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Home»Casa Green»La friggitrice ad aria è davvero pericolosa? Cosa si rischia con i PFAS
Casa Green

La friggitrice ad aria è davvero pericolosa? Cosa si rischia con i PFAS

La friggitrice ad aria è generalmente sicura: il rischio maggiore è legato ai PFAS, rari con l'uso corretto dell'apparrecchio.
Tessa GelisioBy Tessa Gelisio28 Ottobre 20265 Mins Read
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Tessa Gelisio, friggitrice ad aria

La questione rimbalza ormai da mesi da un account social all’altro: è possibile che la friggitrice ad aria, un elettrodomestico sempre più popolare nelle cucine degli italiani, sia pericolosa per la salute? L’allarme, seppur sovrastimato, nasce dalla constatazione di alcuni influencer: l’apparecchio, contenendo elementi in plastica e in teflon, potrebbe contaminare l’organismo. Ma è davvero così? In linea teorica, qualsiasi utensile da cucina in teflon può presentare dei rischi – basti pensare alle classiche pentole antiaderenti – affinché si concretizzino, servono però delle precise condizioni.

L’interno della friggitrice ad aria è in plastica?

Cestello della friggitrice ad aria
Pexels

Uno dei primi allarmi social nasce dai materiali con cui la maggior parte delle friggitrici ad aria viene prodotta. Molti utenti si sono convinti che, poiché questi apparecchi presentano spesso una buona quantità di plastica, allora riporvi i cibi significa automaticamente contaminarli.

Per quanto questa possibilità possa essere spaventosa, la realtà è però differente. Bisogna infatti analizzare come la plastica venga impiegata in questi apparecchi. Nella larga maggior parte dei casi:

  • le più comuni tipologie di plastica – ABS, policarbonato e polipropilene – vengono usate esclusivamente per il corpo esterno dell’apparecchio. Questo perché conducono scarsamente il calore – riducendo la possibilità di ustionarsi con maniglie, manopole o pulsantiere – sia perché economiche, tanto da abbassarne i costi di produzione;
  • la classica plastica non è invece impiegata per il vano interno della friggitrice, solitamente in acciaio, alluminio o altre leghe metalliche leggere, rivestite poi di teflon. Quest’ultimo, ovvero il politerafluoroetile (PTFE), è sempre un polimero di origine plastica, pensato però per le alte temperature e per le sue caratteristiche di antiaderenza.

Le evidenze raccolte fino a oggi sugli utensili a cottura antiaderenti, ed estesi per analogia alle friggitrici ad aria, confermano che la la gran parte dei residui di PFAS o delle microplastiche trovate sui cibi deriva infatti dal teflon, quando danneggiato o per un uso scorretto dell’apparecchio, e non da altre componenti plastiche esterne.

La friggitrice ad aria può rilasciare PFAS?

Friggitrice ad aria
Pixabay

Proprio perché spesso l’interno delle friggitrici ad aria prevede un rivestimento in teflon, è più che lecito chiedersi se l’apparecchio possa rilasciare PFAS.

Il rischio esiste, ma a condizioni ben precise, in buona sostanza le medesime delle pentole antiaderenti:

  • la superficie deve essere danneggiata o graffiata;
  • la cottura deve avvenire per lunghi periodi sopra i 260 gradi.

In assenza di una di queste due condizioni – ed è anche per questo che molte friggitrici ad aria non permettono di superare specifiche temperature – l’uso è considerato generalmente sicuro. Non va però sottovalutato il fenomeno degli hotspot, ovvero la presenza all’interno del vano di cottura di zone a temperatura diversa. Impostando una temperatura di 180 gradi, potrebbero quindi esservi porzioni dell’apparecchio che si scaldano di più, anche se solitamente tendono a essere quelle superiori, in prossimità di ventola e resistenza, e non quelle a contatto con i cibi.

È vero che l’innesco della friggitrice ad aria è pericoloso?

Interno della friggitrice ad aria
Pixabay

Mentre il pericolo PFAS trova conferma nella natura dei materiali utilizzati – seppur in modo ridimensionato rispetto agli allarmi social, perché molto dipende dalla condizioni in cui si trova l’elettrodomestico – una vera e propria bufala si è rapidamente diffusa online.

Secondo molti commentatori social, il momento dell’accensione della friggitrice ad aria sarebbe estremamente pericoloso, perché comporterebbe “scintille” che rilascerebbero sui cibi contaminanti chimici. In altre parole, questi utenti ritengono che per generare calore all’interno del vano sia necessaria una combustione e, di conseguenza, un apposito innesco del fuoco.

Questa convinzione è smentita dalla stessa tecnologia dell’elettrodomestico, che non è altro che un forno elettrico ventilato in miniatura:

  • i cibi non vengono cotti per combustione, bensì per convezione del calore;
  • il calore interno è generato da una resistenza elettrica e distribuito da una ventola.

Non vi sono quindi né fiamme, né scintille necessarie per alimentarle. Eppure, questo timore è spesso alimentato da un fenomeno comune: la comparsa di vapori e cattivi odori alla primissima accensione dell’apparecchio. Non si tratta di fumi da combustione, bensì dell’evaporazione di gas di produzione: è per questo che molti produttori consigliano un’accensione a vuoto inaugurale, dopo aver estratto l’apparecchio dalla scatola.

Come minimizzare i rischi della friggitrice ad aria?

Patate nella friggitrice ad aria
Pixabay

Per quanto il rischio PFAS sia reale, nella quotidianità in cucina è molto semplice ridurlo. Basta infatti seguire dei facili consigli:

  • controllare cestello, griglie incluse o piani d’appoggio per verificare l’assenza di danni o graffi;
  • evitare di mettere i cibi a diretto contatto con le superfici in teflon, usando – se ammesso dal produttore – invece griglie in acciaio, contenitori in alluminio o carta da forno, quest’ultima purché certificata senza PFAS;
  • evitare cotture a elevate temperature per tempi molto prolungati.

Se queste buone abitudini non fossero sufficienti, è bene ricordare che in commercio esistono friggitrici ad aria completamente in metallo, solitamente in acciaio. 

In definitiva, la friggitrice ad aria può esporre a un rischio di contaminazione da PFAS, ma gli allarmi social sono spesso esagerati: utilizzare l’apparecchio secondo quanto previsto dal produttore, e senza danni evidenti, è più che sufficiente per minimizzare negative conseguenze.

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