
È meglio fare il bagno alle 8 o alle 18? Non è di certo un segreto: in alcuni momenti della giornata, il mare appare più pulito. A discapito delle credenze comuni, a determinare la limpidezza delle acque non è tanto il ruolo di maree e correnti, quanto la presenza dei bagnanti. Bisogna infatti considerare l’impatto cumulativo di decine o centinaia di persone che, con i loro comportamenti, influiscono pesantemente sulle condizioni del mare. Perché la differenza visiva e biologica tra la mattina o il tardo pomeriggio non è solo un’impressione ottica, ma un fenomeno misurabile e supportato da evidenze scientifiche.
Quanto influiscono maree e correnti sulla pulizia del mare?

Innanzitutto, è bene affrontare un falso mito: maree e correnti non rappresentano le principali responsabili della pulizia del mare. Gli studi sull’idrodinamica e sui tempi di ricambio idrico costiero evidenziano infatti che:
- le maree e le forti correnti di risacca, soprattutto se notturne, tendono ad aumentare i detriti a riva, non a diminuirli. Questo perché, per via di un più forte moto ondoso, tutto ciò che si trova in sospensione nell’acqua – sia naturale che di origine umana – viene spinto violentemente verso le coste;
- le correnti di superficie vicino alla riva non sono spesso in grado di smaltire con rapidità il carico introdotto dai bagnanti, soprattutto nelle ore di bassa marea, quando la capacità di diluizione marina cala drasticamente.
In altre parole, il meccanismo è esattamente opposto a quel che comunemente si pensa: per quanto correnti e maree tendano a smuovere i detriti vicino alle coste, non li trascinano in mare aperto, bensì li spingono ulteriormente a riva. È proprio per questo che, dopo un forte temporale e il mare in tempesta, sul bagnasciuga è più probabile trovare legni, alghe, reti e plastica.
Di conseguenza, per comprendere se il mare sia più pulito alle 8 o alle 18, bisogna prestare attenzione ad altri fenomeni, oltre ai fisiologici moti marini lungo le coste.
L’effetto spiaggia deserta alle 8 di mattina

Uno dei primi fenomeni da prendere in considerazione è la quantità di sollecitazione meccanica che il fondo del mare subisce, per via dell’azione dei bagnanti. Molti si saranno infatti accorti che, se ci si immerge alle prime luci del mattino, l’acqua appare visibilmente più cristallina e stabile. Per quali ragioni?
La più importante causa è relativa al deposito dei sedimenti sabbiosi: durante la notte, senza l’ingresso costante di persone in acqua, le particelle di sabbia, fango e limo hanno tempo di adagiarsi sul fondale marino. In altre parole, con meno detriti in sospensione, l’acqua appare più limpida. Ciò è dovuto principalmente a tre fenomeni:
- l’assenza di sollecitazioni meccaniche, come il calpestio dei bagnanti sul fondale, in grado di smuovere velocemente il fondale sabbioso, mandando molte particelle in sospensione;
- l’abbattimento della carica microbica, perché i microrganismi introdotti con il contatto umano – ad esempio, il sudore – sono notevolmente ridotti;
- la minor presenza di inquinanti chimici, dovuti a creme solari, sostanze impermeabilizzanti dei costi, microplastiche e microfibre.
L’inquinamento visibile nelle ore di punta

Man mano che la giornata balneare entra nel vivo, le condizioni dell’acqua cambiano. Dalla limpidezza tipica del mattino, si passa progressivamente a una situazione di maggiore torbidità. Un effetto per la maggior parte dovuto proprio alle sollecitazioni sul fondale, che smuovono sabbia e altri detriti, ma anche alla maggiore presenza di inquinanti visibili:
- microrifiuti fluttuanti, come pezzetti di carta, plastica, imballaggi leggeri e mozziconi di sigarette, sia consapevolmente gettati in mare che accidentalmente trascinati dal vento in acqua;
- materiale organico di scarto, come foglie, alghe strappate o altri frammenti organici che, per azione meccanica, si concentrano lungo la linea della battigia;
- scarti fisiologici, come residui di feci e urine, dovuti alle cattive abitudini dei bagnanti e rilevati tramite l’analisi di organismi filtranti come il plancton e i molluschi bivalvi.
L’inquinamento invisibile avvicinandosi alle 18

Se la torbidità e i rifiuti in acqua sono tangibili e sgradevoli per chi si tuffa, non bisogna dimenticare un altro problema: quello degli inquinanti invisibili, che proprio verso le 18 raggiungono il loro picco.
Proprio perché il mare ha ospitato un gran numero di bagnanti, per molte ore consecutive, più ci si avvicina a sera più si rilevano in acqua:
- creme solari e filtri UV, che rimangono per molte ore in sospensione vicino alla riva, soprattutto il biossido di titanio e l’oxybenzone;
- sudore, oli della pelle, saliva e altri fluidi fisiologici, che determinano un aumento di agenti patogeni e batteri soprattutto verso sera;
- microplastiche e microfibre, che tendono a fornire un substrato ideale sia per la proliferazione batterica che per trattenere composti chimici cosmetici disciolti in acqua.
Non a caso, le evidenze scientifiche dimostrano che più a lungo la spiaggia viene sottoposta alla presenza di bagnanti, più elevate sono le probabilità di contrarre infezioni o di esporsi a sostanze chimiche dannose.
Quanto serve al mare per ripulirsi

Appurato che per tuffarsi in acque il più possibile limpide tocca svegliarsi all’alba, è utile sapere anche quanto serva al mare per ripulirsi. I fondali marini hanno un’eccellente capacità di autodepurazione, a patto venga loro concesso il tempo necessario per farlo.
In base alle principali analisi su microbi e inquinanti in acqua, questo ciclo biologico richiede dalle 10 alle 14 ore di completa calma antropica, ovvero di assenza di bagnanti. In altre parole, il mare impiega tutta la notte per ripulirsi.
In definitiva, se si cerca il bagno perfetto è indispensabile puntare la sveglia prima delle 8, mentre alle 18 è meglio concedersi un aperitivo in acqua, senza tuffarsi. Non c’è marea o corrente che tenga: maggiore è la concentrazione umana, maggiore è l’inquinamento.