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La Monsanto, il cambiamento climatico e l’app salva-coltivazioni

La multinazionale americana entra nel mercato della comunicazione digitale con un’app in grado di prevedere i cambiamenti climatici locali, dare una mano agli agricoltori alle prese con il riscaldamento globale e suggerire le sementi migliori… ovviamente targate Monsanto.

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La Monsanto non ha bisogno di grandi presentazioni: è il colosso delle sementi OGM. Una gigantesca creatura che opera nel mondo dell’agricoltura a livello globale influenzandone in parte l’andamento.
Forse è per questo che della Monsanto si parla tanto, perché si colloca alla base della produzione alimentare, perché cerca profitto lavorando nel settore più importante, quello che garantisce il sostentamento di miliardi di esseri umani.
Comprare un seme brevettato Monsanto è un po’ come comprare un’automobile ai giorni nostri: c’è talmente tanta tecnologia dietro che soltanto i meccanici della casa automobilistica possono ripararla quando i pezzi si rompono; allo stesso modo, se compri del mais Monsanto sai che devi acquistare fitofarmaci Monsanto, i pesticidi Monsanto, i fertilizzanti Monsanto per mettere una toppa alle sue fragilità di OGM.
Non è diversa dalle altre multinazionali: è un’azienda e come tale cerca semplicemente di imporre i propri prodotti e fa di tutto per aggredire il mercato sbaragliando la (ormai poca) concorrenza. Per fare questo deve convincere milioni di agricoltori che le sue sementi geneticamente modificate siano il massimo in termini di produttività e resa a fronte dei costi. E c’è riuscita. La maggior parte del mais, della soia e del cotone che vengono coltivati sul pianeta sono ormai OGM. Non tutte sono sementi Monsanto ovviamente, ma sicuramente la multinazionale nata a St. Louis un centinaio di anni fa è tre i maggior distributori di prodotti biotecnologici per l’agricoltura. E’ anche quella che è in grado di esercitare maggiori pressioni su governi e opinione pubblica per superare la diffidenza verso gli organismi geneticamente modificati.

Ora, Monsanto è un’impresa, enorme, ma pur sempre impresa e come tutte le imprese deve crescere, sempre. Più grande è l’azienda più è necessario che il bilancio abbia sempre un segno più davanti rispetto all’anno precedente.

La verità è che i profitti della Monsanto, negli ultimi due anni, sono stati in calo. Una delle giustificazioni addotte a questa flessione è stata quella del cambiamento climatico, quel cambiamento climatico causato anche (almeno per un terzo) dall’agricoltura su vasta scala promossa dalla stessa multinazionale. Ebbene sì, le sementi “super resistenti” prodotte in laboratorio si sono dimostrate molto sensibili anche a piccole variazioni climatiche.
E allora come reagisce il colosso? Se ne parla in questi giorni, sul web e sulle riviste specializzate in economia: Monsanto ha sfruttato la sua enorme banca dati, investendo un miliardino di dollari per creare un’app da telefonino in grado di predire le variazioni climatiche, addirittura quelle microclimatiche. Negli Usa ormai un terzo della superficie coltivata a mais viene monitorata dagli imprenditori agricoli grazie a questa app il cui nome non lascia dubbi: “Climate”. Fino a qui niente di male, anzi. Grazie a Climate un imprenditore agricolo può reagire regolando i tempi di semina e raccolta in base al tempo, alla temperatura, all’umidità... oppure può decidere di comprare un altro tipo di semente più adatta alle nuove condizioni. E chi interverrà con la soluzione migliore, pronta e a portata di mano? Indovinate un po’…
La app in sé ha una sua enorme utilità. Davvero. A fronte dei cambiamenti climatici che stanno scombinando i piani dei coltivatori di tutto il mondo, un software tanto efficace quanto potente è una vera manna. Ma il fatto che a distribuirlo sia proprio chi ti vende sementi e pesticidi, fertilizzanti e fitofarmaci non può passare inosservato. In America i grandi imprenditori agricoli sono ormai uomini d’affari che gestiscono grandi appezzamenti, informatizzati, tecnologicamente avanzati e con diritti di cui sono ben consci. In pratica se un agricoltore americano decide di vendere l’anima alla Monsanto può farlo anche per scelta non solo perché abbindolato dal marketing. Ben diverse sono le libertà di cui un coltivatore può godere in paesi dove corruzione, povertà e ignoranza offrono opportunità nemmeno immaginabili a chi sappia e possa coglierle.

