
Forse complici anche decenni di film, animazioni e fumetti, nell’immaginario collettivo non c’è immagine più tenera di un gatto che si gusta un’abbondante ciotola di latte. Eppure, per quanto questa scena sia tanto comune, nasconde un’insidia profonda per la salute dei felini domestici. I gatti adulti non possono infatti bere latte, perché non dispongono degli enzimi necessari per poterlo digerire, e questa pratica diffusa rischia di essere molto pericolosa per la loro salute. Ma come orientarsi? Analizzando le più recenti evidenze scientifiche e il parere degli esperti, come quello del medico veterinario Alessandro Prota.
Perché il latte non è adatto ai gatti adulti

Per comprendere perché i gatti adulti non possano bere latte, è indispensabile comprendere la loro fisiologia digestiva, sin dai primi giorni di vita.
Durante le prime settimane dopo la nascita, i gattini producono la lattasi: un enzima indispensabile per poter digerire il latte materno. Tuttavia, la lattasi non rimane nell’organismo felino a tempo indeterminato:
“Dopo l’epoca dello svezzamento – spiega il dottor Prota – i gatti non hanno più questo enzima, che scinde il lattosio e ne favorisce la digestione. E senza questo enzima, non possono digerire latte”.
Tuttavia, questa non è l’unica ragione. Oltre al lattosio, il latte contiene delle quantità rilevanti di carboidrati – ovvero di zuccheri – che non sono adatti alle necessità dei felini. “In natura per il gatto non esistono carboidrati” – aggiunge Prota. “E la voce carboidrati in natura non esiste, perché il gatto è un carnivoro stretto. Le uniche fonti alimentari per i gatti sono le proteine e i grassi di origine animale”.
Quali possono essere le conseguenze

Proprio poiché i gatti adulti sono privi della lattasi, l’ingestione di latte innesca una serie di reazioni negative nel tratto gastrointestinale. Il lattosio richiama liquidi nell’intestino, viene attaccato dalla flora batterica e, come sottolinea Prota, “crea fermentazione e infiammazione intestinale, che è una delle cause di molte malattie”.
Oltre ai problemi immediati – fra i più frequenti identificati a livello scientifico, ci sono crampi addominali, gonfiore e diarrea osmotica – vi possono anche conseguenze croniche, perché “il latte non fa altro che peggiorare un’infiammazione preesistente”, spesso dovuta al sempre più massiccio ricorso di cibo secco – croccantini, in particolare – ricchi di farine, cereali e carboidrati tutt’altro che adatti alla dieta del gatto.
“Quando ti scosti dalla natura – prosegue Prota – bene o male, alla fine ci paghi sempre. Anche per l’animale domestico bisognerebbe riprodurre il più possibile la dieta che avrebbe in natura, quindi il latte è la goccia che fa traboccare il vaso. […] Ad esempio, quando un gatto ha già un’enterite cronica e gli si offre del latte, la fermentazione che crea fa scoppiare maggiormente una problematica che era già in incubazione”.
Non si deve però pensare che la questione sia legata unicamente a gatti intolleranti o ipersensibili o, ancora, a una razza specifica: “Tutti i gatti non hanno questo enzima, perciò forzare la natura porta all’emersione di questi problemi”.
Si può utilizzare il latte vegetale per i gatti?

Come spesso accade, il parere degli esperti viene spesso sovrastato dalle comunicazioni sui social, non sempre forieri di una corretta informazione sulla salute degli animali domestici. E proprio su queste piattaforme,si è ultimamente diffusa l’idea di offrire ai felini di casa del latte senza lattosio o, ancora, dei latti vegetali. In altre parole, per non perdere quella tenera immagine del gatto che si gusta la sua ciotola di latte, molti proprietari sono pronti a sperimentare soluzioni a dir poco singolari.
Anche in questo caso, però, si tratta di una scelta sbagliata, che ignora le reali necessità dell’animale per un’eccessiva umanizzazione. L’uso dei latti vegetali o senza lattosio è di fatto una pratica – “proprio lontana, lontana dalle esigenze in natura del gatto”.
Come aumentare l’idratazione del gatto senza latte?

Eppure, molti proprietari non riescono a rinunciare alla ciotola ricolma di latte per il loro gatto, spesso perché temono non si idrati a sufficienza. Notando che l’animale consuma pochissima acqua, mentre gradisce il latte – probabilmente, per il gusto – pensano sia un modo per recuperare liquidi.
“In natura il gatto non ha bisogno di grandi quantità di liquidi” – spiega il veterinario – “e li prende dal cibo”. Anzi, un consumo eccessivo d’acqua dovrebbe essere un campanello d’allarme: “Se il gatto beve molto – aggiunge Prota – c’è qualcosa che non va”, ad esempio perché disidratato da un’alimentazione secca scorretta e a base di croccantini, che possono avere riflessi importanti sul metabolismo e sulle capacità renali dei felini.
Per garantire il giusto apporto idrico, senza ricorrere ad alcun tipo di bevanda, la soluzione è però semplice: “Togliere i croccantini, perché disidratano, e offrire cibo umido. Si possono poi aggiungere delle verdure – spiega Prota – e quei liquidi il gatto lì prende da lì. Con questo tipo di alimentazione, è normale che il gatto beva pochissimo”.
In definitiva, non solo il latte è dannoso per la salute del gatto adulto, ma le tendenze sui social possono addirittura peggiorare la situazione. Meglio allora affidarsi alle mani di veterinari esterni e cercare di riprodurre sempre una dieta il più possibile simile a quella che il felino seguirebbe in natura.