Green lifestyle

Cosmetici tradizionali, biologici… e ingannevoli!

Non tutto è naturale come sembra: imparare a leggere le etichette dei cosmetici è il modo per non cadere nelle trappole degli “ecofurbi”

Tessa_Gelisio_greenwashing

Le statistiche parlano chiaro: gli italiani preferiscono sempre di più il bio, non solo a tavola, ma anche quando si tratta di cosmetici e prodotti da bagno. Secondo il Beauty Report  presentato ad Expo quest’estate, un consumatore su quattro acquista abitualmente cosmetici bio. C’è una gran voglia di natura, insomma, e le aziende lo sanno bene: qualcuna ha deciso di investire nell’ecosostenibilità, qualcun’altra invece ha più che altro cavalcato l’onda verde, sfruttando la crescente sensibilità dei consumatori e giocando con la comunicazione, proponendo prodotti “naturali” senza spiegare in base a cosa vengano etichettati come tali.

C’è ancora molta confusione al riguardo: che differenza c’è tra cosmetici bio, eco e naturali?

I cosmetici bio riportano sempre la garanzia di un ente certificatore: marchi come NaTrue, ICEA, AIAB o Ecocert.

NaTrue è il primo marchio riconosciuto a livello internazionale per riconoscere i cosmetici biologici. I prodotti devono soddisfare diversi requisiti: ingredienti biologici, assenza di coloranti, profumi sintetici, oli al silicone, derivati da prodotti petrolchimici, OGM, conservanti artificiali.

La certificazione per la cosmesi eco-bio prevede canoni ancora più restrittivi: viene prestata attenzione anche all’impatto ambientale r della produzione  e al packaging. L’etichetta “cosmetici ecologici e biologici” di Ecocert per esempio, certifica che i prodotti devono essere costituiti almeno per il 95% da materie prime di origine biologica e vieta l’uso di profumi, prodotti petroliferi, coloranti e conservanti di sintesi chimica; sono inoltre realizzati nel pieno rispetto dell’ambiente.

La certificazione AIAB-ICEA è stata, invece, elaborata dall’Associazione Italiana per l’Agricoltura Biologica e l’Ente per la Certificazione Etica ed Ambientale: garantisce  principi di sostenibilità seguiti dall’azienda, come la riduzione degli imballaggi o la buona gestione dei rifiuti e l’uso corretto dell’energia. I prodotti provengono da agricoltura biologica certificata, senza l’uso di radiazioni, OGM e sostanze nemiche dell’ambiente e della salute dell’uomo, come siliconi e derivati del petrolio.

Il problema di tutte queste certificazioni però è che non seguono le stesse regole e ognuna, per esempio, si è data una propria lista di sostanze amesse o vietate. Sono cmq lo strumento migliore per riconoscere i prodotti che hanno uno stile “ecocentrico”.

E i cosmetici naturali? Chiariamolo subito: la parola “naturale” non ha nessun valore dal punto di vista legislativo, perché non c’è una legge o uno standard di certificazione che stabilisca la quantità di ingredienti naturali che devono essere presenti. Il prodotto avrà una base vegetale, ma questa può fermarsi al 10%, e per il restante 90% essere composto da tensioattivi, conservanti e altre sostanze nocive. Questa definizione è più che altro uno specchietto per le allodole:  siamo circondati da prodotti dai nomi ingannevoli.

Bio Oil

Un esempio su tutti? L’olio per il corpo Bio-Oil, già segnalato all’Antitrust da Altroconsumo proprio per questa denominazione che fa pensare a un prodotto bio e naturale, mentre la base oleosa di questo prodotto è di origine chimica, ottenuta dalla lavorazione del petrolio.

Foto_strilli

Anche la tinta Biokap è considerata erroneamente vegetale o biologica, quando invece contiene un lungo elenco di sostanze chimiche: il nome si rifà semplicemente alla casa produttrice Biosline, che ha sì delle linee di prodotti biologici, ma non le tinte.

Bionike

Bionike di bio ha solo il nome: i saponi ad esempio, consigliati anche per la pelle delicata di bambini e anziani, contengono paraffina liquida, un olio composto da idrocarburi derivati dal petrolio, dall’effetto emolliente ma nocivo per la salute perché potenzialmente cancerogeno! Sicuramente è dannoso per la pelle, perché occlude i pori e non permette la traspirazione accelerando l’invecchiamento cutaneo.

Biopoint

Pollice verso anche per Biopoint: non solo non è biologico, ma tra gli ingredienti degli shampoo compaiono tensioattivi, conservanti, siliconi e altre sostanze da bollino rosso.

Come facciamo quindi ad essere sicuri che quello che stiamo acquistando sia veramente biologico o abbia almeno una buona composizione? Dobbiamo imparare a leggere l’INCI, ovvero l’elenco delle materie prime utilizzate. Sappiate che tutti gli ingredienti sono in ordine decrescente, quindi il primo della lista è quello presente in maggior quantità: se scegliete, ad esempio, una shampoo alla camomilla, e questa non compare tra le prime voci, significa che di camomilla ce ne sarà ben poca!

Tra le sostanze da cui tenersi alla larga ci sono tutte quelle che finiscono in –thicone o –siloxane perché si tratta di siliconi; meglio evitare anche petrolatum o paraffinum, derivati del petrolio. Nel dubbio, consultate il Biodizionario (www.biodizionario.it), un portale con oltre 5.000 ingredienti.

Occhi aperti dunque… e impariamo a leggere l’etichetta!

4 Commenti

  • Commenta
    Laura
    12 novembre 2015 at 13:45

    Ciao Tessa! 🙂 Ho appena scoperto questo tuo angolo di paradiso e voglio farti i miei complimenti perché è veramente un bel blog! Condivido a pieno tutti i tuoi punti di vista e d’ora in avanti non mi perderò più un tuo post! 😉

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    paola rotondi
    12 novembre 2015 at 16:33

    Bellissimo post!!!! Ti aspettiamo sabato in tv per i tuoi utili consigli!!!!
    Ce ne fossero di persone come te per sensibilizzare i consumatori e fare chiarezza nel vero-falso BIO!!! Grazie!!! Buon lavoro!

    • Commenta
      Tessa Gelisio
      15 novembre 2015 at 13:25

      grazie mille!!! a sabato… questa sett non siamo andati in onda x parigi…

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