
Non è di certo un segreto: il ricorso all’ammorbidente è una delle abitudini più diffuse quando si fa il bucato. Ma dietro alla morbidezza dei tessuti, e spesso al loro profumo inebriante, può celarsi una realtà chimica da non sottovalutare. Alcuni composti utilizzati in questi prodotti non sono solo inquinanti, ma possono avere anche conseguenze sulla salute. Ho quindi cercato di capirne di più, anche con l’aiuto del chimico Fabrizio Zago, partendo da un’evidenza: l’ammorbidente non va eliminato, bisogna però sceglierlo con attenzione.
Cosa contengono gli ammorbidenti sintetici

Innanzitutto, è necessario comprendere quali componenti siano normalmente presenti negli ammorbidenti sintetici, quelli maggiormente diffusi sul mercato. Tra gli elementi più frequentemente utilizzati, si elencano:
- tensioattivi cationici, spesso sotto forma di esterquat o sali di ammonio quaternario;
- profumazioni sintetiche, con molecole progettate sia per resistere alle alte temperature di lavaggio che per essere persistenti nel tempo;
- conservanti e composti siliconici, necessari sia per stabilizzare il detergente che per aumentare la morbidezza delle fibre.
Il meccanismo di funzionamento è abbastanza semplice: i tensioattivi si depositano sulle fibre, creando una sorta di pellicola impermeabilizzante, affinché i tessuti siano più lisci e morbidi al tatto. Questo vantaggio comporta però una riduzione della loro assorbenza naturale, un effetto che si rende soprattutto evidente su salviette, asciugamani e accappatoi.
Le conseguenze sulla salute dovute all’ammorbidente

Il primo versante da prendere in considerazione è quello delle possibili conseguenze sulla salute, dovute all’uso di ammorbidenti di origine commerciale.
Così come evidenzia Fabrizio Zago, e diversi studi scientifici condotti negli ultimi anni, le principali criticità non sono connesse agli esterquat, dei tensioattivi non solo dall’alto profilo di sicurezza per la salute, ma anche gentili sull’ambiente. Sono invece altri composti, come i profumi e i sali d’ammonio, a determinare sempre più frequenti problematiche:
- irritazioni cutanee e dermatiti, dovute al contatto della pelle con i tessuti trattati;
- reazioni allergiche e shock anafilattici, nei soggetti sensibili a questi componenti;
- disturbi ormonali, perché alcune sostanze utilizzate per fissare i profumi sui tessuti possono agire come interferenti endocrini.
Per quanto i profumi siano gli elementi che maggiormente determinano conseguenze sull’organismo, non si deve però pensare di sostituirli con gli oli essenziali: anche quando di origine naturale, possono infatti presentare allergeni o irritanti, soprattutto con il contatto prolungato con la pelle.
Gli effetti dell’ammorbidente sull’ambiente

L’uso massiccio di ammorbidenti sintetici può determinare anche conseguenze sull’ambiente, con conseguenze soprattutto sugli ambienti marini. Come già spiegato, gli esterquat sono dei composti sostanzialmente gentili in termini di inquinamento, tuttavia altre sostanze – prime fra tutte, i già citati profumi – possono determinare:
- tossicità acuta e cronica nelle acque, perché modificano l’equilibrio vitale di molte specie acquatiche, sia con effetti endocrini che neurologici;
- ridotta biodegradabilità, con le molecole di profumo che possono anche rimanere intatte per decenni in natura;
- fenomeni di bioaccumulo nei tessuti di molti pesci, finendo anche per contaminare la catena alimentare.
I test in laboratorio evidenziano che molti composti, soprattutto se impermeabilizzanti, hanno scarsissima capacità di scioglimento: transitando per le acque reflue, arrivano sostanzialmente intatti ai depuratori che, non riuscendo a trattenerli, non ne permettono un filtraggio prima dello scarico finale nei corsi d’acqua.
Perché bisogna comunque usare l’ammorbidente

Eppure, ci sono anche ottime ragioni per continuare a utilizzare l’ammorbidente. E, così come sempre Zago spiega, il motivo risiede principalmente nel pH. Durante il lavaggio con il detersivo, gli indumenti sono infatti sottoposti a:
- un pH attorno a 8.5/9 per i detersivi liquidi;
- un pH attorno a 10.5 per i detersivi in polvere.
Poiché le lavatrici moderne utilizzano sempre acqua, anche per rispondere a criteri energetici e ambientali giustamente sempre più stringenti, l’efficacia del risciacquo è minore. E quindi i tessuti escono dal cestello ancora carichi di alcalinità che, a contatto con la pelle, può causare irritazioni e squilibri.
L’uso di un buon ammorbidente, in genere con un pH attorno ai 3,5, aiuta a scaricare la carica elettrostatica dei tessuti e a riportare il pH dei tessuti a livelli più neutri, riducendo così i rischi di reazioni da contatto.
Quali alternative agli ammorbidenti inquinanti?

Ma quali alternative esistono agli ammorbidenti più inquinanti? Innanzitutto, si possono acquistare ammorbidenti ecobio, accertandosi in etichetta che ricorrano solo a esterquat ma non presentino profumi oppure oli essenziali.
In alternativa, si può ricorrere a una soluzione sicura ed economica come l’acido citrico:
- una punta di un cucchiaino se il detersivo è liquido;
- un cucchiaino se il detersivo è in polvere.
In questo modo, si riduce l’azione alcalinizzante del detersivo e si riporta il pH a livelli più neutri.
In definitiva, l’ammorbidente è utile per il bucato, ma la maggior parte delle proposte commerciali sono sia inquinanti che dannose per la salute: meglio allora scegliere proposte ecobio o ricorrere all’acido citrico.