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Home»Casa Green»Perché il bucato inizia a puzzare dopo il lavaggio proprio a settembre?
Casa Green

Perché il bucato inizia a puzzare dopo il lavaggio proprio a settembre?

Il bucato spesso puzza dopo il lavaggio, quando viene steso nel mese di settembre: colpa dell'umidità e di un'asciugatura inadeguata.
Tessa GelisioDi Tessa Gelisio30 Settembre 20265 min lettura
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Tessa Gelisio, bucato che puzza

Con la fine di settembre, e l’entrata definitiva nella stagione autunnale, sempre più persone notano un fenomeno tanto comune, quanto fastidioso: il cattivo odore del bucato. Indipendentemente dal fatto che i panni vengano stesi all’aperto o all’interno delle abitazioni, spesso si presenta un olezzo ben poco piacevole, un sentore di ammuffito. Eppure, non si tratta di una mera percezione personale, bensì di una precisa combinazione di fattori ambientali e microbiologici.

Il problema dell’umidità e dell’asciugatura lenta

Stendere il bucato
Pexels

Non è di certo un segreto: durante l’estate, bastano poche ore per avere un bucato perfettamente asciutto, fresco e igienizzato dai raggi del sole. Una sensazione di pulito perfetto, che si percepisce ogni volta che i capi vengono nuovamente indossati. Purtroppo, così non succede quando ci si avvicina all’autunno.

Anche in presenza di temperature piacevoli, spesso al di sopra dei 20 gradi, l’arrivo della stagione autunnale porta con sé alcuni fenomeni che possono influire sulla qualità dell’asciugatura:

  • l’aumento dell’umidità relativa dell’aria, che anche nelle giornate assolate è maggiormente carica di vapori, aumentando le tempistiche necessarie alle fibre degli indumenti per liberarsi dell’acqua trattenuta;
  • la riduzione delle ore di luce e dei raggi UV, per la diversa inclinazione del sole all’orizzonte, che ne riduce l’azione igienizzante tipicamente estiva;
  • il ricorso a strategie contro il rischio di pioggia, come stendere i panni sotto a portici coperti – o, addirittura, in casa – che riducono sensibilmente la circolazione dell’aria.

Semplificando, a partire da settembre non è tanto la colonnina di mercurio a influenzare l’asciugatura dei capi, quanto la presenza di una maggiore umidità, anche in periodi della giornata più caldi delle medie del periodo.

La maggiore proliferazione dei batteri

Panni stesi
Pexels

Proprio per effetto di una maggiore umidità, e di un’asciugatura decisamente più lenta rispetto all’estate, si verifica un preciso fenomeno: quello della maggiore proliferazione dei batteri. E sono proprio questi ultimi a essere responsabili dei cattivi odori.

Così come evidenziano alcuni studi scientifici, se il capo steso non riesce ad asciugarsi perfettamente entro 8 ore, i batteri residuali sopravvissuti al lavaggio iniziano a moltiplicarsi a ritmo esponenziale, rilasciando composti organici volatili responsabili della puzza di stantio.

Ad esempio, una ricerca scientifica ha identificato nel Moraxella osloensis il principale colpevole di quella percezione “ammuffita” all’olfatto, a causa del rilascio di acido 4-metileptanoico durante la sua proliferazione. Non è però tutto, perché un secondo studio evidenzia come l’asciugatura lenta comporti la formazione di biofilm batterici persistenti sulle fibre degli indumenti, che possono a loro volta contaminare sia il cesto dei panni puliti, sia gli stendini.

Quali sono gli errori di asciugatura più comuni a settembre

Stendino
Pexels

Per quanto il problema degli odori sia perlopiù fisiologico, proprio perché dovuto alle modificate condizioni ambientali dell’asciugatura, vi sono degli errori comuni che possono rendere l’olezzo ben più evidente. In altre parole, delle azioni quotidiane considerate innocue che, in realtà, non fanno altro che favorire la proliferazione batterica.

Fra gli sbagli più diffusi, è sicuramente utile citare l’abitudine di:

  • lasciare a lungo il bucato nel cestello a fine lavaggio, determinando così una velocissima moltiplicazione batterica, per via dell’ambiente umido e tiepido. In autunno, si dovrebbero stendere i panni immediatamente al termine del ciclo della lavatrice;
  • sovraccaricare lo stendibiancheria, con indumenti fra di loro troppo vicini, limitando così la circolazione dell’aria e allungando indebitamente i tempi di asciugatura;
  • esporre i panni a scarsa ventilazione, come in stanze dallo scarso ricambio d’aria, portici non esposti al sole o aree coperte, che tendono a trattenere l’umidità anziché rilasciarla;
  • ritirare i panni non ancora perfettamente asciutti, ad esempio perché è giunta la sera o si temono piogge, con residui di umidità – in particolare, lungo le cuciture – che non faranno altro che aumentare l’odore di muffa.

Come usare il percarbonato per ridurre il rischio odori

Lavatrice
Pexels

Fortunatamente, un valido alleato del bucato può preventivamente ridurre il rischio dei cattivi odori, igienizzando le fibre dei tessuti a fondo e, soprattutto, eliminando l’eventuale biofilm batterico dovuto alle precedenti asciugature.

È infatti sufficiente aggiungere il percarbonato di sodio al proprio bucato, una soluzione non solo economica, ma anche a bassissimo impatto ambientale. Questo componente rilascia infatti ossigeno attivo già alle medie temperature, contrastando efficacemente i batteri responsabili dell’odore.

Basta aggiungere da 1 a 2 cucchiai da tavola nel cassetto del detersivo o, ancora, direttamente nel cestello e avviare il normale ciclo di lavatrice. È però indispensabile sapere che il percarbonato:

  • richiede una temperatura di almeno 40 gradi affinché possa attivarsi e liberare ossigeno;
  • deve essere preventivamente testato sui tessuti colorati perché potrebbe, in alcuni casi, sbiadirli;
  • è perfetto per cotone e lino, può essere usato anche per i sintetici, mentre meglio non usarlo per fibre delicate, come lana e seta.

In definitiva, l’aumento dell’umidità a fine settembre e il conseguente aumento dei tempi di asciugatura possono aumentare la probabilità di cattivi odori sul bucato. Rimedi a basso impatto come il percarbonato possono ridurre il rischio, igienizzando a fondo le fibre dei tessuti.

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