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Home»Casa Green»Quello che il brillantante commerciale non ti dice
Casa Green

Quello che il brillantante commerciale non ti dice

Il brillantante commerciale contiene sostanze che non solo possono essere dannose per la salute, ma che danneggiano anche le stoviglie.
Tessa GelisioDi Tessa Gelisio26 Marzo 2026Aggiornato:27 Aprile 20264 min lettura
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Tessa Gelisio, brillantante

Complice anche un martellante marketing, il brillantante per lavastoviglie è oggi percepito come un prodotto irrinunciabile per piatti e bicchieri sempre splendenti, pari al nuovo. Eppure, dietro a questa promessa si nasconde un mix di sostanze sintetiche, che non solo sono altamente dannose per l’ambiente, ma anche per la salute. Ecco perché è importante conoscere quel che la pubblicità non dice sul brillantante commerciale e, soprattutto, le alternative più ecologiche da provare.

Tra composizione del brillantante e danni ambientali

Brillantante

Affinché possano garantire piatti, bicchieri e stoviglie sempre splendenti, i brillantanti commerciali presentano una particolare composizione. Grazie ad alcune sostanze sintetiche, abbassano infatti la tensione superficiale dell’acqua, facendola rapidamente scivolare su vetro, ceramica e metallo, senza lasciare residui. Ma come è ottenuto questo risultato?

In linea generale, i più comuni brillantanti commerciali contengono:

  • fino al 20% di tensioattivi non ionici, principalmente alcoli etossilati, ottenuti dalla reazione dell’etilene con alcoli grassi;
  • circa il 3-5% di acido citrico;
  • idrotopi come il sodio cumensolfonato, conservanti, profumi e coloranti sintetici.

Nella maggior parte dei casi, i tensioattivi dei brillantanti hanno origine petrolchimica e, nonostante debbano essere “prontamente biodegradabili” secondo le norme OECD 301 e le linee guida Ecolabel internazionali, in realtà sono dei riconosciuti inquinanti ambientali. In particolare, gran parte di questi composti finisce negli scarichi e non viene catturata in modo efficace dai sistemi di depurazione: contaminano così i corsi d’acqua, danneggiando soprattutto gli ambienti marini. Ad esempio, uno studio del 2006 ha dimostrato che gli alcoli etossilati sono responsabili di tossicità acuta e cronica su almeno 17 specie acquatiche.

Gli effetti sulle stoviglie del brillantante commerciale

Bicchieri in lavastoviglie

Non è però tutto poiché, contrariamente a quanto sostenuto dalla pubblicità, l’uso prolungato del brillantante commerciale non protegge le stoviglie. Anzi, può accelerarne il degrado, aumentando il ciclo di sostituzione di piatti, bicchieri e posate e, conseguentemente, di rifiuti non sempre di facile smaltimento.

In particolare, l’azione dei tensioattivi del brillantanti – uniti alla soda caustica spesso aggiunta nei detersivi per lavastoviglie – può determinare:

  • clouding, ovvero l’opacizzazione diffusa delle superfici. Un effetto evidente sui bicchieri e sugli altri contenitori in vetro, che si ingrigiscono anche dopo pochi lavaggi;
  • etching, cioè la microcorrosione irreversibile di vetro e ceramica, con sbiadimento, opacizzazione e rimozione di eventuali decorazioni.

In altre parole, per facilitare lo scivolamento dell’acqua, i tensioattivi creano un microfilm sulle stoviglie che, accumulandosi nel tempo, le rovinano. E, così come rivela la ricerca scientifica, si tratta di danni irreversibili: i tensioattivi rimangono sulle superfici ed è pressoché impossibile rimuoverli.

I rischi per la salute del brillantante

Cassetto del brillantante

Come se non bastasse, il brillantante commerciale può avere anche effetti negativi sulla salute. I residui di tensioattivi sulle stoviglie non vengono mai completamente eliminati dai cicli di risciacquo e, di conseguenza, mangiando e bevendo si ingeriscono quantità variabili di sostanze tossiche per l’organismo.

In particolare, gli studi scientifici hanno confermato che gli alcoli etossilati possono danneggiare la barriera intestinale umana. Anche una piccola concentrazione può infatti determinare:

  • l’attivazione di geni pro-infiammatori;
  • l’aumento della permeabilità intestinale;
  • la riduzione della resistenza della parete intestinale;
  • la morte di alcune cellule epiteliali.

Nella pratica, ciò si può tradurre in gonfiore e irritazione intestinale, ma anche in modifiche del transito, crampi e malassorbimento. Effetti che possono essere anche particolarmente duraturi poiché queste sostanze, proprio poiché allontanano l’acqua, sono di difficile smaltimento. Ancora, sono in corso di studio alcune ricerche sul possibile stress epatico e ossidativo, anche perché alcuni di questi composti supererebbero la barriera intestinale.

In più, sia con i lavaggi in lavastoviglie che con i fisiologici bisogni umani, queste sostanze passano sempre attraverso gli scarichi e, contaminando i corsi d’acqua, entrano stabilmente nella catena alimentare.

Le alternative più sicure al brillantante

Acido citrico e brillantante

Scegliere la lavastoviglie significa non solo optare per una comodità quotidiana, ma anche ridurre il proprio impatto ambientale: il consumo d’acqua è infatti notevolmente ridotto rispetto al lavaggio a mano. Ma come fare con il brillantante, visto i suoi rischi sia per l’ambiente che per l’organismo umano?

La risposta è molto semplice: basta usare l’acido citrico puro. Questa sostanza, di origine completamente naturale perché estratta dagli agrumi, è il più forte anticalcare oggi disponibile: riduce efficacemente tutti gli aloni lasciati dall’acqua, per delle stoviglie sempre ottime. Rispetto al brillantante, bicchieri e piatti appaiono meno splendenti, ma comunque sempre privi di fastidiosi residui. Ma come si usa? Basta diluirlo al 15% – esempio, 15 grammi in 100 ml d’acqua – e versarlo direttamente nella vaschetta del brillantante.

In definitiva, il marketing non dice che il brillantante è dannoso per le stoviglie, gli ambienti marini e la salute: meglio allora ricorrere a soluzioni alternative, come il più che sicuro acido citrico.

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