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Home»Casa Green»Pentole antiaderenti: perché bisogna cambiarle quando rigate
Casa Green

Pentole antiaderenti: perché bisogna cambiarle quando rigate

Le pentole antiaderenti devono essere cambiate quando rigate: possono infatti rilasciare PFAS e altre sostanze, dannose per la salute.
Tessa GelisioDi Tessa Gelisio24 Giugno 20264 min lettura
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Tessa Gelisio, pentola antiaderente

Non si può dire che le pentole antiaderenti non abbiano rivoluzione il modo con cui si cucina: proprio poiché i cibi tendono a non attaccarsi sulla loro superficie, permettono di ridurre le quantità di oli e di grassi durante la cottura. Normalmente sicure se usate e mantenute correttamente, presentano però un fattore di rischio: l’usura e i graffi possono infatti trasformarle in fonti di contaminazione. Ma quali sono le sostanze a cui prestare attenzione e, soprattutto, quando cambiare queste pentole?

Cosa succede quando la pentola antiaderente si riga

Pentole antiaderenti rigate
Pexels

Finché il rivestimento interno rimane intatto, le pentole antiaderenti sono sicure per l’utilizzo domestico: assicurano cotture perfette, senza particolari conseguenze per la salute o l’ambiente.

Tuttavia, la questione cambia quando il rivestimento interno inizia a degradarsi, ad esempio per l’usura o per la comparsa di graffi. Il materiale di cui è costituita la pentola non scompare ovviamente nel nulla, bensì si stacca e si mescola alle pietanze cucinate, contaminandole.

Secondo uno studio condotto nel 2022, il problema non è da sottovalutare, anche per danni visivamente minuscoli:

  • un singolo graffio sul rivestimento di teflon può rilasciare circa 9.000 particelle di microplastiche;
  • se la padella è gravemente consumata, i frammenti possono superare i 2,3 milioni.

Oltre alle microplastiche, possono essere rilasciate anche sostanze chimiche dannose, come i PFAS – soprattutto nelle pentole più vecchie – e altri composti. Dei veri e propri inquinanti perenni, che interagiscono nell’organismo agendo soprattutto come interferenti endocrini.

Quali sostanze sono presenti nei residui delle padelle

Pentola antiaderente sul fornello
Pexels

Ma entrando maggiormente nel dettaglio, con quali sostanze si entra in contatto consumando cibi contaminati dai frammenti della padella antiaderente? A seconda del tipo di utensile e dalla qualità produttiva, vi possono essere:

  • PFAS mobili e solubili, come PFOA e PFOS, presenti soprattutto nelle padelle più vecchie, prodotte prima delle restrizioni adottate a livello europeo. Queste sostanze venivano usate soprattutto come collanti, per favorire l’aderenza dello strato in teflon alla superficie metallica della padella. Gli utensili di ultima generazione sono solitamente privi di questi due composti;
  • PTFE, ovvero il teflon, il polimero plastico che di fatto costituisce il rivestimento delle pentole. Tende a degradarsi in grandi scaglie e, finché le dimensioni sono importanti, la sua portata sull’organismo è ridotto;
  • micro e nanoplastiche, non visibili a occhio nudo, ma solitamente presenti in polveri minuscole.

Una ricerca condotta nel 2025 ha confermato che il PTFE di grandi dimensioni non è particolarmente rischioso per la salute, perché l’organismo non è in grado di scomporlo e si limita, pertanto, a espellerlo. La situazione è invece diversa per i frammenti infinitesimali, che possono penetrare nelle cellule e generare un forte stress ossidativo, anche con danni ai mitocondri.

Cosa fare se la pentola è rigata

Pentola antiaderente e olio
Pexels

Per quanto le pentole in teflon di produzione recente vedano un rischio ridotto di PFAS, e il PTFE di grandi dimensioni non presenta enormi fattori di rischio, bisogna sempre seguire un criterio cautelativo:

  • se la pentola è rigata, anche leggermente, è meglio sostituirla;
  • se il rivestimento sembra intatto, ma si notano scolorimenti o alterazioni della consistenza, meglio evitare.

Il rischio è proprio dovuto sia alle microplastiche che alle micro-particelle di PTFE: sebbene gran parte delle analisi scientifiche sia tutt’ora in corso, ridurre l’esposizione personale è sempre una soluzione valida per evitare possibili conseguenze in futuro.

Ci sono alternative alle pentole antiaderenti?

Padella in ceramica
Pexels

Proprio perché i rischi non sono da sottovalutare, è più che naturale chiedersi se esistano alternative altrettanto valide alle pentole antiaderenti. In linea generale, esistono altri materiali che offrono un basso potenziale di aderenza dei cibi, ma raramente si eguagliano le prestazioni del teflon. Fra le principali da valutare, vi sono:

  • i rivestimenti ceramici in sol-gel, pensati per resistere alle alte temperature – fino anche a 450 gradi – e garantire una media aderenza. Bisogna però scegliere solo padelle certificate, perché quelle di bassa fattura possono rilasciare tracce di metalli pesanti;
  • la ghisa smaltata che, se di buona qualità, garantisce un medio effetto antiaderente, finché lo strato in smalto non si usura. Non vengono rilasciati nel cibo sostanze sintetiche, tuttavia si possono rilevare tracce di ferro biodisponibile;
  • la lamiera in acciaio, se sottoposta a “seasoning”, ovvero un procedimento di stagionatura che porta alla creazione di una patina nera, che ha un blando effetto antiaderente;
  • alcune tipologie di titanio, se meccanicamente lavorate, anche se il livello di antiaderenza garantito non è enorme.

In definitiva, le pentole antiaderenti sono sicure per l’uso in cucina finché rimangono intatte: con la comparsa dei primi graffi, è indispensabile sostituirle.

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