Ecocentrica

Make-up e cosmetici che fanno bene alla pelle

I cosmetici fanno bene alla pelle se sono efficaci, rispettosi dell’ambiente e adatti alle proprie esigenze: scopriamo come sceglierli.

Fondotinta, ciprie, struccanti, lozioni, creme, principi attivi puri, filtri solari… i prodotti per il make-up, e i cosmetici in generale, fanno bene o male alla pelle? Ho scoperto che è un dubbio molto comune, e non a torto: si stima che in Europa ogni persona utilizzi, mediamente, circa 12 prodotti di igiene e bellezza al giorno, esponendosi così a 168 sostanze chimiche che penetrano attraverso la pelle.

Cosmetici che possono nascondere numerose sostanze irritanti o allergizzanti: nell’intervista realizzata all’esperto sul tema delle allergie e dermatiti da contatto, ho scoperto che questi fenomeni sono in netto aumento, si parla di 17.500 nuovi casi diagnosticati ogni anno (e in realtà sono molti di più), per i quali i prodotti di bellezza sono i principali colpevoli, soprattutto se contengono ingredienti come parabeni, conservanti, coloranti e tensioattivi di sintesi.

Numeri impressionanti che portano, giustamente, a una riflessione: make-up e cosmetici vari che stratifichiamo ogni giorno e vantano eccezionali proprietà curative, fanno davvero bene alla pelle o rischiano di creare più danni che benefici?
La risposta è “dipende”. Vediamo perché e come essere certe di utilizzare un prodotto amico della pelle!

Trucchi e cosmetici fanno bene alla pelle? Queste sostanze probabilmente no

Alcune formulazioni contengono ingredienti di sintesi che possono rivelarsi nocive per inalazione o per contatto, irritanti, allergizzanti o addirittura classificate come interferenti endocrini (ovvero alterano il normale equilibrio del sistema ormonale), e al tempo stesso inquinano l’ambiente. Qualche esempio? Siliconi e petrolati sono derivati dagli scarti di raffinazione del petrolio, quindi ben poco sostenibili, e sulla pelle hanno un’azione filmante, occludono i follicoli piliferi favorendo la formazione di impurità e l’invecchiamento cutaneo. I parabeni comprendono un gruppo di composti, impiegati nei cosmetici per la loro azione conservante e battericida, che oltre ad avere un alto impatto ambientale, sono potenziali interferenti endocrini; così come alcuni dei filtri solari più utilizzati, come l’Oxybenzone, già messo al bando da alcuni Paesi come le Hawaii perché tossico per i coralli. Purtroppo, non ci si preoccupa mai abbastanza dell’inquinamento ambientale provocato dai cosmetici come i detergenti a risciacquo, che spesso contengono tensioattivi di sintesi che possono risultare aggressivi sulla cute e che dopo l’uso finiscono nei reflui, arrivando fino al mare: la normativa in tema di biodegradabilità e tossicità per gli organismi acquatici è molto meno restrittiva rispetto a quella che regola le formulazioni dei prodotti per la pulizia.

Un modo molto semplice per fare acquisti consapevoli è servirsi di strumenti come l’EcoBioDizionario, un database messo a punto dal famoso chimico Fabrizio Zago insieme a un team di esperti che contiene oltre 20.000 ingredienti. Disponibile anche sotto forma di App, permette di ottenere la valutazione di una sostanza o dell’intera composizione di un prodotto, sia dal punto di vista ambientale sia da quello della salute, grazie alla collaborazione della Presidente di SkinEco (Associazione Internazionale di Ecodermatologia).

Perché la pelle sembra peggiorare con l’uso di make-up e cosmetici?

E proprio sul sito di SkinEco, trovate un’introduzione al concetto di EcoDermoCompatibilità®, cioè “cosa fa bene alla pelle e allo stesso tempo non impatta negativamente sull’ambiente”. Da un lato, chi è attento alla sostenibilità, ha imparato a ricercare le formulazioni a base di ingredienti naturali, meglio se garantite da una certificazione biologica; dall’altro, però, non basta che un cosmetico sia bio, deve anche essere efficace ed adatto alle esigenze della pelle in quel momento.

Su questo sito, partner di EcoBioControl, scopro che in questi ultimi anni sono aumentati i casi di donne che si recano dal dermatologo perché affette da problemi come dermatite atopica, pelle reattiva, rosacea, acne in età adulta, e che, nonostante utilizzino di numerosi cosmetici, non vedono migliorare l’aspetto della pelle. Già, perché un prodotto può non essere efficace e non risolvere la situazione, ma esiste anche un’ipotesi peggiore: che la danneggi ulteriormente.

Questo può succedere per varie ragioni, innanzitutto per l’uso di principi attivi non adeguati alle proprie esigenze: creme troppo ricche che finiscono per portare alla formazione di comedoni e punti neri, scrub troppo aggressivi o tonici contenenti alcol che provocano infiammazione in una pelle già sensibile… un’altra ragione va ricercata in una scorretta beauty routine che si compone di un numero di prodotti eccessivi, magari un’unica volta alla settimana per compensare le volte in cui si ha ceduto alla pigrizia e non si è rispettata nemmeno la regola fondamentale di rimuovere il make-up. Molto meglio utilizzare pochi prodotti, concentrandosi sugli step fondamentali, ma essere costanti e dedicare alla pelle un po’ di tempo tutti i giorni!

L’uso improprio di cosmetici, poi, a volte deriva dal non conoscere a fondo le loro proprietà: ci sono alcuni ingredienti fotosensibilizzanti, che non andrebbero mai usati prima di esporsi al sole, come gli acidi e il retinolo, oppure principi attivi ottimi se presi singolarmente ma che non vanno mescolati tra loro, ad esempio la vitamina C e gli esfolianti a base di acido salicilico, se non volete azzerarne gli effetti sulla pelle o peggio correre il rischio di irritazioni cutanee.

Perché la cosmesi eco-bio vieta molti ingredienti presenti nei prodotti tradizionali?

Sono molte le sostanze considerate sicure dal Regolamento Europeo ma bandite dai disciplinari della cosmesi biologica, e non solo per il loro impatto ambientale: anzi, spesso salute e ambiente vanno a braccetto. Dal sito di SkinEco si legge che «Molti ingredienti, pur essendo non tossici e non allergizzanti (e pur presentando profili tossicologici rassicuranti), si rivelano sulla lunga distanza poco dermocompatibili; allo stesso tempo tali ingredienti spesso non sono ecocompatibili.»

Questo perché un cosmetico “Dermatologicamente Testato” viene approvato se supera i test allergici nell’immediato, ma non viene eseguita nessuna valutazione circa gli effetti nel medio/lungo periodo: e invece, le sensibilizzazioni (e le conseguenti dermatiti irritative o allergiche) raramente avvengono in seguito a un singolo contatto, più spesso si manifestano con un’esposizione prolungata nel tempo.

Insomma, quello che dovremmo pretendere dai prodotti di make-up, dai cosmetici e da tutto quello che applichiamo sulla cute, sono certamente la qualità e l’efficacia, perché devono rivelarsi all’altezza di ciò che promettono, ma anche formulazioni che si avvalgono di ingredienti il più possibile naturali, facilmente biodegradabili, e che non facciano più male che bene alla pelle.

L’EcoDermoCompatibilità è un approccio a 360 gradi, che tiene conto dell’impatto sull’ambiente e della sicurezza per la salute, a breve e a lungo termine; forse un obiettivo ambizioso, per l’industria cosmetica e per noi consumatori, ma a mio avviso l’unico che andrebbe davvero perseguito.

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