Punto di vista

Siccità e nubifragi: due facce della stessa medaglia

Come sono collegati i due fenomeni e perché sono causati dal riscaldamento

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Abbiamo parlato da poco di cambiamenti climatici e delle conseguenze a cui stanno portando, come fenomeni metereologici sempre più estremi: temperature bollenti degne di un deserto, uragani che per la prima volta dopo secoli virano verso l’Europa, lunghi periodi di siccità che si alternano a piogge torrenziali che lasciano sott’acqua intere città.

Di alluvioni e nubifragi si parla di più perché quando avvengono è sempre una tragedia: morti, feriti, dispersi, milioni di danni. La siccità invece passa decisamente in sordina, perché non ha un effetto immediato, agisce lentamente, magari per decenni senza che nessuno se ne renda conto (tranne naturalmente i climatologi e i poveri coltivatori che restano inascoltati), e tutti se ne interessano solo quando la situazione precipita e si crea “l’emergenza”.

Quante volte lo abbiamo sentito la scorsa estate? Il Po era a secco, un metro e mezzo più basso del suo livello normale; il rifugio Gonella, a più di 3mila metri sul Monte Bianco, ha chiuso a luglio perché i nevai da cui si riforniva erano spariti; in 20 Comuni hanno dovuto razionare l’acqua. È stata un’estate da record, la più calda dal 1800, con la peggiore crisi idrica del decennio secondo Coldiretti, a causa delle precipitazioni dimezzate rispetto alla media.

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Foto: www.corrierenazionale.it

Certo, la siccità ha più di una causa: da un lato la scarsità delle piogge, dall’altro lo spreco delle risorse idriche. Tradotto in parole povere, usiamo più acqua di quanta si riesca ad immagazzinare, perché l’acqua dolce è una risorsa parzialmente rinnovabile, per generarsi richiede dei tempi dettati dalla natura che non si possono accelerare. L’Italia purtroppo ha un’impronta idrica altissima: secondo il rapporto della Fondazione BCFN, abbiamo la maglia d’Europa e siamo i secondi al mondo per consumo, preceduti solo dagli Stati Uniti; sistemi idrici poco efficienti (il 38% dei nostri acquedotti ha delle perdite) si sommano ai comportamenti individuali, alimentazione in testa: riducendo la carne e adottando la Dieta Mediterranea, ogni persona può risparmiare già 2 L di acqua al giorno. Le previsioni dicono che, a questo ritmo, per la fine del secolo le risorse idriche mondiali si saranno ridotte del 20-40%.

Secondo gli esperti, l’elaborazione di una strategia per gestire siccità e alluvioni dovrebbe essere uno dei nostri primi pensieri, perché nei prossimi anni questi fenomeni saranno sempre più intensi e frequenti, soprattutto se non si fa qualcosa di concreto per limitare l’inquinamento e le emissioni di CO2.

Per spiegare perché il riscaldamento globale sia responsabile allo stesso tempo della siccità e delle tempeste, bisogna ricordare come funziona il ciclo dell’acqua. Semplificando: evapora da mari, paludi, fiumi e foreste, a una certa altezza si condensa formando le nubi e infine precipita sotto forma di pioggia (o neve); le temperature sempre più alte però hanno intensificato questo ciclo, aumentando l’evaporazione, che si scarica con violente precipitazioni. Insomma, temperatura globale più alta è uguale a più acqua in atmosfera, che è uguale a più acqua che cade al suolo.

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Foto: urbanpost.it

Accade poi come a Livorno lo scorso settembre, quando in sole 4 ore cadde la stessa quantità di pioggia che dovrebbe cadere in 3 mesi, con le conseguenze che sono poi finite sulle pagine di tutti i giornali. Piogge deboli e frequenti e violente precipitazioni non sono decisamente la stessa cosa: un nubifragio non risolve il problema della siccità, perché solo una minima parte di acqua raggiungerà il sottosuolo. I terreni aridi e secchi non sono in grado di assorbire l’acqua, perciò tempeste e grandinate aggiungono solo danni su danni: Coldiretti ha stimato le perdite in agricoltura di quest’anno in 2 miliardi, tra caldo torrido e precipitazioni troppo intense.

E questo in campagna. In città il problema è ancora più serio, perché l’asfalto impedisce completamente all’acqua di infiltrarsi, lasciandola perciò scorrere in superficie; in poche ore si creano allagamenti come successo a Livorno e prima ancora in Liguria o in Sardegna. Per cui, l’Italia rischia letteralmente di affogare.

Colpa del consumo di suolo e della cementificazione, con lo sviluppo urbano che negli ultimi 25 anni ha causato la scomparsa di oltre un quarto della superficie coltivabile; sommandolo ai cambiamenti climatici che porta ai fenomeni metereologici estremi, è facile capire che sia stata prima di tutto l’attività dell’uomo a rompere un equilibrio e portare al dissesto idrogeologico, con fenomeni come alluvioni o frane.

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Foto: www.meteoweb.eu

Ma questo è un altro argomento molto vasto che merita sicuramente un approfondimento: presto faremo il punto della situazione con l’aiuto degli esperti.

Foto copertina: www.paeseroma.it

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