
500 euro al chilo. Tanto costa il Kopi Luwak, quello che viene definito comeil caffè più pregiato, oltre che più caro al mondo. Viene prodotto principalmente in Indonesia a partire dai chicchi di caffè contenuti nelle bacche ingerite, parzialmente digerite e poi espulse dagli zibetti delle palme comuni. Ma il costo elevato a cosa è dovuto e, soprattutto, è giustificato? Quello che è emerso dall’ultima puntata di Indovina chi viene a cena, trasmessa il 26 maggio in prima serata su Rai3, mostra un quadro poco edificante di tutta la catena produttiva di questa bevanda. La giornalista e conduttrice del programma, Sabrina Giannini, è volata in Indonesia per effettuare un reportage sotto copertura, provando a rispondere a vari interrogativi.
Primo fra tutti, quello riguardante lo stato di salute di questi animali, spesso presentati come esemplari selvatici e liberi nel loro habitat, ma che di selvatico hanno poco o nulla. Vengono invece catturati, sì in natura, e poi rinchiusi in gabbie dove vengono nutriti (non sempre) con frutta, carne, cibo per cani e, naturalmente, bacche di caffè, le quali vengono poi espulse, raccolte e successivamente lavorate.
È proprio il passaggio nel tratto digestivo dell’animale a modificare il profilo aromatico del caffè, rendendolo meno amaro, e quindi a decretarne, almeno su carta, il gusto. In origine il Kopi Luwak veniva raccolto in natura, seguendo il comportamento spontaneo degli zibetti selvatici. L’esplosione della domanda internazionale ha però trasformato questa pratica in una vera industria, con allevamenti, catture e piantagioni turistiche dedicate. Già, perché quello che ha mostrato il servizio è tutt’altro che incoraggiante e conferma quanto divulgato da uno studio britannico del 2024, condotto dalla Oxford Brookes University.

I ricercatori avevano analizzato 29 strutture in Indonesia dove venivano tenuti zibetti per la produzione di caffè, specificando come gli standard di benessere animale non rispettassero le leggi indonesiane; che alimentazione, igiene, accesso all’acqua e libertà di movimento risultassero spesso inadeguati; e che nessuno dei 99 esemplari osservati rispettasse tutti i parametri fondamentali del benessere animale. Lo studio riportava anche numeri rilevanti: nei mercati osservati venivano venduti centinaia di zibetti ogni anno per alimentare il settore del turismo del Kopi Luwak.
Dunque, i chicchi di Kopi Luwak escono dall’Indonesia a poche decine di euro al chilo, poi passano attraverso esportatori, spedizionieri, torrefattori e rivenditori, e arrivano sugli scaffali occidentali a un costo elevato. È la logica di qualsiasi filiera lunga, applicata però a un prodotto il cui processo produttivo limita di fatto il benessere di un animale, la cui unica colpa è quella di nutrirsi naturalmente di bacche di caffè.
Gli zibetti in gabbia sono affamati, aggressivi, stressati. Nel servizio mostrato, un esemplare morde il dito del suo allevatore, con tutte le possibili conseguenze sanitarie che un comportamento del genere può avere. Non solo: per ottimizzare la produzione di caffè pregiato, molti allevatori affiancano agli zibetti altri animali, i binturong, che sono protetti dalle leggi indonesiane e che quindi non dovrebbero nemmeno stare lì, mescolando le due varietà di chicchi. Tutto questo per un caffè il cui gusto non è nemmeno così esaltante, come evidenzia un professionista del settore contattato da Giannini. A che prezzo, dunque?