Punto di vista

Nonni supereroi a rischio estinzione!

Una ricerca sulla prevenzione conferma il ruolo fondamentale dei nonni

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Uno degli aspetti positivi del mio lavoro è che mi permette di rimanere spesso aggiornata sull’attualità, anche su quei temi che un po’ sconfinano da ambiente ed ecologia ma che riscuotono sempre il mio interesse.
A questo proposito, mi è da poco capitato di leggere di un’indagine appena condotta da AstraRicerche su commissione dell’azienda farmaceutica Pfizer, intitolata “Gli italiani, il ‘valore’ delle generazioni più anziane e la prevenzione della polmonite”, ed è la versione aggiornata di quella condotta nel 2015; la differenza è che, se due anni fa il tema rimase circoscritto alla prevenzione delle malattie nella terza età, questa volta il discorso si è allargato al ruolo degli anziani e di figure come i nonni, il loro rapporto con le generazioni più giovani, e l’importanza di mantenersi in salute il più a lungo possibile.

La prima parte della ricerca parla degli ultra 60enni, considerati dalla stragrande maggioranza degli intervistati molto più in forma dei 60enni di una volta. In effetti, cosa sono oggi 60 o 70 anni? Forse perché la media dell’aspettativa di vita va via via allungandosi, ma non è raro trovare persone di questa età per cui il tempo sembra non passare mai; pensiamo a Gianni Morandi, che va per i 73 anni e ancora corre le maratone, o il cantautore francese Charles Aznavour, che ne ha 93 e tiene concerti in giro per il mondo.
E non è solo una nostra percezione: gli stessi “anziani” intervistati ammettono di non sentirsi tali (guai se mi azzardassi a chiamare anziano mio papà che ha da poco superato i 70!).

Il cuore poi della ricerca (termine azzeccato, perché è anche la parte che ci tocca più sul personale) è il ruolo che hanno gli anziani per i più giovani. Il campione intervistato comprende una fascia d’età che va dai 18 ai 54 anni, eppure sono quasi unanimi nel riconoscere il loro valore: i nonni sono figure che rispettiamo, ammiriamo, che prendiamo a esempio per gli ideali e princìpi che oggi sembrano andati perduti, a cui ci rivolgiamo per un consiglio, forti della loro esperienza.

Scommetto che in questo preciso momento starete pensando ai vostri nonni: l’ho fatto anch’io. Sono figlia di due genitori entrambi lavoratori, perciò venivo spesso affidata ai nonni, e a me piaceva stare con loro; tutti e 4 i miei nonni sono stati figure fondamentali, che hanno contribuito non poco a rendermi la persona che sono oggi.
Parlo spesso di mia nonna Elena, l’unica che mi è rimasta, perché è una cuoca fantastica ed è stata la mia maestra: mia mamma era poco casalinga, chi preparava il pranzo domenicale per tutta la famiglia era lei. Forse, se non ci fosse stata lei, non sarebbe mai arrivato “Cotto e mangiato”! Ma i suoi insegnamenti non si sono limitati ai fornelli: capisco perché più del 70% degli intervistati li considerino importanti nell’educazione dei ragazzi, anche mia nonna Elena ha avuto un grande ruolo formativo per il mio carattere insegnandomi ad essere una donna emancipata ed autosufficiente, a non dover dipendere mai da nessuno, a non appoggiarmi a un uomo. E capisco anche perché vengano considerati dei punti di riferimento. Credo che i consigli dei nonni si ascoltino più volentieri: le raccomandazioni dei genitori suonano sempre come delle ramanzine, delle seccature.

Anche in mia nonna Bruna ho trovato degli aspetti che non ritrovavo in mia madre, e che avrebbe potuto trasmettermi solo lei: la femminilità, la cura del proprio aspetto fisico…
Così come mio nonno Masino mi ha trasmesso l’amore per la terra: io lo aiutavo a curare l’orto e lui mi insegnava a rispettare la natura, i suoi tempi, ad essere pazienti.

Un altro dato che emerge dalla ricerca è che gli anziani vengono considerati “custodi della memoria collettiva”; è vero, sono le stesse cose che leggiamo sui libri di storia, ma volete mettere con il racconto di qualcuno della vostra famiglia che l’ha vissuto sulla propria pelle? Ancora ricordo le storie che sentivo da mio nonno Aldo sulla Seconda Guerra Mondiale: il più delle volte mi lasciavano senza parole, a riflettere su quanto siamo fortunati a non aver vissuto certi momenti.

E poi, i miei nonni sono stati compagni di lunghe passeggiate nella natura, di giochi, guardavamo i vecchi film western (mio nonno Masino era fissato con quelli di Sergio Leone, li avremo visti decine di volte insieme!), preparavamo le conserve, con mia nonna Bruna lavoravo a maglia… insomma, insieme abbiamo vissuto tutte le esperienze tipiche delle famiglie di una volta, quella tradizione che oggi è quasi scomparsa, tenuta in vita unicamente da loro, i nostri nonni.

Questa è l’enorme premessa da cui parte l’indagine: i nonni sono fondamentali, facciamo in modo che abbiano cura della propria salute e restino con noi il più a lungo possibile.
Loro per primi ammettono di tenerci: sul podio delle cose che reputano più importanti, ci sono un buono stato fisico (99,3%), legami familiari (97,6%) e l’essere autonomi ed indipendenti (97,3%).

Questo però contrasta con le loro idee un po’ confuse in fatto di prevenzione, la migliore arma per rimanere in salute a lungo; una malattia seria come la polmonite li riguarda molto da vicino: solo in Italia causa oltre 9.000 decessi l’anno, e nel 96% dei casi si tratta di persone over 65. Ed è proprio questa fascia d’età ad essere meno consapevole, radicata ancora in falsi miti su cura e prevenzione: molti pensano che basti un buon sistema immunitario oppure le norme igieniche di base come lavarsi spesso le mani.

Il protagonista di questo divertente video invece ha una soluzione molto più drastica: guardate…

Cerchiamo di aiutare i nostri nonni a capire come prendersi cura al meglio di loro stessi: in fondo, loro hanno passato la vita a farlo per noi.

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