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Ipotiroidismo e terapia sostitutiva: un po’ di chiarezza

Le raccomandazioni sulla terapia sono rispettate?

tiroide-ipotiroidismo COP - www.meteoweb.eu

6 milioni sono gli italiani colpiti da una malattia alla tiroide. Soprattutto le donne, circa 8 volte di più degli uomini. Solo l’ipotiroidismo, la patologia più diffusa e conosciuta, riguarda circa il 5% della nostra popolazione, più o meno come il diabete.

Ecco un’altra statistica: la tiroxina, ovvero la terapia ormonale sostitutiva per problemi alla tiroide, è al sesto posto nella classifica dei farmaci più prescritti in Italia, e molti medici parlano di iperprescrizioni e di terapie non sempre necessarie.

Un recente studio inglese pubblicato su JAMA International Medicine metteva in guardia dalle numerose prescrizioni consigliate anche a pazienti che non ne avevano bisogno, con il rischio di effetti collaterali non giustificati da una cura indispensabile.

Quindi le patologie alla tiroide non sono sempre e comunque da trattare?

Per vederci chiaro ho voluto sentire il parere di un esperto: il Dott. Alfredo Pontecorvi, Professore ordinario di Endocrinologia e Primario di Endocrinologia e Malattie del Metabolismo presso la Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli – Università Cattolica del Sacro Cuore.

Partiamo dall’inizio: cos’è l’ipotiroidismo? «La tiroide è una ghiandola, situata alla base del collo, che produce ormoni necessari per il corretto funzionamento dell’organismo. Si parla d’ipotiroidismo quando in generale diminuisce l’azione degli ormoni tiroidei; nella maggioranza dei casi è la stessa tiroide a secernere meno ormoni.»

ipotiroidismo - tantasalute

Foto: www.tantasalute.it

Quali possono essere le cause? «Le patologie disfunzionali della tiroide, iper o ipotiroidismo, sono tipicamente femminili, riguardano circa il 7% delle donne in età fertile e raddoppiano dopo la menopausa, arrivando a 10-15%. La causa più frequente, negli adulti e appunto nelle donne in particolare, sono le malattie autoimmuni, come la tiroidite di Hashimoto: il sistema immunitario reagisce anche contro le cellule del proprio organismo, come quelle tiroidee. Spesso ha una base genetica con presenza di altri casi in famiglia.
La seconda causa più frequente è la rimozione chirurgica della ghiandola, per noduli o tumori; esistono anche alcune terapie farmacologiche che come effetto collaterale bloccano la sintesi degli ormoni tiroidei.
Esiste però anche una forma congenita: neonati che nascono con problemi alla tiroide. È una situazione più frequente di quello che si possa immaginare, in Italia colpisce 1 bambino su 1700, tanto che oggi sono obbligatori screening neonatali volti a individuarla e trattarla precocemente.»

Come si diagnostica una condizione d’ipotiroidismo? «Prevalentemente misurando nel sangue il livello di TSH, un ormone che regola l’attività tiroidea. Quando diminuisce la quantità di ormoni della tiroide, il TSH aumenta per stimolare le cellule a produrne di più. È talmente sensibile che a volte si trova già il THS alto e gli ormoni tiroidei ancora nella norma: è l’inizio dell’ipotiroidismo, chiamato anche subclinico, una forma lieve; si ha invece un ipotiroidismo severo o conclamato quando i livelli di ormoni tiroidei sono sotto la norma e il TSH è molto alto.
Altre indicazioni per la diagnosi della tiroidite di Hashimoto sono la positività agli anticorpi anti-tiroide e un aspetto infiammato e meno compatto della ghiandola, visibile attraverso un’ecografia.»

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Foto: www.greenme.it

Ed eccoci al punto cruciale: la terapia. Una volta diagnosticata questa patologia, come si procede? «Va sicuramente trattata una tiroide ormai non più funzionante, ma nei casi di ipotiroidismo subclinico non è sempre necessario. Il range di normalità del TSH è da 0.4 a 4.1, ma se rimane inferiore a 10 la terapia va prescritta solo in casi particolari, ad esempio se ci sono già gli anticorpi positivi, oppure perché ci sono dei sintomi, come stanchezza, sonnolenza, depressione, difficoltà di memoria.
Diverso però il discorso della gravidanza: durante il primo trimestre il TSH non deve superare il valore di 2.5, motivo per cui le donne che desiderano pianificare una maternità dovrebbero misurare il proprio TSH. Le nuove linee guida per la pratica clinica, comunque, in generale raccomandano maggiore prudenza: esistono anche delle forme di remissione della patologia, e se un soggetto inizia la terapia non potrà più avere un miglioramento spontaneo, perciò nelle fasi iniziali è meglio non trattare, facendo comunque regolari controlli.»

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Foto: www.eurosalus.com

Tornando per un attimo allo studio inglese, questo segnalava non solo le prescrizioni non necessarie, ma anche i possibili effetti dannosi.

«La terapia fa bene quando serve e nei dosaggi giusti: non deve essere troppa. Somministrare troppo ormone tiroideo rischia di portare alla condizione opposta, l’ipertiroidismo, ma anche accentuare problemi di osteoporosi nelle donne, o scatenare aritmie nei soggetti predisposti.
Inoltre la terapia ha dei costi, perché una volta iniziata solitamente va continuata per tutta la vita, con relative spese per farmaci, ma soprattutto per i controlli: quindi, se non è veramente necessaria, perché farla?»

Maggiore prudenza, insomma, per la salute e anche per l’aspetto economico: ma tutti i medici rispettano queste indicazioni?

Foto copertina: www.meteoweb.eu

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