
Con l’estate ormai entrata nel vivo, non c’è niente di più irrinunciabile di una buona crema solare. L’esposizione al sole può infatti avere effetti davvero dannosi per la pelle, tra conseguenze immediate – come arrossamenti e scottature – e l’aumento della probabilità di sviluppare nel tempo pericolose patologie. Eppure, c’è un passaggio che spesso si sottovaluta: come scegliere una crema solare? Affidarsi al fattore di protezione non è sufficiente, perché sono molti gli elementi da prendere in considerazione, sia per la salute che per l’ambiente. E per capirne di più, ho chiesto aiuto al chimico Fabrizio Zago autore di Ecobiocontrol.bio.
Tra filtri solari chimici e fisici

Quando si sceglie una crema solare, uno dei primi fattori da prendere in considerazione è la tipologia di filtro impiegato. In linea generale, sul mercato si possono trovare tre categorie principali di filtri:
- i filtri chimici, pensati per catturare la radiazione ultravioletta, trasformandola in calore e disperdendola. Il grande vantaggio di queste soluzioni è la possibilità di ottenere prodotti esteticamente gradevoli, ovvero trasparenti sulla pelle, senza lasciare fastidiose patine. Tuttavia, alcune molecole impiegate – come l’Octocrylene, un noto interferente endocrino – possono essere molto dannose per la salute e per l’ambiente. Se si vuole optare per queste soluzioni, meglio orientarsi su filtri a basso impatto come il Phenylbenzimidazole Sulfonic Acid o l’Ethylhexil Triazone;
- i filtri fisici, detti anche minerali, che funzionano riflettendo parte della luce solare, come se fossero degli specchi. A seconda della composizione, e delle dimensioni delle molecole utilizzate, possono rilasciare una patina opaca sulla pelle. Fra le sostanze più famose vi è l’ossido di zinco (sempre meno usato nei solari), utilizzato anche per creme lenitive e disinfiammanti, tuttavia non sempre amico degli ambienti acquatici.
- Calcium Carbonate e Hydroxyapatite non sono veri filtri UV, ma potenziatori che diffondono la luce e consentono di ridurre la quantità di altri filtri necessari nella formulazione.
Nella scelta fra filtri chimici e fisici non bisogna cadere in un facile tranello, ovvero la credenza diffusa che quelli di origine minerale siano meno dannosi, perché di derivazione naturale. “È una delle cose più scorrette si possa dire – spiega Fabrizio Zago – perché non esistono filtri solari al 100% buoni”. In altre parole, alcuni vanno bene per la salute e l’ambiente, ma non sono però super-performanti, ad esempio perché lasciano una lieve patina bianca. Al contempo, altri hanno invece ottime performance sulla pelle, ma alto impatto ambientale.
Il grande problema dei filtri nano

Una delle questioni più dibattute sui filtri solari, e in particolare su quelli fisici, è la dimensione delle molecole che li compongono. Per ovviare al problema della tipica patina bianca rilasciata da sostanze come l’ossido di zinco , ma anche il biossido di titanio, l’industria ha formulato i cosiddetti filtri nano.
In altre parole, le sostanze minerali vengono ridotte nelle dimensioni, affinché possano continuare a schermare i raggi solari in modo efficace, senza però lasciare tracce visibili sulla pelle. “Le particelle più piccole schermano meglio i raggi UV e permettono di ottenere prodotti molto efficaci e gradevoli da usare – aggiunge Zago – ma quando si spalma la crema i composti nano vengono assorbiti e possono entrare in circolo”.
Fortunatamente, alcune delle preoccupazioni su alcuni filtri nano – come quelli derivati dal biossido di titanio – si sono ridimensionate negli anni, almeno sul fronte della salute, ma permangono quelle ambientali. Per esempio l’ossido di zinco, efficace per lenire la pelle arrossata, può essere estremamente tossico per gli organismi acquatici se rilasciato in mare durante un bagno.
È sufficiente fidarsi delle certificazioni?

Proprio perché la questione dei filtri è molto complessa, i consumatori tentano di ovviare prestando attenzione alle certificazioni riportate in confezione, come ad esempio il bollino “Reef Free”.
Per quanto possano essere idonei per una categoria di animali acquatici, i coralli appunto, non sono sufficienti come tutela degli altri gli organismi marini. Per esempio i prodotti ecobio possono incorporare ossido di zinco che, come già spiegato, può avere un impatto notevole sul mare.
La soluzione? Il compromesso

E allora, come orientarsi?. Dagli studi condotti dallo stesso Zago, emerge questo:
- sono filtri ok, quelli che incorporano biossido di titanio non nano o Calcium Carbonate e Hydroxyapatite;
- sono filtri ad alto impatto, invece, quelli che contengono ossido di zinco in forma nano, Octocrylene, Homosalate e Benzonephenone. L’Octocrulene, in particolare, è definito da Zago come “un prodotto nefasto dal punto di vista ambientale, è irricevibile”.
In definitiva, orientarsi fra i solari non è una questione solamente di fattore di protezione, ma anche di filtri impiegati, certificazioni e sostanze più o meno amiche della salute e dell’ambiente. Senza mai dimenticare un fattore importante: la migliore protezione solare è rappresentata da maglietta e cappellino.