
C’è un nuovo elemento drammatico che evidenzia quanto la crisi climatica stia cambiando la fauna marina: la morte per malnutrizione severa delle balene grigie. Quest’anno, lungo le coste dello stato di Washington e nel Puget Sound, ventidue esemplari sono stati ritrovati senza vita, secondo quanto riportato dalle autorità locali. Un numero allarmante che ha già superato il totale registrato nello stesso periodo del 2019, anno che aveva segnato un record negativo con 35 cetacei spiaggiati.
I numeri che evidenziano il problema sono elevati: le balene grigie del Pacifico orientale, che nello stato di Washington godono dello status di specie sensibile, sono passate da circa 27.000 esemplari nel 2016 a soli 13.000 l’anno scorso, secondo i conteggi della National Oceanic and Atmospheric Administration. Un dimezzamento della popolazione a cui bisogna aggiungere il crollo delle nascite, diminuite del 95 percento.
La malnutrizione severa, dunque, è emersa come uno dei problemi più frequenti, ed è un fenomeno che gli esperti collegano ai cambiamenti climatici in corso nell’Artico e che potrebbe non riguardare soltanto la quantità di prede disponibili, ma anche la loro qualità nutrizionale.

Il punto è nello squilibrio della catena alimentare dei cetacei. Le balene grigie si cibano di crostacei simili a gamberetti che vivono nei sedimenti del fondale marino artico, dove le balene migrano ogni estate per alimentarsi. Questi invertebrati, a loro volta, si nutrono delle alghe che crescono sotto il ghiaccio marino. Il riscaldamento globale, però, sta facendo ritirare il ghiaccio artico sempre prima del previsto. Con meno ghiaccio e per periodi più brevi, cresce una quantità inferiore di alghe: di conseguenza anche i crostacei ricevono meno nutrienti e diventano meno ricchi di energia per le balene grigie.
Questi mammiferi compiono ogni anno una delle migrazioni più lunghe del pianeta, viaggiando tra il Messico e l’Artico per nutrirsi e riprodursi. In estate devono accumulare abbastanza grasso da sopravvivere ai lunghi mesi di digiuno durante il viaggio verso sud, processo reso sempre più difficile dalla crisi alimentare legata al riscaldamento dell’Artico.
Come se non bastasse, la malnutrizione altera anche il comportamento delle balene, rendendole più vulnerabili a collisioni con navi, reti da pesca e altri pericoli legati all’attività umana. Un altro fattore di pericolo che, assieme all’acidificazione degli oceani, all’aumento delle temperature e ai cambiamenti nelle correnti, aggrava e accelera il declino della specie, già considerato senza precedenti.