
Famoso per la sua incredibile dolcezza e per le sue uniche proprietà nutrizionali, il miele non dovrebbe mai mancare in una dieta a basso impatto ambientale. Quando biologico, è infatti uno dei dolcificanti più sostenibili e salutari oggi a disposizione. E anche uno dei più duraturi, perché può essere consumato ben oltre la data di scadenza, rispettando alcune regole base per la sua conservazione.
Perché il miele non scade

Non è di certo un segreto:il miele è uno degli alimenti in assoluto più duraturi, tanto che può essere consumato anche per anni dopo la sua scadenza. Addirittura, nelle tombe egizie è stato ritrovato del miele di 4.000 anni fa, perfettamente conservato e tutt’oggi commestibile. Ma quali sono le proprietà che rendono il miele un prodotto che, virtualmente, non scade mai?
La ragione è nel perfetto equilibrio chimico e fisico dell’alimento, che crea un ambiente estremamente ostile per batteri, funghi e microorganismi. In particolare, il miele presenta:
- una bassa umidità, in qualità di elemento igroscopico composto all’80% da zuccheri e solo dal 17% di acqua. Proprio in virtù di questo ridotto contenuto d’acqua, i batteri che entrano in contatto con il miele si decompongono velocemente, disidratandosi;
- un’alta acidità, con un pH che oscilla tipicamente tra i 3,2 e i 4,5, che impedisce ai principali patogeni alimentari di svilupparsi;
- la presenza di enzimi – come il glucosio ossidasi – aggiunti dalle api durante la produzione, che scompongono il glucosio rilasciano perossido di idrogeno, che funge da potente antimicrobico naturale.
Perché sulla confezione c’è comunque la data di scadenza

Eppure, nonostante l’incredibile durata del miele, sulle confezioni è comunque riportata la data di scadenza. Per quale ragione? Sebbene questo alimento non scada praticamente mai, le normative europee impongono comunque di specificare un Termine Minimo di Conservazione (TMC), solitamente riportato in confezione con la dicitura “da consumarsi preferibilmente entro il” e una tempistica di due o tre anni dalla data di produzione.
Nonostante questo, il prodotto non diventa tossico allo scoccare della scadenza, ma può conservarsi intatto ancora per diversi anni. A seconda delle modalità di produzione, potrebbero però esservi delle innocue alterazioni organolettiche e nutrizionali:
- una riduzione dei profumi e degli aromi volatili;
- un leggero decadimento di alcune vitamine ed enzimi;
- un’alterazione naturale del colore, con il miele che tende a diventare più scuro.
Come verificare se il miele sia ancora buono

Ma come comportarsi, se si ritrova una confezione di miele nella dispensa, magari dimenticata per molto tempo? Ci sono alcuni elementi che permettono di capire se il prodotto non si sia correttamente conservato:
- un odore sgradevole e alcolico, che può essere riconducibile a un processo di fermentazione;
- una schiuma sospetta in superficie, che può indicare l’incorporamento di aria durante la smielatura. Se abbinata a cattivo odore, potrebbe essere segnale di un miele ormai deperito.
Per contro, la presenza di una cristallizzazione – ovvero, una solidificazione del miele – non è indice di un miele deperito. È semplicemente dovuta alle basse temperature: sarà sufficiente mettere l’alimento a bagnomaria, per riportarlo alla sua naturale fluidità. Attenzione, però: è meglio non superare i 40 gradi, per non compromettere l’azione protettiva dei suoi enzimi.
Come conservare correttamente il miele

È inoltre utile sapere come conservare correttamente il miele, affinché possa durare il più a lungo possibile. A questo scopo, è sufficiente seguire alcuni pratici consigli:
- preferire contenitori in vetro, evitando di travasare il miele in contenitori di plastica o di metallo;
- mantenere le confezioni al riparo della luce, perché i raggi solari possono degradare gli enzimi del prodotto, accelerandone l’invecchiamento;
- scegliere temperature moderate, tra i 15 e i 20 gradi, evitando di conservare il miele in frigorifero, perché il freddo ne accelera la degradazione;
- evitare la contaminazioni, ad esempio da cucchiaini sporchi di altri alimenti, briciole o gocce d’acqua, che possono favorire la proliferazione delle muffe.
Come scegliere un miele di qualità

Infine, è necessario anche sapere come scegliere un miele di qualità: se il prodotto di partenza è scadente, anche la conservazione sarà più problematica. In particolare, se si acquista il miele al supermercato e non direttamente dagli apicoltori, bisogna leggere con attenzione le etichette, per verificare che non si tratti di miscele industriali impoverite.
Il consiglio principale è quello di affidarsi all’apicoltura biologica. Un miele biologico non è solo una tutela per la salute e la conservazione, ma preserva le api, degli impollinatori oggi sempre più a rischio di estinzione. Ad esempio, gli alveari biologici devono essere posizionati in aree in cui, nel raggio di 3 chilometri, vi sia flora spontanea e l’assenza di attività agricole che fanno ricorso a pesticidi e diserbanti chimici.
Ancora, è sempre meglio preferire miele grezzo o non pastorizzato: la grande distribuzione tende a pastorizzare il miele, portandolo ad altissime temperature, per mantenerlo sempre liquido ed esteticamente accattivante. Tuttavia, questo processo determina uno shock termico, dannoso per vitamine, enzimi benefici e lieviti naturali.
Non ultimo, è sempre indicato verificare l’origine, privilegiando prodotti che indicano chiaramente il Paese di produzione – preferendo miele italiano, preferibilmente a chilometro zero – scartando invece le confezioni con diciture quali “miscele di mieli originari e non originari dell’UE”.
In definitiva, il miele non è solo un alimento sano e irresistibile, ma è anche virtualmente eterno: saperlo scegliere bene può fare la differenza in termini di conservazione.