
Quando si sceglie il tipo di alimentazione per i nostri amici gatti, spesso la comodità e il marketing prendono il sopravvento sulle loro reali necessità. D’altronde, cosa c’è di più immediato che aprire un sacchetto di crocchette e riempire la ciotola? Eppure, un’alimentazione troppo secca potrebbe essere dannosa per i felini: eccessiva disidratazione, irritazione intestinale cronica, diabete e altri disturbi possono essere infatti dietro l’angolo. È quanto mi ha spiegato il medico veterinario Alessandro Prota, mettendo anche in evidenza alcune contraddizioni del mercato.
Disidratazione cronica: il pericolo invisibile del cibo secco

Per capire quale sia l’alimentazione corretta del gatto, il primo passo è sempre osservare come l’animale si alimenterebbe in natura. Similmente a quanto accade per i grandi felini, i gatti non sono animali che normalmente bevono molto: assimilano la quasi totalità dei liquidi di cui hanno bisogno dalle prede.
Scegliere una dieta secca, come quella delle crocchette, genera quindi un pericolo invisibile: l’animale non assume sufficienti liquidi dal cibo, rischiando la disidratazione. “Il cibo secco disidrata – spiega Prota – crea una sorta di disidratazione cronica nel gatto. […] In natura, il gatto i liquidi li prende dal cibo: non va a bere spontaneamente, anche perché concentra la sua urina”. In altre parole, i reni del gatto riassorbono la maggior parte dell’acqua, espellendo scorie in un volume ristretto.
Così come dimostra la ricerca scientifica, i gatti prevalentemente alimentati con cibo umido hanno un apporto idrico totale nettamente superiore e producono urine meno concentrate, rispetto a esemplari nutriti prevalentemente con crocchette. Queste ultime possono infatti determinare:
- sovraccarico renale, perché i reni lavorano maggiormente per concentrare le urine, al fine di trattenere più liquidi corporei;
- calcoli renali, perché le urine troppo concentrate possono portare alla formazione di cristalli minerali;
- problemi intestinali, dovuti a infiammazione determinata dal cibo poco umido.
Il paradosso dei carboidrati per un carnivoro obbligato

Non bisogna poi dimenticare che il gatto è un carnivoro obbligato: il suo sistema digestivo è progettato per trarre energia da proteine e grassi di origine animali, mentre ha scarsi enzimi epatici e salivari utili alla digestione di carboidrati, come amidi e cereali.
Eppure, nonostante ciò, le crocchette sono spesso ricche proprio di amidi e cereali, spesso per ragioni puramente industriali: affinché il cibo secco si mantenga nel tempo, e appaia compatto, è necessaria una certa quota di questi ingredienti. “All’interno di questi croccantini – sottolinea Prota – c’è un eccesso di carboidrati e farine, che stimolano l’infiammazione della parete intestinale, peraltro l’anticamera del cancro all’intestino”.
Anche gli studi scientifici confermano che l’eccesso quotidiano di zuccheri compromette gravemente la fisiologia felina: poiché il felino non possiede vie metaboliche sufficienti per gestire i carboidrati, le diete secche sono biologicamente inappropriate e causa di disfunzioni gastrointestinali croniche.
Il legame tra crocchette e diabete nei gatti sterilizzati

Nei gatti sterilizzati, l’eccesso di cibo secco e ricco di carboidrati è addirittura più pericoloso. Oggi la maggior parte dei felini che vive in ambiente domestico è sterilizzata, una procedura utile che tuttavia richiede un monitoraggio costante dell’equilibrio ormonale dell’animale.
La dieta secca nei gatti sterilizzati, oltre ad aumentare i rischi urinari, può favorire la comparsa del diabete. “Il diabete non esiste nei gatti in natura” – conferma Prota. “Una volta che li si va a sterilizzare, i gatti non gestiscono più il glucosio come in natura: aumenta il cortisolo e, tendenzialmente, aumenta la glicemia, alimentata dall’accesso di carboidrati”.
Da una recente ricerca, è emerso che i gatti normopeso e sterilizzati nutriti prevalentemente con cibo secco hanno un rischio significativamente maggiore – da 3 a 5 volte – di sperimentare:
- iperglicemia costante, dovuto principalmente al carico glicemico delle farine;
- stress pancreatico, per l’insulina prodotta in eccesso;
- resistenza insulinica, che porta allo sviluppo del diabete mellito felino.
Aromi e sciroppi: la trappola nascosta della dipendenza

Ma se il cibo secco è così biologicamente innaturale, perché i gatti ne vanno così ghiotti?
La ragione deriva da pratiche produttive e di marketing che poco hanno a che fare con le necessità del felino. Poiché in natura il gatto rifiuterebbe agglomerati di cereali, molte aziende ricorrono a idrolizzati proteici, grassi spruzzati esternamente sulle crocchette, aromi e sciroppi per aumentarne l’appetibilità. “Sono degli aromi che creano dipendenza nel gatto – sottolinea Prota – perché studiati a tavolino a questo scopo: il cervello dell’animale li richiede”.
Nuovamente, la conferma arriva dall’evidenza scientifica: se lasciati liberi di scegliere, i gatti optano spontaneamente per una dieta composta solo al 12% di carboidrati. Gli appetizzanti industriali aggirano questo istinto di autoregolazione, spingendo l’animale a voler costantemente le crocchette.
In definitiva, lae comodità delle crocchette non può andare a discapito della salute dell’animale: la dieta del gatto deve essere sempre prevalentemente umida.