Close Menu
  • Benessere e bellezza
  • A tavola
  • Punto di vista
  • Casa Green
  • EcoNews
  • ALTRO
    • Animali
    • Bio Garden
    • Fai da te
    • Green Fashion
    • Green lifestyle
    • Mobilità
    • Video
  • Una vita ecocentrica
  • Contatti
Facebook Instagram YouTube Threads
Ecocentrica
Facebook Instagram YouTube TikTok Threads
NEWSLETTER
  • Benessere e bellezza
  • A tavola
  • Punto di vista
  • Casa Green
  • EcoNews
  • ALTRO
    • Animali
    • Bio Garden
    • Fai da te
    • Green Fashion
    • Green lifestyle
    • Mobilità
    • Video
  • Una vita ecocentrica
  • Contatti
Ecocentrica
Home»EcoNews»Durerà per decenni: come la guerra in Iran sta avendo un impatto invisibile sull’ambiente
EcoNews

Durerà per decenni: come la guerra in Iran sta avendo un impatto invisibile sull’ambiente

La guerra in Iran sta lasciando ferite profonde nell'ambiente: terra contaminata, mari a rischio e un'aria irrespirabile.
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino29 Aprile 20263 min lettura
WhatsApp Facebook Threads Pinterest Telegram
CONDIVIDI
WhatsApp Facebook Threads Telegram Pinterest
alberi in uno scenario di guerra
Unsplash

Quando l’8 marzo scorso i raid israeliani hanno colpito oltre trenta impianti petroliferi iraniani, su Teheran è caduta una pioggia nera, densa, maleodorante. Una patina scura che ha ricoperto strade, tetti e auto. Quello è stato il primo segno tangibile di una catastrofe di proporzioni notevoli. Un disastro ecologico e ambientale senza precedenti, le cui conseguenze non sono ancora definibili.

Numeri alla mano, in base al report dell’associazione Climate & Community Institute, solo durante le prime due settimane di conflitto sarebbero stati rilasciati nell’atmosfera oltre cinque milioni di tonnellate di CO2 equivalente. Una quantità di inquinanti che è il frutto dei gas serra sviluppati da ogni missile, tra emissioni dirette ed emissioni legate alla produzione e alla catena di approvvigionamento del vettore stesso. Non finisce qui: a queste vanno sommate le incursioni aeree, le operazioni navali, gli incendi e il consumo di carburante.

Secondo quanto rivelato dalle valutazioni satellitari del laboratorio di ricerca geospaziale Conflict Ecology, dell’Università dell’Oregon, oltre 7.600 edifici sono stati distrutti in Iran, più di 1.200 soltanto nella capitale. In Libano, come riferito dal Consiglio Nazionale per la Ricerca Scientifica ad Agence France-Presse, quasi 18.000 unità abitative sono state rase al suolo e oltre 32.000 danneggiate nel giro di quarantacinque giorni. È solo la punta di un iceberg: quando un edificio crolla sotto un bombardamento, le macerie rilasciano nell’ambiente circostante plastiche, solventi, fibre isolanti, metalli pesanti, amianto. Sostanze che si infiltrano nel suolo e nelle falde acquifere e che, per molti anni a venire, alterano la qualità dei terreni agricoli.

Unsplash

Dalla terra al mare, lo scenario cambia. Per la sua struttura chiusa, poco profonda e con scarsa circolazione, il Golfo Persico trattiene gli inquinanti molto più a lungo. Ad esempio, l’olio combustibile pesante sversato in mare dopo gli attacchi alle raffinerie sull’isola di Lavan e alla nave militare iraniana Shahid Bagheri. Le chiazze si sono spostate verso la Riserva della Biosfera di Hara, riconosciuta dall’Unesco come habitat di tartarughe, pellicani e serpenti marini. Un paradiso che ospita 7.000 dugonghi e meno di cento megattere, che, non essendo migratorie, non hanno altre aree in cui rifugiarsi.

Anche la qualità dell’aria è considerevolmente peggiorata. I roghi degli impianti petroliferi hanno liberato carbonio nero, composti organici volatili, ossidi di zolfo e particolato fine. Non solo: i caccia militari emettono circa quindici tonnellate di anidride carbonica per ogni ora di volo; le migliaia di incursioni delle prime settimane di guerra avrebbero prodotto l’equivalente di oltre mezzo milione di tonnellate di CO2.

Insomma, uno scenario desolante che rischia di protrarsi ben oltre la fine del conflitto. Nella fase post-bellica, infatti, le priorità istituzionali si concentrano sulla ricostruzione immediata di infrastrutture ed economia, con il rischio di mettere in secondo piano le questioni ambientali. In questo contesto, per Paesi come Iran e Libano le prospettive non sarebbero rosee: il danno ambientale non deriva più da un singolo evento catastrofico, ma da una serie di impatti progressivi che, nel tempo, determinano un deterioramento sistemico e diffuso dell’ambiente.

Potrebbero interessarti anche
L’Europa? Si scalda il doppio del resto del mondo: perché il 2025 segna un punto di non ritorno
PFAS in assorbenti e tamponi: cosa dice davvero la ricerca tra pesticidi e microplastiche
Lascia una risposta Cancella risposta

Appena pubblicati
  • L’Europa? Si scalda il doppio del resto del mondo: perché il 2025 segna un punto di non ritorno
  • Durerà per decenni: come la guerra in Iran sta avendo un impatto invisibile sull’ambiente
  • PFAS in assorbenti e tamponi: cosa dice davvero la ricerca tra pesticidi e microplastiche
  • Allevamento abusivo a Pisa, salvati cento barboncini: ora il percorso verso una nuova vita
  • I detersivi in capsule inquinano di più di quelli in polvere
co2web
co2web
Facebook Instagram YouTube TikTok Threads

© 2026 Ecocentrica.it di TESSA SRL - P. IVA 07010600968 - sede legale: Via Paradisino 5, 57016 Rosignano Marittimo (LI). Tutti i diritti riservati. Preferenze Privacy

Questo blog non è una testata giornalistica registrata, in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità; non rientra pertanto tra le pubblicazioni soggette agli obblighi previsti dalla legge n. 62 del 7 marzo 2001.

Digita qui sopra e premi Enter per cercare. Premi Esc per annullare.