
Si può davvero infilare in lavatrice un capo rosso insieme ai bianchi, nella speranza che il foglietto acchiappacolore eviti di rovinare tutto il bucato? A giudicare dai martellanti slogan del marketing, quel piccolo foglietto da inserire nel cestello promette di dire addio alla separazione dei vestiti, per il massimo del comfort domestico. Eppure, non solo la scienza non è particolarmente convinta dell’efficacia di questo prodotto, ma anche l’impatto ambientale è elevatissimo: rilasciano, infatti, grandi quantità di microplastiche.
Come funzionano i foglietti acchiappacolore

Di primo acchito possono sembrare dei semplici foglietti di carta che, in virtù della loro elevata assorbenza, permettono di catturare le tinture che smontano dai capi. Tuttavia, se se ne analizza la composizione, lo scenario che ne emerge è assai diverso: non si tratta di sola cellulosa.
Nella maggior parte dei casi, questi prodotti abbinano:
- una matrice in tessuto non tessuto in fibra di cellulosa, a volte completata anche con fibre sintetiche;
- un rivestimento in polimeri cationici derivati dalla plastica, in particolare il polivinilpirrolidone (PVP), che presentano una forte carica elettrica positiva.
Questa struttura permette al foglietto di agire come una vera e propria calamita: i coloranti tessili che finiscono nell’acqua durante il lavaggio hanno una carica anionica, cioè negativa, e vengono attratti dallo strato in cellulosa e polimeri cationici, invece positivi.
Bisogna sottolineare che sul mercato esistono anche soluzioni realizzate con semplice cellulosa ed enzimi di origine naturale, ma non sono particolarmente diffusi e, ancora, dai prezzi non sempre abbordabili.
L’efficacia dei foglietti acchiappacolore

La scienza studia da anni i meccanismi di trasferimento dei colori durante le operazioni di lavaggio, nonché le soluzioni per ridurre questo fenomeno. E proprio all’interno di simili studi, hanno trovato spazio anche i foglietti acchiappacolore. In altre parole, si tratta di una proposta efficace per proteggere il bucato?
Seppur con qualche differenza a seconda della marca e delle modalità produttive, in linea generale i foglietti acchiappacolore:
- funzionano meglio alle basse temperature, intorno ai 20-30 gradi, e con perdite di colore lievi;
- hanno una capacità limitata, perché sia le dimensioni del foglietto che il numero di polimeri presenti determinano una rapida saturazione;
- sono virtualmente inutili con i capi nuovi, che possono rilasciare grandi quantità di pigmento ai primi lavaggi, e con tessuti spessi e impegnativi, come ad esempio i jeans.
I rischi ambientali dei foglietti acchiappacolore

Oltre ai limiti pratici, bisogna prendere in considerazione che i foglietti acchiappacolore possono avere conseguenze, anche importanti, sull’ambiente. È sempre la scienza a evidenziarlo, nel rilevare alcuni fattori che non devono essere sottovalutati:
- nella maggior parte dei casi, i foglietti acchiappacolore non sono biodegradabili. I polimeri plastici di cui sono composti, così come eventuali fibre sintetiche, non si dissolvono facilmente a contatto con gli agenti atmosferici;
- l’utlizzo di questi prodotti può comportare un elevato rilascio di microplastiche, sia per i polimeri impiegati per catturare le tinture, sia perché l’azione meccanica del cestello della lavatrice favorisce la frammentazione delle fibre plastiche;
- una volta estratti dall’oblò, i foglietti acchiappacolore sono intrisi sia di coloranti che di polimeri chimici. Per questa ragione, la loro porzione in carta non può essere recuperata e riciclata, costringendo a uno smaltimento nei rifiuti indifferenziati.
È inoltre utile sottolineare che le fibre e le microplastiche che si distaccano dai foglietti sono di dimensioni infinitesimali e, proprio per questa ragione, non vengono facilmente bloccate da filtri e depuratori delle acque reflue. Possono contaminare così i corsi d’acqua, contribuendo in modo sensibile all’inquinamento di plastica degli ambienti marini.
Quali alternative ai foglietti acchiappacolore?

Purtroppo, non esistono grandi alternative casalinghe ai foglietti acchiappacolore, soprattutto se si cerca una soluzione che sia il più possibile ecologica. Il consiglio principale rimane anche il più utile: separare bene i colori quando si effettua un ciclo di lavatrice, così da prevenire eventuali trasferimenti da un tessuto all’altro.
Inoltre, si può prendere in considerazione anche:
- l’acquisto dei foglietti in pura fibra di cellulosa, con enzimi di origine vegetale, che non rilasciano microplastiche. Non possono però essere smaltiti in modo diverso rispetto all’indifferenziata, dati i colori che assorbono;
- provare il rimedio della nonna del sale grosso, inserendone in un sacchetto di stoffa chiuso circa 50-100 grammi, da posizionare poi nel cestello. In teoria, per effetto osmotico, il sale dovrebbe attirare i colori, ma sulla reale efficacia di questo mezzo ci sono molti dubbi, anche a livello scientifico.
In definitiva, uno strumento che il marketing spaccia come indispensabile non solo non si rivela particolarmente efficace, ma può comportare danni gravi all’ambiente: meglio, allora, perdere qualche minuto in più nella separazione dei capi, per un bucato il più possibile a basso impatto.