Ecocentrica

Estate in spiaggia: quando intervenire se notiamo comportamenti sbagliati

Tessa Gelisio, spiaggia

Agosto è ormai arrivato e molti di noi si preparano a trascorrere le consuete vacanze in spiaggia, un meritato relax dopo tanto lavoro. Eppure, anche quando ci si reca in località marittime non dobbiamo dimenticarci della protezione dell’ambiente: potremmo infatti assistere a comportamenti poco consoni per il rispetto del delicato equilibrio delle coste, tra bagnanti maleducati e altri distratti. Ma quando agire, che fare quando notiamo qualcuno che sta danneggiando la spiaggia, anche inconsapevolmente?

Sarà di certo capitato a tutti, a me capita praticamente ogni anno. Mentre ci si rilassa in spiaggia, capita di frequente vedere persone che non hanno nessun rispetto né per l’ambiente e né per gli animali. Tra immondizia abbandonata sul bagnasciuga, mozziconi di sigaretta o piccoli animali usati come giocattoli con cui intrattenere i bambini, capita davvero di tutto. È quindi nostro dovere intervenire quando questi comportamenti arrecano danno, magari con l’aiuto delle autorità competenti già presenti sulle spiagge. Di seguito, alcuni casi in cui potremmo imbatterci.

Mozziconi di sigaretta abbandonati

È il grande classico negativo dell’estate in spiaggia, uno di quei comportamenti inconcepibili a cui tutti noi assistiamo di continuo. Alcuni fumatori, terminata la loro sigaretta, si limitano a spegnerla nella sabbia, abbandonando poi sul posto il mozzicone.

Questo comportamento è però molto dannoso poiché, come svelato da Marevivo, ogni giorno vengono abbandonati sulle spiagge italiane circa 5 milioni di mozziconi. È il rifiuto più frequente sui litorali italiani, addirittura più della plastica, ed è pericoloso. Oltre a essere inquinanti e a rilasciare delle sostanze tossiche per l’ecosistema, i mozziconi di sigaretta vengono anche ingeriti da uccelli marini, tartarughe e piccoli pesci, che li scambiano per prede. E spesso incorrono nella morte, perché le sostanze spugnose di cui sono fatti questi filtri si bloccano nello stomaco di questi animali, impedendo la digestione.

Considerando come abbandonare mozziconi in spiaggia sia vietato, con multe che possono arrivare a 300 euro, parliamo con i nostri vicini di ombrellone chiedendo di usare un posacenere portatile o, ancora, un bicchierino da gettare poi negli appositi cestini. E in caso questi bagnanti fossero poco inclini all’ascolto, basta avvisare i vigili urbani – se presenti sul posto – oppure semplicemente il bagnino.

Immondizia, quando la spiaggia diventa una discarica

Del tema dei rifiuti abbandonati in spiaggia se ne parla tutto l’anno, in particolare sui danni causati dalla plastica. Eppure, nonostante si tratti di un argomento ormai da tempo centrale nel dibattito pubblico, sono ancora molti i bagnanti che ignorano divieti e campagne di sensibilizzazione. Cartacce, involucri di polistirolo, bottigliette, bicchieri e stoviglie di plastica: alcuni lasciano sulla sabbia davvero di tutto, alcuni addirittura non si fanno problemi a scavare piccole buche dove abbandonare i loro rifiuti.

Mantenere le spiagge pulite è importante non solo per evitare contaminazioni, ma anche perché la plastica è una delle primissime cause di morte per gli animali marini, che ingeriscono inavvertitamente questo materiale o vi rimangono impigliati. È bene quindi intervenire quando incontriamo vacanzieri poco educati, chiedendo di raccogliere l’immondizia abbandonata per depositarla negli appositi cestini. Anche in questo caso i trasgressori rischiano salate multe, a seconda anche delle ordinanze locali, e si può richiedere l’intervento delle forze dell’ordine, dei vigili urbani, della capitaneria di porto o dei tanti volontari che incessantemente lavorano per mantenere i litorali puliti e protetti.

Animali marini nei secchielli, un gioco ben poco educativo

Quante volte ci è capitato di vedere in spiaggia dei genitori che, armati di retino e secchiello, catturano granchi, paguri, stelle marine e piccoli pesci per intrattenere i loro bambini? Per quanto possa apparire un passatempo ai più innocuo, in realtà non lo è: non solo è dannoso per queste specie marine, ma è anche vietato dalla legge.


I più piccoli non ne hanno ovviamente colpa, vedono gli abitanti del mare come amici con cui giocare e non possono sapere che chiuderli in un secchiello possa fare loro del male. Sono i genitori, invece, che dovrebbero assumere dei comportamenti più educativi per i loro figli. Così come spiega l’ENPA, quella del secchiello è una vera e propria tortura per gli abitanti del mare: la poca acqua a disposizione raggiunge velocemente temperature elevate e, nel corso della giornata, porta inevitabilmente alla morte di questi animaletti.

