
Dal 1° maggio 2026 Amsterdam è la prima capitale al mondo a eliminare per legge dagli spazi pubblici qualsiasi annuncio pubblicitario legato a combustibili fossili e alla produzione di carne. L’iniziativa è stata approvata il 22 gennaio scorso dal consiglio comunale, su proposta di GroenLinks e del Partito per gli Animali. La misura punta a non normalizzare, attraverso lo spazio pubblico, consumi considerati dannosi per il clima. Ciò si traduce concretamente nell’interdizione, da cartelloni, pensiline degli autobus, stazioni della metropolitana e banchine ferroviarie, di campagne che promuovono voli, crociere, auto a motore endotermico, contratti energetici a gas e carne.
Già nel 2020 Amsterdam aveva iniziato a ridurre la pubblicità di energie fossili, ma in quel caso si trattava di una scelta concordata con gli operatori del settore che avrebbe sì limitato, ma non del tutto, gli annunci. Adesso, invece, il divieto è inserito nel regolamento comunale (APV) che disciplina l’ordine pubblico nei comuni olandesi e si applica a tutti gli operatori presenti in città, indipendentemente dai contratti in corso. Le violazioni saranno sanzionate con multe amministrative.
L’iter per arrivare a questa decisione parte dall’aprile 2025, quando un tribunale olandese aveva respinto il ricorso presentato da alcune associazioni dell’industria turistica, contro un’analoga ordinanza dell’Aia: i giudici stabilirono che i comuni possono vietare pubblicità dannose per la salute e per il clima, nel pieno rispetto del diritto europeo. Amsterdam è così la prima capitale mondiale a muoversi in tal senso, portando a nove il numero delle città olandesi che hanno adottato questa misura per via normativa.

Cosa cambierà, però, nel concreto? Un macellaio può continuare a esporre promozioni nella propria vetrina e il branding istituzionale delle aziende fossili e aeree resterà negli spazi acquistati fino alla scadenza dei contratti con JCDecaux, l’azienda francese della pubblicità outdoor che controlla migliaia di supporti nella città. Tuttavia, allo scadere di quell’accordo, previsto per il 2028, anche quella forma di comunicazione sarà vietata.
Sul fronte dei contrari all’ordine c’è chi, come l’assessora al traffico, trasporti e qualità dell’aria, Melanie van der Horst, ha chiesto un periodo di transizione per evitare contenziosi con gli operatori. A sostenere la risoluzione, invece, è scesa in campo, a sorpresa, anche parte dell’industria pubblicitaria stessa. Una rete internazionale di creativi, Creatives for Climate, ha raccolto le firme di quasi cento professionisti del settore a favore del divieto, sostenendo che la pubblicità non si limita a vendere prodotti, ma attribuisce loro legittimità sociale, orientando comportamenti e consumi.
Il parallelo è stato tracciato con il divieto della pubblicità del tabacco: se quest’ultima, di fatto, è proibita per i danni provati alla salute individuale, la medesima logica dovrebbe valere per i prodotti che alimentano la crisi climatica. Secondo i dati del comune, la pubblicità fossile rappresenta il 4,3% di quella outdoor in città, quella relativa alla carne appena lo 0,1%: l’impatto economico immediato del provvedimento è quindi limitato, ma quello simbolico è considerevole. La decisione si inserisce inoltre negli obiettivi più ampi della città, che punta alla neutralità climatica entro il 2050.