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L’Italia è costellata di ecoinsulti all’ambiente…

…ma anche alla legge, alla salute degli italiani e, in fondo, al buon senso. L’Italia è un paese piccolo e tutti noi non siamo poi tanto distanti da un luogo fortemente inquinato.

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Oggi cito dieci ecoassurdità escludendone altre decine, così, soltanto per mettervi la pulce nell’orecchio a proposito di un fatto: la Penisola, pur rimanendo splendida, è malata. E’ malata soprattutto di menefreghismo e avidità, due patologie che colpiscono a tutti i livelli, economico, politico e sociale. Perché chi butta un sacchetto dell’immondizia in un canale lungo la strada, a pochi metri dal mare o in uno spiazzo mostra la stessa identica mentalità di chi se ne frega delle norme ambientali e si trova a gestire colossi industriali. Chi ha un temperino difficilmente ucciderà una persona ma dategli una pistola… Quindi, quando, giustamente ci scagliamo contro i padroni dell’Ilva per l’atroce indifferenza con cui hanno creato un mostro ecologico e causato centinaia di morti negli anni, riflettiamo sulle “piccole atrocità” ecologiche che commettiamo ogni giorno.

 

Ora, veniamo al brutto elenco, stilato a memoria e spulciando di qua e di là, tra giornali e rete (nella figura a numero corrisponde località).

Italia_inquinata

1 – Il triangolo della morte tra Acerra-Noli-Marigliano, famosa terra dei fuochi

Fire-TerraDeiFuochi-21-08-2008

 

 

L’area più tossica d’Italia, il tappeto sotto cui il paese grazie al servizio offerto dalla camorra ha spazzato centinaia di migliaia di tonnellate di rifiuti tossici che hanno causato centinaia di morti, forse migliaia per tumore.

 

2 – L’Ilva di Taranto

 ILVA_-_Unità_produttiva_di_Taranto_-_Italy_-_25_Dec._2007

Il più grande polo siderurgico italiano e d’Europa, una delle colonne dell’industria pesante italiana, che è stato gestito da decenni con criminale negligenza. L’inquinamento prodotto dall’impianto ha causato un grande, imprecisato numero di morti a Taranto. Il polo era privo dell’Autorizzazione integrata ambientale.

 

3 – Il basso bacino del Chienti

Colline_fra_civitanova_alta_e_montecosaro

Le falde acquifere dell’area sono fortemente inquinate da tricloretano e altri composti tossici tanto da mettere periodicamente a rischio l’acqua potabile in molti centri abitati della zona, compresa Civitanova, la maggiore delle aree abitate. Il problema è noto da almeno 20 anni e negli ultimi anni si sono moltiplicati in maniera anomala i casi di insufficienza renale. La causa dell’inquinamento è da far risalire agli anni ’70 quando le industrie calzaturiere iniziarono a sversare nel fiume. La zona tutt’ora non ha subito una completa bonifica.

 

4 – Santa Croce sull’Arno

Santacroce

Nel comune di Santa Croce il torrente Usciana si immette nell’Arno riversandovi i fanghi prodotti dal distretto industriale conciario dell’empolese provocando gravi danni alla fauna e alla flora fluviale. L’Usciana è praticamente morto a causa di milioni di litri di sostanze tossiche non smaltite dai depuratori dell’area. Lo sversamento è avvenuto illegalmente, per anni e anni.

 

5 – Manfredonia

 

In provincia di Foggia, dagli anni 70’ agli anni 90’ ha operato un grosso polo petrolchimico (prima Enichem e poi Enichem Agricoltura) che ha prodotto circa mezzo milione di tonnellate di rifiuti altamente tossici come benzene, mercurio e piombo. Ora il sito è stato in buona parte bonificato dopo gli ammonimenti dell’UE. Tuttora, però, i molluschi cresciuti nelle acque antistanti non sono commercializzabili anche se le analisi effettuate sembrano dimostrare che le bonifiche abbiano impedito agli inquinanti di entrare nella catena alimentare, per fortuna.

 

6 – Portoscuso

Portovesme

Nel comune di Portoscuso in Sardegna, provincia di Carbonia-Iglesias, è presente un grande stabilimento per la produzione di acido solforico e nella stessa area un impianto per la produzione dello zinco, uno per la produzione di zinco e piombo, uno per la produzione di piombo. Questa concentrazione di impianti per la chimica pesante ha reso l’area un SIN, Sito di Interesse Nazionale, soggetto a bonifica. Ma non è ancora stata terminata, e in questi mesi si stanno ricalibrando i termini degli interventi.

 

7 – La Pianura padana

Pianura padana

Vi sembrerà un po’ generico ma tutta la Pianura padana, specialmente tra Lodi, Piacenza, Parma e Reggio è una delle aree più inquinate d’Europa. Compresa tra le Alpi a Nord e gli Appenini a Sud, la pianura del Po è come una grande camera a gas in cui lo smog non trova via di uscita. Il grande traffico, le industrie, le attività agricole estensive sono tutte fonti di quello strato color coca-cola che si ammira scendendo dalle Alpi nelle giornate senza vento.

 

8 – Brescia

 

L’aria di Brescia non è aria buona. Una delle provincie più laboriose d’Italia è condannata a respirare 40 milioni di tonnellate di CO2 all’anno riversate in aria da più di 10 centrali termoelettriche a carbone di vecchia generazione, tra le più inquinanti. Non solo: il territorio tra Brescia e Bergamo è costellato di discariche sommerse di rifiuti tossici provenienti dall’Est Europa e persino dall’Australia. La nuova terra dei fuochi sarà in Lombardia?

 

9 – Lago di Como

 

A colpo d’occhio rimane un luogo incantevole per le sue rive e le splendide ville ma la sua bellezza inganna: è il lago più inquinato d’Italia secondo Legambiente. I sistemi depurativi nel nostro paese sono ancora lontani dall’efficienza ottimale, così anche quel ramo del lago di Como presenta livelli troppo alti di batteri fecali e altri inquinanti derivanti dalla presenza umana lungo le sue rive.

 

10 – Genova

Genova

Anche la cementificazione selvaggia è una forma di “inquinamento” e come dimostrano le catastrofi causate dalle piene dei tanti torrenti liguri può causare morte e distruzione. Genova è l’emblema di quello che costruire senza pensare alle conseguenze può provocare: il Bisagno è uno dei simboli del dissesto idrogeologico italiano.

 

Ho citato soltanto una decina di luoghi, alcuni perché effettivamente il peggio del peggio, altri, come il Lago di Como, perché particolarmente significativi. Ma ho taciuto di altre decine. Che dire di Casale Monferrato, Gela, Porto Marghera o la mancata depurazione delle acque che si riversano nel Golfo di Napoli o in quello di Taranto? Insomma, il paese è malato. In alcuni casi sono state avviate le bonifiche, in altri la burocrazia rallenta il processo o la crisi fa mancare i fondi… Ma sono certa che tanti altri non compaiono ancora negli elenchi del ministero dell’Ambiente e delle associazioni ambientaliste perché non sono ancora stati scoperti…

1 Commento

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    aurelio
    11 febbraio 2015 at 6:03

    Cosa possiamo fare :niente sono di gela è dal 1960 che l”enichem inquina il nostro mare e le falde acquifere ancora adesso l”acqua potabile se così si può dire dai rubinetti esce di colore marrone (inquinata)

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