Close Menu
  • Benessere e bellezza
  • A tavola
  • Punto di vista
  • Casa Green
  • EcoNews
  • ALTRO
    • Animali
    • Bio Garden
    • Fai da te
    • Green Fashion
    • Green lifestyle
    • Mobilità
    • Video
  • Una vita ecocentrica
  • Contatti
Facebook Instagram YouTube Threads
Ecocentrica
Facebook Instagram YouTube TikTok Threads
NEWSLETTER
  • Benessere e bellezza
  • A tavola
  • Punto di vista
  • Casa Green
  • EcoNews
  • ALTRO
    • Animali
    • Bio Garden
    • Fai da te
    • Green Fashion
    • Green lifestyle
    • Mobilità
    • Video
  • Una vita ecocentrica
  • Contatti
Ecocentrica
Home»A tavola»Mele al supermercato? Possono avere fino a un anno di vita
A tavola

Mele al supermercato? Possono avere fino a un anno di vita

Le mele al supermercato possono avere fino a un anno di vita, grazie a tecniche di conservazione mirate: meglio evitare cere e gommalacca.
Tessa GelisioDi Tessa Gelisio30 Aprile 20264 min lettura
WhatsApp Facebook Threads Pinterest Telegram
CONDIVIDI
WhatsApp Facebook Threads Telegram Pinterest
Tessa Gelisio, mela

Quando si morde una mela croccante acquistata al supermercato, difficilmente si pensa possa essere stata raccolta fino a dodici mesi prima. Non è di certo un segreto: la mela è un frutto naturalmente duraturo, capace di conservarsi anche per diverse settimane in ambiente domestico. Eppure, grazie a tecniche sempre più avanzate, è oggi possibile estenderne la vita per mesi. Non si tratta di un fattore necessariamente negativo: le innovazioni nella distribuzione hanno permesso di ridurre gli sprechi su tutta la filiera. Molto, però, dipende da come il frutto viene effettivamente conservato.

Perché serve la conservazione a lungo termine delle mele

Mele in cassetta
Pexels

Innanzitutto, è utile chiedersi perché le mele abbiano bisogno di essere sottoposte a speciali tecniche di conservazione, in virtù della loro buona durata naturale.

La prima questione è connessa alla domanda dei consumatori: le mele sono un frutto dalla raccolta tipicamente autunnale, tuttavia vengono acquistate 365 giorni l’anno. Per garantire un approvvigionamento senza sosta, è quindi necessario che gli esemplari raccolti in autunno vengano sottoposti a processi di conservazione, affinché possano essere sempre disponibili.

La seconda ragione riguarda invece gli sprechi: senza adeguate tecniche, le perdite post-raccolta possono raggiungere il 35%, rappresentando un grave danno sia per i produttori che, più in generale, alla lotta allo spreco alimentare. 

Infine, la conservazione delle mele permette di ridurre l’import dall’estero, con tutto ciò che ne consegue anche in termini di costi ambientali dovuti al trasporto. In Italia, ad esempio, le tecnologie applicate alla produzione delle mele permettono di approfittare di una produzione per la gran parte autoctona, concentrata per oltre il 70% in Trentino Alto Adige.

L’atmosfera controllata a basso ossigeno: la conservazione virtuosa

Mele al supermercato
Pexels

Per garantire una durata delle mele fino a 9-12 mesi dalla raccolta, il sistema più virtuoso oggi disponibile è quello della conservazione in atmosfera modificata o controllata. In altre parole, si utilizzano delle celle ermetiche, all’interno delle quali:

  • si riduce sensibilmente la quantità d’ossigeno, fino all’1-2% a seconda delle tipologie;
  • si aumenta l’anidride carbonica;
  • si mantiene la temperatura intorno agli 0-2 gradi.

