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Home»In evidenza»Pesticidi nei campi agricoli, a che punto siamo in Italia?
In evidenza

Pesticidi nei campi agricoli, a che punto siamo in Italia?

I pesticidi minacciano buona parte dei terreni agricoli e la nostra salute, ecco il bilancio attuale per quel che riguarda l'Italia.
Tessa GelisioDi Tessa Gelisio20 Giugno 2022Aggiornato:26 Luglio 20224 min lettura
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Tessa, terreno senza pesticidi

L’utilizzo dei pesticidi in agricoltura è da anni una delle cause dell’inquinamento dei suoli e delle falde acquifere. Non solo, a rimetterci sono anche gli animali e gli insetti impollinatori. Particolarmente drammatica è la situazione delle api, la cui sopravvivenza è più che mai a rischio.

Senza contare i rischi per l’uomo che porta a tavola, e quindi consuma ovviamente nei parametri di legge, degli alimenti tutt’altro che salutari. Per vocazione attenti al mangiare sano e al rispetto dell’ambiente, noi ecocentrici non possiamo che volerne sapere di più in merito.

Secondo la FAO il 33% del suolo mondiale è già degradato e la percentuale potrebbe raggiungere il 90% entro il 2050. Una prospettiva piuttosto preoccupante, ma qual è la situazione reale in Italia per quanto riguarda i suoli agricoli? FederBio, Legambiente, Lipu, Medici per l’Ambiente, Slow Food e WWF hanno cercato di rispondere a questa domanda analizzando la situazione pesticidi in varie regioni del Nord e del Sud.

Pesticidi nei suoli agricoli, il bilancio per l’Italia

Agricoltura, campo terreno

Attraverso il progetto Cambia la Terra, le associazioni hanno analizzato 24 campi agricoli e lo stato di salute dei relativi suoli. In particolare, la ricerca si è focalizzata sulla presenza o meno di sostanze nocive. Il campione di suoli analizzato ha riguardato, in egual misura, terreni coltivati con metodi convenzionali e coltivazioni biologiche.

I risultati raccolti dalle associazioni non sembrano lasciare molti dubbi per quanto riguarda i campi convenzionali. Nei terreni coltivati con tecniche convenzionali sono 20 le sostanze nocive individuate tra erbicidi, fungicidi e insetticidi. Il più rilevato tra i pesticidi è stato il glifosato, presente in 6 campi su 12, seguito da una sostanza generata dalla sua degradazione (l’AMPA).

Quello che trovo decisamente preoccupante è che 5 delle altre 18 sostanze risultano fuori legge da anni. Tra queste persino il DDT e il DDE, metabolita del DDT: secondo le associazioni tali sostanze resisterebbero in quei campi da circa 44 anni; non solo, le quantità registrate sarebbero “non trascurabili”. Presenti nei risultati anche se ritirate da anni anche la permetrina (fuori legge dal 2001), l’imidacloprid (2018) e l’oxodiazon (2021).

Agricoltura biologica

Campo bio senza pesticidi

Decisamente differenti i risultati ottenuti nei 12 campi coltivati secondo le regole del biologico. Assenti i residui di pesticidi in 11 dei campi analizzati, a testimonianza dell’affidabilità del metodo bio. Le uniche tracce di sostanze nocive provengono da un campo in particolare: lì sono stati rilevati un repellente per zanzare, che si ritiene provenga dalle abitazioni vicine, e tracce di DDT e DDE indicate come contaminazioni accidentali.

Una piaga questa delle contaminazioni indesiderate contro cui lottano da anni gli operatori del bio. Ha commentato Maria Grazia Mammuccini, docente di Agronomia della Scuola Sant’Anna di Pisa:

I risultati del monitoraggio dimostrativo evidenziano che i dati relativi ai campi coltivati con il metodo biologico sono decisamente migliori rispetto a quelli coltivati in convenzionale a conferma che il bio è un metodo di produzione che favorisce la tutela del suolo e della biodiversità. Le quantità di residui chimici di sintesi nei campi convenzionali è un dato di fatto, soprattutto per le produzioni intensive, dove si conferma l’urgenza di ridurre l’uso di pesticidi di sintesi chimica in coerenza con gli obiettivi del Green Deal europeo e per le quali il biologico può offrire soluzioni innovative sperimentate da anni con il biocontrollo.

Bio punto di riferimento per il convenzionale?

Mammuccini ha offerto anche un’interessante e incoraggiante visione rispetto ad alcuni campi convenzionali, che sembra poter mantenere standard vicini a quelli del bio:

Ma abbiamo rilevato che, in alcune coltivazioni ‘di punta’, all’interno di aree vocate, anche nel convenzionale l’uso è molto limitato. In due situazioni, un oliveto in Puglia e un campo di frumento in Basilicata, le sostanze di sintesi erano addirittura assenti. Questo risultato ci incoraggia a pensare che il biologico stia cominciando a rappresentare un modello di riferimento per l’agricoltura in generale, un risultato importante delle politiche, soprattutto europee, per lo sviluppo dell’agroecologia.

La situazione Italiana non è quindi esente dalle criticità evidenziate in questi anni dalla Global Soil Partnership della FAO, ma per fortuna anche nel Bel Paese il biologico rappresenta un’alternativa sostenibile e salutare. La prossima volta che andremo a fare la spesa ricordiamoci di questo, preferendo alimenti provenienti coltivazioni bio. Meglio ancora se a km zero e ovviamente di stagione, così potremo fare il pieno di salute e di tutela dell’ambiente.

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