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Il ddl sulla penalizzazione dei reati ambientali passa al Senato: non è il massimo ma ci voleva

Ci sono volute ILVA ed Eternit e una petizione proposta da 25 associazioni per compiere un passo atteso da decenni

ILVA

La settimana scorsa, il 4 marzo, il Senato ha approvato il ddl  n1345 con disposizioni riguardanti i delitti contro l’ambiente. Se il decreto dovesse superare anche il secondo passaggio alla Camera una battaglia di anni vedrebbe il suo coronamento: chi distrugge l’ambiente riceverà la giusta punizione.

Il decreto prevede l’introduzione di quattro nuovi reati:

– il delitto di inquinamento ambientale con pene dai 2 ai 6 anni di reclusione. Se non vi è dolo o colpa le pene possono essere diminuite da un terzo alla metà. Previste anche multe da un minimo di 10.000 euro a un massimo di 100.000.

– il delitto di disastro ambientale con pene che vanno dai 5 ai 15 anni di reclusione per chi compromette irreversibilmente un ecosistema o mette a rischio l’incolumità dei cittadini.

– il delitto di traffico e abbandono di materiale altamento radioattivo stesse pene del delitto di inquinamento ma multe dai 5 ai 50.000 euro.

– il delitto di impedimento del controllo (lo commette, per esempio, chi nasconde alle autorità i processi di smaltimento dei rifiuti) con pene dai 6 mesi ai 3 anni.

E’ stata introdotta l’aggravante “ecomafiosa” non solo per i nuovi 4 delitti ma anche nel caso di appalti in materia ambientale che vengano pilotati in favori delle organizzazioni criminali. Stesso discorso per vale per tutte le altri situazioni in cui dovesse essere scoperta un’associazione a delinquere. Altre aggravanti scattano quando i crimini ambientali vengono commessi in aree protetta o a danno di specie protette. Per tutti i delitti ambientali i termini di prescrizione sono raddoppiati.

Il termine “nuovo” abbinato ai reati ambientali, è un po’ grottesco soprattutto se si considera che siamo dovuti arrivare al 2015 per vedere puniti dei crimini che esistono da decenni ma hanno sempre schivato ogni classificazione e normativa.

Una spinta al Parlamento è stata sicuramente data dalla sentenza Eternit e dal processo ILVA, forse ancor più della petizione sostenuta da ben 25 associazioni ambientaliste (tra cui WWF e Legambiente) alle quali va riconosciuto il merito di averci sempre creduto.

Nel caso Eternit, per l’inadeguatezza della legge che fino ad oggi aveva chiaramente preso sottogamba le conseguenze di comportamenti negligenti o addirittura criminali nello smaltimento dei rifiuti industriali, pur essendo di fronte a una strage (anche se colposa), i reati sono caduti in prescrizione. In prescrizione… Ci pensate? Migliaia di persone hanno avuto la vita rovinata dall’amianto e il reato cade in prescrizione. Non vorrei essere nei panni di quel giudice che nel leggere la sentenza ha dovuto dichiarare non perseguibili gli imputati per prescrizione dei termini… Se il disegno di legge (si spera, ma siamo ottimisti) dovesse essere approvato impedire abomini giuridici del genere. Purtroppo la legge non sarà retroattiva e quindi il processo Eternit dobbiamo considerarlo un tetro capitolo di storia italiana ormai passato in giudicato. Se si fosse tenuto, che so, tra un anno, agli imputati sarebbero occorsi 15 anni per sfuggire alle proprie colpe. La domanda rimane comunque: come dormiranno questi signori che l’hanno scampata?

A mio avviso le nuove pene previste sono ancora troppo dolci. La colposità nelle morti causate da disastro ambientale poteva essere giustificata 50 anni fa quando di ecologia si sapeva poco persino nelle università, ma adesso chi disperde rifiuti tossici non può non sapere che la sua condotta sta mettendo a rischio la salute pubblica. Sinceramente, il disastro ambientale che causa, a tutti gli effetti, una strage non dovrebbe mai cadere in prescrizione così come l’omicidio volontario.

Sempre a proposito di retroattività… I giudicanti e gli inquirenti del processo ILVA non sapevano nemmeno come classificare i reati cui evidentemente si trovavano di fronte. Banalmente non esisteva la “fattispecie penale”. In pratica sono come zoologi che si trovano di fronte a una nuova specie e non sanno come classificarla. Si sono visti costretti a ricorrere a reati come “crollo di costruzione” oppure “getto pericoloso di cose”  oppure “deturpamento e danneggiamento di cose altrui”. Ci rendiamo conto? Parliamo di cancri, di aria irrespirabile, di acqua inquinata, di una città invivibile. In un certo senso è una strage anche questa e anche in questo caso, possibile che eludere le più elementari norme ambientali non abbia almeno creato il dubbio nei responsabili di mettere a repentaglio delle vite? Nulla come il caso Eternit e ILVA ci insegna che l’ambiente è il luogo in cui vivono gli esseri umani e che da questo dipende la nostra vita. Ma evidentemente siamo stati incredibilmente lenti a comprendere la gravità dei reati contro l’ambiente.

A cercare di pensar “bene”, dico che siamo stati lenti per abissale ignoranza di  un mondo di esperti in cavilli, norme, leggi e leggiucole… insomma in tutto meno che in ecologia. Forse questa inazione cronica sia dipesa dal fatto che il “verde” è sempre stato politicamente naïf? A pensar “male” dico che si è sempre deciso di essere morbidi chiudendo un occhio (a volte anche due) per motivi politici e/o economici. O magari si è trattato del senso di colpa di un Paese che applica una pressione fiscale abominevole, impastoia in una giungla burocratica gli imprenditori e che su qualcosa deve pure essere indulgente. Sull’impatto ambientale, per esempio, e le conseguenze per chi non rispetta le norme mettendo tutti a rischio.

Il ddl non è il top del possibile, il WWF per esempio è piuttosto critico verso vari punti della legge, però è qualcosa. E’ un piccolo passo per il Parlamento, un grande passo per il Paese. D’altronde se un noto camorrista candidamente ammetteva agli inquirenti che “trafficare in monnezza è più conveniente che trafficare in cocaina perché le pene sono molto più lievi o inesistenti e si guadagna di più”, vuol dire che di questa legge ce n’è bisogno. E molto, per il bene di tutti.

2 Commenti

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    GianLuca
    12 marzo 2015 at 18:26

    hai perfettamente ragione cara Tessa, ma quello che mi fa incaz….di piu (scusa il francesismo) è il fatto che in Italia si legifera moltissimo ma poi l’applicazione delle leggi , soprattutto in materia ambientale, lascia molto a desiderare; per non parlare poi della lunghezza dei processi e il caso eternit ne è un esempio.
    Siamo i primi a legiferare ma gli ultimi a condannare, perchè non riusciamo a metterci al passo con le altre grandi nazioni europee ????

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      tessa
      26 marzo 2015 at 11:20

      ehhhh il vero problema, hai ragione, è l’applicazione delle leggi!

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