Queste condizioni rallentano il processo di “respirazione” del frutto, bloccando la produzione di etilene e mantenendo il frutto come appena raccolto, senza perdite nutrizionali o la comparsa di muffe. E, fatto non meno importante, senza ricorrere a sostanze conservanti di origine sintetica.
Certo, si tratta di un sistema potenzialmente molto energivoro, ma l’Italia è all’avanguardia anche su questo fronte. Nella Val di Non, ad esempio, si utilizzano celle ipogee ricavate da vecchie miniere: grazie alla temperatura costante, l’impermeabilità e l’isolamento termico naturali, si riducono notevolmente i consumi energetici.

Attenzione a cere e gommalacca

Mele con cera e gommalacca
Pexels

Se la conservazione in atmosfera modificata si rivela un sistema vincente, al netto dei suoi consumi energetici, vi sono però altre pratiche di conservazione che sollevano qualche dubbio.

Alcuni produttori, in particolare esteri, applicano infatti sulle mele delle cere o gommalacca: un trattamento che non ha particolare utilità nell’estendere la vita del frutto, bensì risponde più a ragioni estetiche e di marketing. Nel breve termine, l’applicazione di queste sostanze permette infatti di:

  • approfittare di bucce sempre lucide e brillanti;
  • rendere più vivo il colore naturale delle mele;
  • prevenire i fenomeni di blanda disidratazione delle bucce che, comunque, non influiscono sulla qualità complessiva del frutto.

Le cere possono essere sia naturali che sintetiche, mentre la gommalacca è utilizzata come additivo – l’E904 – ed è ricavata da insetti. Entrambe non intervengono sul metabolismo interno del frutto, sulla respirazione o sulla produzione dell’etilene, pertanto non hanno effetti particolari nel prolungare la vita utile delle mele.

Sebbene queste tecniche non influiscano sulla qualità del frutto, bensì sulla sua appariscenza e vendibilità, possono avere conseguenze per i consumatori. Alcuni studi evidenziano infatti che il waxing – appunto, l’applicazione di cere e resine – può comportare la presenza di residui fungicidi sulla superficie del frutto, nonché di additivi antimicrobici. Sebbene entro i limiti stabiliti di legge, possono determinare fenomeni di accumulo nell’organismo dato il consumo frequente di questi prodotti. Queste sostanze non sono invece utilizzate nelle mele da agricoltura biologica.

In definitiva, la gran parte delle mele che portiamo in tavola è stata sottoposta a processi di conservazione, per farle durare fino a 12 mesi. I sistemi di atmosfera modificata sono virtuosi perché mantengono le proprietà organolettiche del frutto, senza il ricorso a conservanti. L’applicazione di cere e resine ha invece scopi puramente di marketing, aumentando il rischio di contaminazione.

Potrebbero interessarti anche
Bacche di Goji? Il falso mito alimentare: tra pesticidi e ambiente
Non tutta la carta da forno è sicura: si possono ingerire PFAS, senza saperlo
Lascia una risposta Cancella risposta

Appena pubblicati
  • Mele al supermercato? Possono avere fino a un anno di vita
  • È una soglia minima: il numero che rende la plastica una condanna per gli animali marini
  • Basta poco e salta tutto: a Catania l’ultimo colpo, così i furti di rame sabotano l’auto elettrica
  • L’Europa? Si scalda il doppio del resto del mondo: perché il 2025 segna un punto di non ritorno
  • Durerà per decenni: come la guerra in Iran sta avendo un impatto invisibile sull’ambiente
co2web
co2web
Facebook Instagram YouTube TikTok Threads

© 2026 Ecocentrica.it di TESSA SRL - P. IVA 07010600968 - sede legale: Via Paradisino 5, 57016 Rosignano Marittimo (LI). Tutti i diritti riservati. Preferenze Privacy

Questo blog non è una testata giornalistica registrata, in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità; non rientra pertanto tra le pubblicazioni soggette agli obblighi previsti dalla legge n. 62 del 7 marzo 2001.

Digita qui sopra e premi Enter per cercare. Premi Esc per annullare.