualche regola per evitare spiacevoli incontri e, nel caso, di essere azzannati.

1- Se andate all’estero informatevi sempre prima di entrare in acqua in aree isolate. In genere le zone pericolose vengono segnalati da chiari cartelli d’allerta. Non sfidate la sorte specialmente in Sud Africa, Australia, Nuova Zelanda, Sud America, Mar Rosso e alcune zone degli Stati Uniti (per citare mete turistiche a noi congeniali). Il modo migliore per evitare un attacco è evitare lo squalo.

2- Non tuffatevi vicino a foche o delfini. Sono prede di grossi squali che, per quanto non siano solo stupide macchine di morte come ci vogliono fare credere i film, sono predatori opportunisti e nel dubbio assaggiano quello che capita a tiro. Nel blu del mare non è così semplice procurarsi cibo. Essere assaggiati per curiosità da uno squalo di tre-quattro metri può significare la morte. Anche un semplice morso esplorativo.

3- Non entrate in acqua sanguinanti. Uno squalo toro nell’acqua torbida può percepire una goccia di sangue dispersa in una tonnellata d’acqua di mare.

4- Per chi si immerge in acque tropicali: non date da mangiare agli squali, nemmeno a quelli piccoli di scogliera. Hanno denti aguzzi, mandibole potenti. Nel 99% degli attacchi si muore per shock emorragico non perché si viene “mangiati”.

5- Se praticate pesca subacquea non state troppo tempo con pesci agonizzanti e sanguinanti alla cintola. Eventualmente attaccate tutto a una boetta: meglio un sacchetto dei pesci fatto a pezzi che una gamba azzannata.

7- Nel caso avvistaste uno squalo, in acqua o in immersione la prima regola è risalire in barca o tornare a riva, velocemente, ma senza mai perdere di vista il predatore e senza nuotare in maniera scomposta, fare schizzi o urlare. Gli squali sono predatori d’agguato come i leopardi. Amano attaccare di sorpresa, spesso da sotto e dietro. Quindi sempre occhi al nemico: se si avvicina troppo perché incuriosito un pugno o una pinnata per far capire che:

A- sapete difendervi e non siete prede facili;

B- che li state tenendo d’occhio.

E’ una strategia che fa guadagnare tempo anche con grossi squali. Non amano le prede difficili e potenzialmente pericolose.

9- Se siete sub in caso di grosso squalo e impossibilità di risalita, schiacciatevi sul fondale (se possibile), magari dietro a un masso: avrete qualche chance in più di prevenire un attacco

10- Tenete sempre d’occhio lo squalo. In genere, specialmente in caso di squali di scogliera, prima di attaccare dimostra un certo nervosismo nuotando a scatti, accelerando e cambiando direzione in modo eccentrico. Grossi squali d’alto mare invece tenderanno a stringere il cerchio. Vi nuoteranno attorno per un po’ per capire cosa siete. Poi si avvicineranno sempre più. Tipicamente in molti attacchi a nuotatori o surfisti ignari si è avuta la sensazione di un tocco o di essere stati urtati prima di essere morsi. Lo fanno per “annusarvi” prima di un morso di prova. E’ per questo che è meglio evitare che si avvicinino troppo: lasciategli il dubbio di non essere prede appetitose.

11- Se siete in mare aperto e in gruppo mettetevi spalla contro spalla per prevenire attacchi da più direzioni. Per i naufraghi una buona norma è rannicchiarsi rimanendo a galla grazie al giubbotti salvagente. Era una tattica studiata dalla marina degli Stati uniti durante la seconda guerra mondiale. Può essere che funzioni. Ma, mi raccomando, un bel pugno sul muso o sulle branchie allo squalo che si avvicina troppo.

12- La calma e il sangue freddo sono tutto. Non frapponetevi mai tra squalo e mare aperto potrebbe attaccare perché si sente con le spalle al muro.

Detto questo, ricordiamoci che non siamo prede naturali degli squali e che nella stragrande maggioranza dei casi ci ignoreranno o si avvicineranno non visti per pura curiosità per poi tornare nel blu da dove sono venuti. E sopratutto non demonizziamoli. Hanno circa 400 milioni di anni di evoluzione alle spalle e ora sono a rischio perché è più facile provare compassione per mammiferi come balene e delfini che per un pesce e per di più con denti del genere. Eppure sono i signori del blu al vertice della piramide alimentare, vitali come i leoni nella savana per il benessere di mari e oceani.

 

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