
Quando si parla di inquinamento, il primo pensiero va spesso alle bottiglie di plastica o agli imballaggi alimentari, due dei rifiuti che stanno maggiormente soffocando il Pianeta. Eppure, spesso ci si dimentica che anche il settore beauty è responsabile di una quota rilevante dell’inquinamento e della contaminazione delle acque mondiali. E, per di più, in modo del tutto silenzioso, senza che il consumatore possa immediatamente accorgersene. Microplastiche, composti chimici letali per la fauna e la flora marina, inquinanti perenni e molto altro ancora: quei cosmetici che appaiono tanto innocui sono, in realtà, una grave minaccia ambientale. Ma quali sono i 5 prodotti dal maggiore impatto?
Le salviette struccanti monouso

Di primo acchito possono sembrare degli innocui panni di cotone, in realtà le salviette struccanti monouso sono quasi sempre realizzate con fibre tessili sintetiche intrecciate, quali poliestere, polipropilene e rayon. Tutti materiali plastici, del tutto non biodegradabili, dall’impatto ambientale enorme.
In particolare, queste soluzioni si rivelano particolarmente problematiche perché:
- rilasciano microplastiche, sia durante l’utilizzo che con lo smaltimento finale. Una singola salvietta può produrre milioni di microfibre plastiche, che tendono ad accumularsi negli ambienti marini perché non efficacemente catturate dai sistemi di depurazione cittadini, come evidenziato da recenti rilevazioni EPA;
- danneggiano i sistemi fognari, sia perché spesso vengono indebitamente gettate nel water, sia perché le microfibre che rilasciano si accumulano, creando dei veri e propri tappi per i condotti fognari;
- contengono un carico di conservanti, come tensioattivi aggressivi e biocidi – in particolare, il fenossietanolo e i parabeni – che distruggono la flora batterica naturale del suolo e delle acque.
Gli shampoo e i balsamo con siliconi pesanti

Per garantire quella sensazione di morbidezza, lucentezza ed elasticità ai capelli, spesso gli shampoo e i balsamo più commerciali contengono grandi quantità di siliconi, dei polimeri plastici liquidi ad alta persistenza. E alcuni sono particolarmente dannosi per l’ambiente, come nel caso di Dimethicone e Cyclopentasiloxane.
Questi composti chimici rappresentano un fattore di rischio, perché:
- determinano bioaccumulo nei sedimenti acquatici, tramite le acque reflue. Si depositano su fondali e, oltre ad alterare la microflora marina, possono inibire il normale sviluppo di specie vegetali o interferire con la riproduzione dei pesci;
- impediscono i normali scambi di ossigeno e nutrienti in acqua, poiché creano dei microfilm plastici che fungono da barriera, in particolare limitando la fauna bentonica e, di conseguenza, danneggiando la catena alimentare umana.
I cosmetici con glitter o microgranuli plastici

Nonostante il Regolamento (UE) 2023/2025, che ha imposto il divieto alla produzione di cosmetici con microparticelle di polimeri sintetici, in commercio esistono ancora molti prodotti che contengono microgranuli o glitter. Questo perché la normativa prevede delle tempistiche di adattamento per i produttori:
- il glitter sfuso è stato immediatamente vietato dal 17 ottobre 2023;
- per i cosmetici da risciacquare, come i bagnodoccia con scrub, è possibile smaltire le scorte fino al 16 ottobre 2027;
- per i cosmetici leave-on, come le lozioni, il termine è al 16 ottobre 2029;
- per make-up labbra e unghie, come rossetti e gel, la scadenza in deroga è fissata al 2035.
Questi prodotti risultano estremamente inquinanti, perché rilasciano enormi quantità di microplastiche, a volte anche decine di migliaia per ogni singola applicazione sulla pelle. In più, contaminano le fonti alimentari dei più piccoli organismi acquatici – come plancton, molluschi e crostacei – determinando bioaccumulo e, conseguentemente, compromettendo l’intera catena alimentare.
Le tinte chimiche per capelli

Le colorazioni per capelli rappresentano una delle fonti di inquinamento chimico più rilevanti dell’intero settore beauty, determinando una pericolosa contaminazione delle fonti idriche, sia a causa delle acque reflue dei saloni dei parrucchieri che per il diffusissimo uso domestico.
Innanzitutto, bisogna considerare che questi prodotti si caratterizzano per un vero e proprio cocktail di sostanze tossiche – ammoniaca, resorcina, p-fenilendiammina, metalli pesanti – che, oltre al loro impatto ambientale, rappresentano una diffusa minaccia per la salute. Dermatiti, infiammazioni, reazioni allergiche e shock anafilattici sono conseguenze abbastanza comuni fra le consumatrici, mentre i professionisti – esposti tutto il giorno a queste sostanze – possono sviluppare disturbi respiratori cronici e altre patologie.
Dopodiché, le tinte chimiche sono fra le sostanze più letali per gli ambienti marini, perché inducono in microorganismi, molluschi, crostacei e pesci stress cellulare, citotossicità, danni irreversibili al DNA e, fatto non meno importante, disturbi persistenti della riproduzione.
Gli smalti per unghie tradizionali e semipermanenti

Infine,tra i prodotti per la cosmesi più dannosi per il Pianeta, vi rientrano a pieno titolo gli smalti per le unghie, indipendentemente si tratti di soluzioni tradizionali oppure di gel semipermanenti.
Formulati con complesse matrici di polimeri acrilici, resine plastificanti, nitrocellulosa e solventi, questi prodotti determinano:
- il rilascio di inquinanti perenni, sotto forma di composti organici volatili (COV), noti per la loro azione come interferenti endocrini sia per l’uomo che per gli animali;
- la dispersione di microplastiche sintetiche, che vengono rilasciate sia con la limatura che con la rimozione di gel o smalti induriti, che con la normale pulizia quotidiana;
- la contaminazione diretta degli ambienti acquatici, perché sia le microplastiche che gli altri composti inquinanti non vengono catturati dagli impianti di depurazione, finendo sostanzialmente inalterati nei corsi d’acqua.
In definitiva, tanti cosmetici che si usano quotidianamente e che sembrano del tutto innocui, sono in realtà dei veri e propri killer silenziosi della biodiversità, soprattutto di quella marina. E gli effetti potrebbero essere addirittura superiori rispetto alla plastica da imballaggio, dato il rilascio di composti dalle dimensioni infinitesimali. Per limitare il proprio impatto ambientale, la soluzione è quella di affidarsi sempre a prodotti ecobio o, ancora, di derivazione completamente naturale.