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Gli eco-crimini globali di cui siamo complici

Il crimine ambientale è la terza forma di crimine dopo traffico di armi e droga. Noi diventiamo complici senza nemmeno accorgercene

 

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Nel solo 2013 sono circolati 213 miliardi di dollari in specie protette e rifiuti: un business enorme per le organizzazioni criminali di tutto il mondo che non molleranno tanto presto e facilmente l’osso, anzi…

La criminalità ambientale, l’eco-criminalità, chiamatela un po’ come volete, è un fenomeno talmente in ascesa da spingere, un paio di anni fa, l’Unep (il programma ambientale delle Nazioni Unite) ha stingere un accordo con l’Interpol. Bracconaggio, contrabbando di specie, di legname illegale, traffico di rifiuti… Tutti crimini che alla luce della condizione del Pianeta diventano sempre più gravi ma anche sempre più remunerativi.

L’eco-crimine è nelle prime posizioni nelle agende dei criminali perché è più facile, meno regolamentato, transnazionale e agisce soprattutto in paesi con tassi altissimi di corruzione e caos istituzionale. Attraverso le maglie di un sistema globale caotico e diviso passano milioni di tonnellate di rifiuti, migliaia di armi e miliardi di euro da Nord a Sud e da Ovest a Est; animali, legno, avorio, oro, carbone nella direzione opposta.

Tagliare foreste, contrabbandare cloro fluoro carburi e rifiuti non fa che peggiorare il riscaldamento globale e se continuerà così a ben poco serviranno gli accordi internazionali.

Quello che arriva in Europa è soprattutto il legname illegale proveniente dal taglio criminale di foreste tropicali. 100 miliardi di dollari è la cifra che i criminali incassano trafficando in legname, il 30% del commercio globale. Un albero su tre non avrebbe dovuto essere tagliato e il 20% di questa emorragia finisce in UE nonostante tutti i controlli che il Vecchio continente ha messo in atto. Nella sola Italia il 40% del legname destinato all’uso industriale. Il 90% del territorio dei paesi da cui il legno tropicale proviene è soggetto a taglio illegale, un vero cancro al polmone verde del pianeta.

Ora, guardatevi attorno. Ditemi quanti dei vostri mobili o parquet sono certificati PEFC o FSC. Insomma, siete sicuri al 100% che il legno che vi circonda sia certificato come proveniente da prelievi sostenibili? Non credo. Sono certa che a tutti noi pianga il cuore a immaginare le foreste amazzoniche e africane rase al suolo… Solo che non ce ne accorgiamo ma possiamo essere o essere stati complici involontari di tanta distruzione. In Italia esiste un decreto legge sulla regolamentazione del commercio illegale di legnami da un anno ma è ben lontano dall’essere approvato e realmente applicato. Soltanto 6 mesi fa è stato bloccato un carico di 12.000 metri cubi di pregiato legno ipè proveniente dalla foresta brasiliana e destinato al nostro paese per un valore di 6 milioni di dollari. Sarebbe finito nelle nostre case.

 

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Foto: www.un.org

Non è finita. Quanto del pesce che proviene dall’Africa o dal Sud Est asiatico proviene da vere e proprie forme di bracconaggio? La “pesca pirata” coinvolge il 20% delle catture a livello mondiale e ben il 50% di alcuni tipi di pesca, secondo le stime del WWF, pari ad un valore tra i 10 e i 23.5 miliardi di dollari annuali. La FAO riferisce che il 52% degli stock ittici marini mondiali sono sfruttati, il 16% eccessivamente sfruttati e il 7% esauriti. Anche quello arriva sulle nostre tavole. E anche in quel caso siamo troppo leggeri nell’acquistare. Non c’è pesce italiano in vendita perché esauriamo gli stock ormai a marzo ogni anno? Non è vero. C’è quello d’allevamento italiano. Pesce ottimo e sempre disponibile. E poi c’è il pesce “povero”…

 

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Foto: www.scmp.com

Abbiamo acquistato il nostro cucciolo in un negozio di animali? Bene. Sapete da dove proviene quel cucciolo? Chi vi dice che non sia uno di quelli disumanamente trasportati dall’est Europa a vostra insaputa?

Domanda e offerta. I criminali rispondono e sostengono una domanda e in fondo alla filiera noi siamo quella domanda.

Foto cover: www.ecojust.su

1 Commento

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    Priest
    20 gennaio 2017 at 12:55

    Gummo · martedì, 20 novembre 2012, 10:52 amArt.1 – La proprietà è il diritto di ogni cittadino di godere e disporre della porzione di beni che gli è garantita dalla legge.Art.2 – Il diritto di proprietà è limitato dal1&#82l7;obbligo di rispettare i diritti altrui.Art.3 – Esso non può pregiudicare né la sicurezza,né la libertà, né la proprietà dei nostri simili.Art.4 – Ogni possesso ogni traffico che viola questi principi è illecito e immorale.

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