Green lifestyle

I cibi sì e quelli no per Fido (e Kitty)

Le diete per i cani e i gatti sono tante, quasi quante sono quelle per gli umani. Io seguo i consigli di uno specialista

 

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Come per gli umani, anche le diete per i nostri amici a 4 zampe (cani e gatti) stanno aumentando a vista d’occhio. Ci sono veri e propri “scontri” tra scuole di pensiero, quello che è sconsigliato da qualcuno, diventa possibile per altri e viceversa.

Per esempio la dieta BARF (BonesAndRawFood), dieta alla ribalta nel mondo anglosassone e sempre più diffusa anche da noi, ci dice che nella ciotola di un cane dovrebbero finire soltanto alimenti freschi e crudi, solo derivati animali. Eppure non tutti sono d’accordo con questo assunto. Per esempio chi mi sta accompagnando in questo mondo, il veterinario omeopata Paolo Girotto. Ecco cosa mi dice in merito alla dieta crudista.

“Il cibo crudo conserva meglio i propri nutrienti e non dimentichiamoci che il cane è un carnivoro piuttosto stretto che è predisposto a nutrirsi di carne cruda ma anche un opportunista che diventa “onnivoro” soprattutto a contatto con l’uomo. Ma il cotto è più digeribile ed è per questo che nella mia esperienza mi è sempre sembrato funzionare meglio un mix di cotto e crudo. Anche perchè in natura i lupi non mangiano carne 2 volte al giorno, tutti i giorni…

Altri ci dicono che ci sono alimenti assolutamente sconsigliati come cipolla, aglio e cioccolata, uva e uva passa

“E in linea di massima sono alimenti con i quali è meglio non esagerare… Eppure, una tantum, non faranno male al nostro cane. Certo che se uno lo nutre a cioccolata…

 

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Foto: wikipedia

Mentre cibi consigliati da altri, come le ossa (basilari nella dieta BARF), nell’esperienza di Girotto diventano soltanto un’una tantum

C’è chi dice questo, chi dice quello. Personalmente ho scelto di seguire i consigli di Girotto ed ecco le sue indicazioni.

Cibi no per i cani (e i gatti)

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Foto: www.factualfacts.com

Gli alimenti zuccherati

“Il pancreas del cane funziona in modo differente rispetto a quello umano e non sopporta bene i picchi glicemici conseguenti all’ingestione di zuccheri raffinati. Se il vostro cane dovesse prendere la brutta abitudine di mangiare dolci, alla lunga, potrebbe incorrere in malattie metaboliche anche gravi come il diabete.”

 

La carne di maiale

“Crea una forte reazione infiammatoria nell’animale, il cosiddetto riscaldo. Specialmente nella stagione calda, il consumo regolare di carne di maiale da parte del vostro cane potrebbe avere gravi conseguenze: da forti diarree al vomito fino a vere e proprie emorragie e addirittura perdita dei posteriori. “

 

Ossa

“Nonostante la dieta americana BARF le consigli, un osso buco di manzo al mese è anche troppo dal mio punto di vista. Anche l’osso crudo dà l’effetto riscaldo. Inoltre la farina d’ossa può creare fecalomi e conseguenti blocchi intestinali. Comunque una volta al mese possono fungere da integratore alimentare per vitamina D… ripeto: una volta al mese.”

 

Tonno e pesce in scatola

“Mai e poi mai: il tonno è imbottito di istamine (legate specialmente alla traumatica cattura dell’animale) molecole implicate nelle reazioni infiammatorie. In generale nessuna specie di pesce in scatola specialmente per la qualità dei liquidi di conservazione dovrebbe finire nella ciotola di cani e gatti.”

 

Riso soffiato

“Non utilizzate i fiocchi di riso o il riso soffiato per uso veterinario perché imbottiti di antimicotici e conservanti che possono scatenare dermatiti.”

 

Pane e pasta

“I papponi con pane e pasta avanzati non sono certo il meglio. Il cane li mangia ma l’effetto irritante di pane e pasta industriali e prodotti con grano pieno di glutine non vanno bene . Possono rappresentare soltanto riempitivi occasionali. Preferite sempre il riso o la pasta di mais”

 

Cibi sì  per cani e gatti

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Foto: Pets.Wbmed

Proteine

“E’ importante abituare subito il vostro cane anche al pesce (il pesce per i gatti è già diffuso), la proteina di migliore qualità tra quelle facilmente reperibili in commercio. Alla base cotta si possono aggiungere carne cruda, uova crude, piccole quantità di formaggio.”

 

Cereali

“Il cane non può di per sé digerire i cereali ma li tollera e questo ci permette di utilizzarli come riempitivo e saziante rapido e quindi di utilizzare meno proteine animali. Inoltre i cereali limitano la fermentazione intestinale acida dei prodotti di origine animale e la conseguente infiammazione delle mucose. ”

 

Verdure

“Le verdure vanno bene tutte tranne le solanacee come pomodori, patate, peperoni e melanzane se non saltuariamente perché contengono solanina, una molecola irritante per l’intestino del cane.”

 

Uova

“Tre volte alla settimana uova, specialmente adatte quelle di quaglia per crude hanno una forte azione antinfiammatoria nei confronti della mucosa gastrointestinale prevenendo dermatiti e tumori. Il guscio d’uovo tritato è facoltativo perché con una buona alimentazione variata e fresca il calcio necessario viene assimilato regolarmente.”

 

Olio

“L’olio crudo di lino potrebbe aiutare specialmente nei casi di forti ed evidenti intossicazioni perché contribuisce a contenere il processo infiammatorio (olio di oliva e di girasole possono alternarsi).”

 

Frutta

“Come snack fuoripasto può anche andar bene ma ricordatevi che i cani non la metabolizzano bene e quindi non ha un vero e proprio ruolo nutritivo nella dieta canina.”

 

Quante volte al giorno?

“Mangiare due volte al giorno per un cane e un gatto che hanno superato i sei mesi d’età è la frequenza giusta. E’ sbagliato dare da mangiare al cane una volta sola: l’animale arriva all’unico pasto troppo famelico e ingurgitando con eccessiva avidità ingurgita molta aria che causa meteorismo. Alla lunga troppa aria può causare eventi gravi come la torsione gastrica.”

 

 

3 Commenti

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    diego peano
    20 gennaio 2016 at 17:03

    Molto istruttivo grazie.

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    Pace riccardo
    25 febbraio 2017 at 19:24

    Voglio ricordare che la solanina previa cottura viene praticamente azzerata !!

    • Commenta
      Tessa Gelisio
      26 febbraio 2017 at 17:07

      La solanina non è eliminata dalla normale cottura, perché viene degradata solo a temperature superiori ai 243 °C; la cottura a 170 °C (come nel caso della frittura) può ridurne la quantità, anche se non è in grado di eliminarla completamente.

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