
Da settimane, una colonia di oltre cento pavoni percorre liberamente le strade di Punta Marina, frazione balneare di Ravenna. E non si può dire che la loro sia una presenza discreta: salgono sui tetti, sporcano i giardini, rigano le carrozzerie delle auto parcheggiate e, di notte, urlano fino all’alba. Una situazione così paradossale da diventare caso nazionale, con due fazioni contrapposte, e un’amministrazione comunale in cerca di soluzioni, a tutela degli animali stessi e dei cittadini.
Tutto ha avuto origine intorno al 2014, quando una decina di esemplari ha cominciato a stazionare nella pineta attorno all’ex colonia dell’Aeronautica Militare. Con il lockdown del 2020, le strade deserte hanno permesso agli esemplari di Pavo cristatus di spostarsi liberamente tra le abitazioni. La colonia ha raggiunto le stime attuali di 100-120 individui. Il pavone indiano è una specie originaria dell’Asia meridionale completamente estranea alla fauna autoctona italiana.
Questi uccelli non sono animali selvatici e non hanno un proprietario riconoscibile; per questo motivo la polizia provinciale li definisce “res nullius”, ovvero né del Comune né della Regione, il che ha complicato ogni tentativo di intervento. A rendere tutto ancora più difficile è la biologia stessa dell’animale. L’arrivo della primavera, infatti, coincide con la stagione riproduttiva, durante la quale i maschi emettono vocalizzazioni forti e ripetute, soprattutto a partire dall’alba, provocando un frastuono fastidioso.

Non solo: in questo periodo i pavoni tendono a confondere il proprio riflesso nelle carrozzerie delle auto o nelle vetrine per un rivale. Ciò scatena un’aggressività che si ripercuote sulle macchine e sui negozi, con danni strutturali che si estendono anche ai giardini e ai marciapiedi imbrattati di guano.
Il Comune di Ravenna si trova ora a dover sciogliere un nodo complesso su più livelli. Le ipotesi sul tavolo includono il trasferimento in aree naturalistiche dedicate, la cessione a strutture agricole o la creazione di habitat protetti lontano dalle zone residenziali, ma è tutto in via di definizione. Anche perché la comunità è profondamente divisa. Da un lato ci sono i cittadini che, esasperati dalla presenza dei pennuti, raccontano di notti insonni e di bambini impossibilitati a giocare o anche solo a uscire da scuola serenamente.
Dall’altro, ci sono coloro che sostengono che questi uccelli in fondo rappresentano un’attrazione turistica unica, che deve essere tutelata al netto di qualche comprensibile fastidio. Al momento, a occuparsi della colonia è una realtà no-profit di volontariato che, in base a una convenzione con il Comune di Ravenna, opera sopralluoghi, cura la cartellonistica informativa e sensibilizza i cittadini a non nutrire gli animali. Potrebbe non bastare, però.