
Norvegia, luglio 2025: il termometro segna 34,9 gradi Celsius a Frosta, una cittadina a poche decine di chilometri dal Circolo Polare Artico. Non è un’anomalia isolata, ma il dato simbolo di un anno che ha riscritto decine di record climatici su tutta l’Europa. Il rapporto European State of the Climate 2025, elaborato dall’ECMWF e dall’Organizzazione Meteorologica Mondiale con il contributo di circa cento scienziati, lo certifica con numeri inequivocabili: il Vecchio Continente accumula calore a una velocità doppia rispetto alla media planetaria.
I numeri sono più incisivi delle parole: nel 2025 il 95% della superficie continentale chiude l’anno con temperature superiori alla media. I cinque anni più torridi della storia europea appartengono tutti al periodo successivo al 2019, mentre i dieci più caldi si concentrano dopo il 2014.
Ormai, essere a nord non vuol dire più vivere in un ambiente freddo. Basti dire che, tra il 10 e il 31 luglio scorsi, Norvegia, Svezia e Finlandia hanno vissuto ventuno giorni consecutivi con temperature ampiamente oltre la soglia dei 30 gradi. Sempre a luglio, l’Europa ha attraversato la seconda ondata di calore più intensa mai documentata su scala continentale: venticinque giorni di caldo infernale a ogni latitudine. In Turchia, per esempio, si sono sfiorati i 50,5 gradi; nella Spagna meridionale la colonnina di mercurio ha superato i 32 gradi per fino a cinquanta giorni in più rispetto alla norma storica.
In una situazione così preoccupante, il numero di incendi è stato elevatissimo, colpendo un’area che ha superato il milione di ettari. A pagare il prezzo più alto sono stati Spagna e Portogallo, che hanno totalizzato insieme il 65% del territorio bruciato europeo. Le emissioni da combustione vegetale hanno anch’esse raggiunto il massimo storico dall’inizio delle rilevazioni nel 2003.
Anche lo stato di salute degli oceani è peggiorato, battendo primati affatto invidiabili: la temperatura superficiale marina della regione europea, per il quarto anno di fila ha sfiorato gli 11 gradi di media annua. In particolare, il Mediterraneo, per il terzo anno consecutivo, ha registrato fortissime ondate di calore, con conseguenze gravi per alghe come la posidonia, tra i principali serbatoi di carbonio degli ecosistemi costieri. Inoltre, tutti i ghiacciai europei hanno perso massa; l’Islanda ha registrato la seconda contrazione più grave dal 1976, mentre la calotta della Groenlandia ha ceduto 139 miliardi di tonnellate di ghiaccio, innalzando da sola il livello marino globale di 0,4 millimetri in un solo anno.

Anche sul fronte della neve si segnalano perdite molto gravi, basti dire che la copertura nevosa europea a marzo era inferiore di quasi un terzo rispetto alla media storica. Un restringimento che ha colpito anche i corsi d’acqua: il 70% ha visto portate sotto la norma.
Il report analizza anche il legame, purtroppo sempre più saldo, tra riscaldamento globale e perdita di biodiversità. Habitat formatisi in millenni vengono compromessi da ondate di calore, incendi e siccità, fattori che alterano i cicli stagionali e spingono le specie a migrare, provocandone addirittura la scomparsa.
L’unico segnale positivo emerso dal rapporto European State of the Climate 2025 arriva dalla transizione energetica: le fonti rinnovabili hanno coperto il 46,4% dell’elettricità generata in Europa, con il fotovoltaico che ha stabilito un record toccando quota 12,5%. In quattordici paesi dell’UE, vento e sole hanno prodotto più energia dei combustibili fossili. Almeno un passo nella direzione giusta.