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Bombe d’Italia

Dal ’44-‘45 non c’è una guerra sul nostro territorio. Eppure i fondali dei nostri mari sono cosparsi di ordigni pericolosi. Ricordo della guerra del Kosovo e non solo…

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Foto Legambiente

Un peschereccio a poche miglia al largo di Chioggia sta salpando le reti. Gli uomini a poppa stanno controllando il pescato rimasto impigliato nelle maglie della rete e BUM! Quello che sembrava essere un piccolo barattolo di metallo grigio esplode appena issato a bordo. Le schegge dell’ordigno schizzano ovunque. In tre rimangono feriti, per fortuna nessuno viene ferito gravemente. Era il 1999 e i pescatori a bordo del “Profeta” erano incappati nel contenuto di una delle 7 bombe a grappolo sganciate in mare dai cacciabombardieri NATO di ritorno dal Kosovo un paio di anni prima. Sette bombe a grappolo, gli ordigni più pericolosi delle 161 bombe che ufficialmente i piloti hanno sganciato per alleggerirsi e risparmiare carburante sul percorso di rientro a Ghedi o Aviano. Centosessantotto trappole mortali giacevano sul fondo del Nord Adriatico.

L’episodio fece scalpore e spinse il nostro governo a rompere gli indugi del Ministero della difesa, degli americani e della Nato che fino ad allora avevano minimizzato sulla presenza di bombe e missili nell’Alto Adriatico. I dragamine italiani hanno ripulito il fondale in un paio di anni da un pericolo enorme per pescatori e ambiente marino. Ripulito… Ammesso che il numero di bombe fosse corretto e non semplicemente “ufficiale”.  Comunque sia, dal 2001 l’Alto Adriatico dovrebbe essere bonificato.

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Foto wikipedia

Tutto ok? Tutto fatto? No. Per nulla. Il Medio e Basso Adriatico anche nei primi anni 2000 è stato teatro di un paio di affondamenti sospetti di pescherecci in situazioni di mare piatto. Si parla di “forti botti”. Di sicuro ci sono 5 morti. E allora se si naviga sui siti giusti, schivando i complottisti e le teorie più pittoresche, si scopre che comunque ci sono decine di migliaia di ordigni sparsi nei nostri mari. E di fronte a Molfetta, area degli affondamenti sospetti, gli aerei Nato di rientro dalla ex Yugoslavia hanno sganciato bombe a grappolo, missili, proiettili anticarro con ogive  “all’uranio impoverito” e altre amenità come bombe incendiare al fosforo e serbatoi supplementari che al rientro erano soltanto peso morto. Peso morto che forse ha provocato qualche morto anche stando adagiato sul fondo e chissà se ne provocherà nel tempo a causa delle sostanze che contengono. Ancora nel corso del 2014 l’Esercito e la Marina erano impegnate nelle attività di bonifica dell’area antistante il porto di Molfetta.

Il Basso Adriatico è profondo e le autorità hanno preferito chiudere due occhi, rimandando un impegno nella bonifica più a lungo possibile. Tutt’ora non è stata effettuata una bonifica. Considerando che le missioni d’attacco sono state migliaia…

Ma se pensiamo che il problema sia soltanto la guerra in Kosovo ci sbagliamo di grosso! Di fronte a Pesaro gli alleati sul finire della Seconda guerra mondiale hanno affondato una nave con la stiva contenente oltre 4000 proiettili tossici all’iprite (un gas velenoso utilizzato per la prima volta sul fronte francese durante il Primo conflitto mondiale) e un centinaio di tonnellate di testate all’arsenico dell’arsenale nazi-fascista.  Attualmente l’area ha subito rare e parziali operazioni di bonifica. Nell’area del porto di Bari sono ancora presenti gli ordigni che la Luftwaffe ha scaricato sulla città nel ’43 (molti di questi contengono ancora la terribile iprite). Uno dei motivi per cui si temono le trivellazioni nelle acque pugliesi è proprio la presenza di un vero e proprio cimitero delle bombe.

Stessa scena nel Golfo di Napoli. Lì i proiettili all’iprite nazisti sono 13mila  accompagnati da oltre 400 fusti della terribile sostanza. Per esser sicuri che non tornassero in mano ai nemici, gli Alleati, avanzando lungo lo Stivale, hanno pensato bene di affondarle a e chi si è visto, si è visto. Ora, immaginate se quell’iprite dovesse finire in mare dopo 70 anni di corrosione… Non è chiaro a che punto siano le operazioni di bonifica.

In generale i nostri mari sono pieni di bombe. Specialmente nel Basso Adriatico dove alle bombe del Kosovo di aggiungono decine di migliaia di ordigni chimici finiti in mare dopo l’affondamento di un trasporto tedesco davanti al porto di Bari durante la Seconda guerra mondiale. Ne sono state recuperate 15.000 di quelle munizioni ma secondo gli esperti sono solo un piccola parte del terribile gruzzolo.

Beh, ma visto che la cosa è nota, che la cosa è risaputa da tutti, politici, militari, pescatori qualcuno starà facendo qualcosa. Mmmh, no, sbagliato: le priorità sono altre. Quali non è dato sapere se già la Convenzione sullo smaltimento delle armi Chimiche di Parigi prevedeva lo smaltimento delle armi chimiche italiane della Seconda guerra mondiale entro il 2012. Abbiamo avuto una deroga. A quando? Al 2015 in ipotesi. Ma il 2015 è quasi finito e molte, moltissime delle testate individuate nei nostri mari sono ancora lì, in attesa di restituire il loro carico di morte.

Per approfondire potete visitare il sito: http://www.velenidistato.it/

 

 

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