Se possibile, parliamo quindi con i genitori, magari lontano dai bambini che non hanno nessuna colpa di questa situazione. Spieghiamo quali sono i rischi di questa abitudine, anche ricordando come si tratti di un vero e proprio reato, disciplinato dall’articolo 544 del Codice Penale. In caso l’avvertimento non sortisse effetto, rivolgiamoci alle forze dell’ordine.

Pannolini e rifiuti fisiologici, la spiaggia non è una toilette

Altro argomento che riguarda genitori poco attenti, quello della gestione della toilette dei più piccoli. Ancora oggi, si assiste a scene che non sono solo oggettivamente poco gradevoli, ma anche di elevato impatto sull’ambiente. È il caso di papà e mamme che cambiano i pannolini ai loro bimbi, per poi abbandonare il rifiuto sulla spiaggia o, ancora, che scavano buche nella sabbia per permettere ai più piccoli di espletare i loro bisognini. E pensare che ormai la gran parte delle spiagge pubbliche più frequentate sono dotate di appositi bagni e spesso anche di fasciatoi utili ai genitori.

Entrambi i comportamenti sono problematici: nel primo caso si ha l’abbandono di rifiuti altamente inquinanti, perché i materiali di cui sono fatti i pannolini sono tutto fuorché biodegradabili e rischiano di danneggiare la fauna marina. Nel secondo caso, invece, il problema è quello della contaminazione di ecosistemi delicati, come quelli delle coste. Anche in questo caso, se le persone con cui si dovrà interagire appaiono ragionevoli, proviamo a spiegare quanto dannoso sia questo comportamento. In caso contrario, allertiamo il bagnino o le forze dell’ordine presenti sul posto.

Non solo rifiuti fisiologici, però: il discorso è analogo per chi usa shampoo o altri detergenti per lavarsi direttamente sul bagnasciuga, poiché prodotti tossici per la flora e la fauna marina.

Viva i cani in spiaggia, ma attenzione ai proprietari

Dopo molti anni, finalmente sempre più spiagge hanno deciso di accogliere cani e altri animali domestici. Si tratta di una scelta fondamentale per garantire all’amico a quattro zampe un po’ di divertimento e refrigerio durante le vacanze.

Eppure, per quanto la presenza di cani sulla spiaggia sia benvenuta e anche rilassante, non sempre capita lo stesso per i proprietari più distratti. Il proprietario è infatti tenuto alla cura e al controllo del suo animale, evitando che sia disturbo per altri presenti. Nonostante questo, molti sono ancora restii a raccogliere i bisognini dei loro amici a quattro zampe o, peggio, si disinteressano del loro benessere. Quante volte ci è capitato di notare cani legati al palo dell’ombrellone, mentre la loro famiglia si allontana per un gelato o per un bagno rinfrescante?

Il cane ha sempre bisogno di un opportuno riparo dal sole, per evitare colpi di calore, e di una ciotola sempre abbondante di acqua fresca. Ancora, ci si deve attenere ai regolamenti comunali o della struttura in cui si reca: evitare di far scorrazzare libero l’animale fra gli altri bagnanti, usare il guinzaglio e avvalersi dei tratti di spiaggia appositamente pensati per lo sgambo del quadrupede. Per le violazioni come la mancata raccolta dei rifiuti fisiologici, si possono allertare le autorità presenti sul posto. Se notiamo invece un cane in difficoltà, magari lasciato sotto il sole dai proprietari, interveniamo subito richiedendo il soccorso alle forze dell’ordine o agli enti e alle associazioni preposte alla tutela degli animali.

Accedere alle spiagge? Cosa dice la legge

Infine, uno sguardo alle regole d’accesso alle spiagge, perché può capitare che i gestori non le conoscano o, ancora, che le ignorino volutamente. Si deve infatti ricordare che le spiagge sono e rimangono un bene pubblico, in alcuni casi concesso dallo Stato a privati per la loro gestione, e pertanto il diritto di passaggio è sempre garantito.

La legge prevede infatti che le strutture balneari garantiscano sempre l’accesso libero e gratuito all’area di spiaggia di loro competenza, per permettere il transito fino al raggiungimento della battigia, anche a fini di balneazione. In altre parole, chiunque potrà attraversare la spiaggia per raggiungere il bagnasciuga. Non si potranno invece piantare ombrelloni o sdraiarsi sulla spiaggia, senza appunto rispettare le regole e le tariffe volute dal gestore, perché parte della concessione. In caso i gestori dovessero impedire l’accesso alla battigia – sia con recinzioni che bloccando i bagnanti non paganti – si può chiedere l’intervento dei vigili.

In definitiva, la spiaggia è un luogo da vivere e da amare, ma sempre nel rispetto dell’ambiente, degli animali, delle altre persone presenti e, ovviamente, della legge!

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