Uno di questi campi da gioco dove tutto è permesso è l’Africa, il mercato alimentare del futuro e il continente che forse verrà più duramente colpito dal riscaldamento globale, dove nei prossimi vent’anni ci sarà la maggior crescita demografica e ci saranno anche i maggiori problemi legati alla siccità e alla penuria di terreno coltivabile. Ed è qui che Monsanto spera di fare breccia grazie a Climate perché anche nei paesi più arretrati non è difficile mettere in mano un telefonino a un misero agricoltore che a malapena sa leggere e scrivere. Anzi, immaginate quanto intuitivo potrebbe essere l’impiego di un’app in grado di riconoscere un parassita da una foto, in grado di dirti quando e quanto pioverà e… quali semi siano i migliori per il tuo terreno?
Ed ecco che arriviamo al punto. Una tecnologia come Climate è uno strumento eccezionale, di enorme utilità. Potrebbe significare la salvezza per molti contadini in tutto il mondo se al posto di consigliarti un seme brevettato o il pesticida migliore ti consigliasse come ottimizzare il tuo sistema di irrigazione, le tue procedure di conservazione e trasporto del raccolto ecc. Nei paesi in via di sviluppo il problema non è lo spreco alimentare ma la perdita alimentare, ossia tutto quel cibo che non viene raccolto o viene mal conservato nel suo trasporto fino ai mercati. Nei paesi in via di sviluppo oltre a mancare l’acqua, quella poca che c’è viene dispersa almeno per il 40% attraverso sistemi di irrigazione arretrati. Nei paesi in via di sviluppo in alcuni casi nemmeno si conoscono tecniche di coltivazione che in Europa sono note da almeno un paio di secoli. E lo scopo ultimo di Climate dovrebbe essere quello di consigliare l’acquisto di semi brevettati? In realtà l’app dà molti consigli utili e pratici apparentemente disinteressati ma è anche vero che sarà uno strumento di marketing eccezionale, una porta aperta su ogni campo coltivato del pianeta.
Questo è uno dei grandi problemi senza soluzione del mondo globalizzato in mano alle multinazionali: come far coincidere profitto e la cosa giusta da fare, come rendere il guadagno etico? E’ per questo che tanto un OGM (una biotecnologia nata per migliorare la vita degli esseri umani) quanto un’app straordinaria da opportunità di miglioramento possono passare ad essere opportunità di sfruttamento.

6 Commenti

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    GianLuca
    31 gennaio 2015 at 22:07

    La FondazioneRockefeller (petrolieri), insieme a Monsanto e Syngenta, (azienda svizzera maggior produttrice di semi OGM e agrochimici) e la Pioneer Hi-Bred che studia OGM per la multinazionale chimica DuPont sono tra i principali finanziatori dell’ Arca delle sementi, progetto avveniristico sito nelle isole Svalbard. Queste multinazionali non buttano soldi in pure utopie umanitarie e tantomeno non creano app come quella che hai appena descritto per venire incontro agli agricoltori. L’idea di creare un app di questo tipo è davvero notevole ma che sia proprio la Monsanto a farlo mi lascia molto perplesso. Inoltre I semi transgenici della Monsanto sono stati sviluppati per sopportare condizioni meteorologiche, pedologiche e climatiche estreme, alte concentrazioni dii sale e di metalli pesanti (bario, alluminio, stronzio, manganese, cadmio, ferro, nichel etc..), è ovvio che un app del genere sia stata creata per aumentare gli introiti, gia abnormi, di questi signori.

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    Paolo Magni
    1 febbraio 2015 at 10:56

    …senza dimenticare che dietro i cosiddetti cambiamenti climatici paventati a destra e a sinistra dal sistema si nasconde la vera minaccia al Pianeta Terra…le scie chimiche sparse nei cieli…chi possiede orecchie per intendere intenda e non faccia finta di non sapere, ma si informi!

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      GianLuca
      1 febbraio 2015 at 19:29

      a molta gente piace fare del terrorismo mediatico gratuito, quella delle scie chimiche è una bufala colossale.

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        tessa
        3 febbraio 2015 at 18:16

        anche secondo me…. bastano le emissioni di gas serra x giustificare i cambiamenti climatici non c’è bisogno delle scie chimiche

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    Paolo Magni
    3 febbraio 2015 at 20:32

    …magari fosse una bufala colossale, ma osservando i nostri cieli purtroppo non è affatto così…e sottolineo purtroppo con la rabbia in corpo ogni volta che osservo il cielo solcato da scie pronte a trasformarsi in strane nuvole artificiali..quanto è sciocco l’uomo o presunto tale con le proprie macabre sperimentazioni sul corpo di Madre Terra…egli non vorrà mai accettare i propri limiti…e si porterà addosso l’ennesimo diluvio universale…

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    Andrea Rossi
    8 febbraio 2015 at 7:30

    per sfamare tutto il mondo ed alimentarci in maniera sana basta semplicemente rispettare il mondo che ci ospita e affidarci alla multinazionale più potente al mondo Madre Natura!

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