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Home»Punto di vista»I 10 cibi più pericolosi e da evitare
Punto di vista

I 10 cibi più pericolosi e da evitare

Le nostre abitudini alimentari di solito non sono ottimali e capita di assumere cibi che è meglio evitare: ciò però è spesso legato alla loro provenienza.
Adriano MarianiDi Adriano Mariani7 Febbraio 2017Aggiornato:16 Gennaio 20183 min lettura
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La classifica degli alimenti da non portare in tavola

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Di solito qui su Ecocentrica vi offro qualche consiglio su come mangiare bene, quali alimenti preferire e qualche ricetta per gustarli al meglio. E poi l’alimentazione per prevenire e curare tanti piccoli disturbi, cosa mangiare per tornare in forma, cosa mangiare per combattere l’influenza… oggi invece faremo l’inverso: parleremo di cosa non mangiare e quali sono i cibi da evitare.

Mi ha molto colpito la classifica stilata recentemente da Coldiretti, una “black list” di cibi pericolosi, ricavata dall’elenco degli allarmi alimentari dello scorso anno. Questi alimenti sono tutti di importazione, ma finiscono regolarmente nei nostri piatti: secondo l’associazione, circa 35 milioni di persone consumano abitualmente prodotti provenienti dall’estero, oltre la metà della popolazione.

Questa classifica dovrebbe aiutarci ad alzare la guardia e fare più attenzione all’origine del prodotto.

 

Quali sono i cibi da evitare?

Ecco i “terribili 10 cibi” da evitare:

1) NOCCIOLE DALLA TURCHIA

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Al primo posto, perché sono quelle che hanno ricevuto il maggior numero di segnalazioni.
Il motivo? Erano contaminate da aflatossine, sostanze prodotte da alcune specie di funghi, che si formano quando gli alimenti non sono conservati correttamente. Sono altamente tossiche (soprattutto per il fegato) e cancerogene.

 

2) ARACHIDI DALLA CINA

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Le distaccano di poco, e per lo stesso pericolo: contaminate da aflatossine.

 

3) PEPERONCINO DALL’INDIA

Peperoncino e altre spezie presentavano livelli troppo alti di residui chimici, pesticidi ben oltre i nostri limiti e per finire infezioni microbiologiche.

 

4) PESCE DALLA SPAGNA

Incriminati tonno e pesce spada, per il contenuto fuori norma di metalli pesanti.

 

5) FRUTTA E VERDURA DALLA TURCHIA

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Nuovamente prodotti importati dalla Turchia. Anche gli ortaggi non sono esenti da rischi: i peperoni erano fuori legge per i livelli di pesticidi, mentre i fichi secchi erano contaminati (ancora) da aflatossine.

 

6) FRUTTA SECCA DALL’INDIA

Questa volta parliamo di semi di sesamo: hanno fatto più volte scattare l’allarme salmonella, un batterio che causa intossicazioni alimentari e che ultimamente sta diventando sempre più resistente agli antibiotici.

 

7) PISTACCHI DALL’IRAN

Un vero problema questa frutta secca: è tra i cibi a più a rischio aflatossine. E infatti, erano contaminati anche i pistacchi iraniani.

 

8) FRUTTA E VERDURA DALL’EGITTO

In diversi prodotti sono stati trovati livelli di pesticidi oltre i limiti consentiti in Europa. E pensare che l’Egitto usufruisce di un regime agevolato per l’esportazione in Italia…

 

9) PISTACCHI DAGLI STATI UNITI

Non si salvano nemmeno oltreoceano dalla “lista nera” dei cibi da evitare il più possibile: aflatossine cancerogene anche nei prodotti arrivati dagli USA.

 

10) PANGASIO DAL VIETNAM

Questo pesce è allevato soprattutto in Vietnam, nel delta di uno dei fiumi più inquinati al mondo: per queste le scuole dell’Emilia Romagna hanno deciso di vietarlo nelle mense scolastiche.
Dovremmo pensarci un po’ tutti, visto che quasi sempre presenta anche un eccessivo contenuto di metalli pesanti.

 

10 incentivi in più per scegliere il Made in Italy! Per ridurre l’inquinamento di pratiche agricole e trasporti, per sostenere la nostra economia e i coltivatori che già faticano a reggere la concorrenza dei prodotti stranieri. Ma soprattutto, perché acquistare cibi italiani è la scelta più sicura per la salute, perché le nostre filiere sono le più controllate e i limiti di impiego di sostanze nocive sono molto più severi, e questo già nelle colture tradizionali; abbiamo anche il maggior numero di aziende biologiche d’Europa, veri produttori d’eccellenza.

 

 

Foto: www.coldiretti.it

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