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Home»A tavola»Smaltire l’olio di frittura: occhio agli errori più comuni
A tavola

Smaltire l’olio di frittura: occhio agli errori più comuni

Smaltire l’olio di frittura, occhio agli errori più comuni : approfondimenti eco e green di Tessa Gelisio.
Tessa GelisioDi Tessa Gelisio23 Ottobre 20244 min lettura
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L’olio utilizzato per le fritture ha un elevato potenziale inquinante, ma se viene smaltito nel modo giusto può trasformarsi in una risorsa molto utile e riutilizzabile in vari ambiti. Per fare in modo che questo avvenga, tuttavia, dobbiamo conoscere le regole base di un corretto smaltimento e sforzarci di evitare alcuni errori molto comuni, abitudini apparentemente innocue che rischiano di generare conseguenze negative per la salute e per l’ambiente!

Contrariamente a quanto si possa pensare, infatti, l’olio per le fritture non è biodegradabile e non può essere classificato come un rifiuto organico. Gettarlo nel lavandino, scaricarlo nel wc di casa o disperderlo nel suolo sono pratiche scorrette e molto dannose che possono essere sostituite con alcuni comportamenti decisamente più corretti, piccoli gesti da compiere in ambito domestico che fanno realmente la differenza.

Perché l’olio usato per le fritture inquina?

Come ho accennato sopra, l’olio esausto ricavato dalle fritture (a prescindere dalla tipologia, che sia d’oliva o di altri semi) non può essere trattato come un rifiuto organico da smaltire nell’umido. Durante la frittura, infatti, l’olio va incontro a un processo di ossidazione e alla conseguente perdita delle virtù organolettiche principali, assorbendo molte sostanze inquinanti.

Una volta entrato in contatto con l’acqua, ad esempio di un fiume, crea una pellicola superficiale che impedisce l’ossigenazione arrecando danni sia alle falde acquifere sia agli ecosistemi marini, anche perché impedisce il passaggio dei raggi del sole.

A contatto con il suolo, inoltre, può avere effetti devastanti per l’ambiente e compromettere l’approvvigionamento idrico per la flora locale. Non meno gravi sono i danni che può causare alla rete fognaria, provocando ostruzioni, intasando le condutture e generando malfunzionamenti degli impianti di depurazione.

La normativa vigente in Italia prevede l’obbligo dello smaltimento dell’olio esausto per le attività commerciali, vincoli che attualmente non sono estesi ai cittadini. Come sottolineo sempre, tuttavia, ciascuno di noi può mettere in atto buone pratiche domestiche per tutelare l’ambiente e la salute (iniziando proprio dalla scelta dell’olio per friggere, come ho spiegato qui su Ecocentrica).

Olio esausto: errori da evitare e buone pratiche

Focalizzando l’attenzione sugli errori compiuti nella gestione dell’olio di frittura, ecco una serie di azioni tanto comuni quanto pericolose:

  • gettare l’olio vegetale esausto negli scarichi casalinghi, quindi lavandini o servizi igienici (il “divieto” vale anche per l’olio contenuto nello scatolame alimentare);
  • depositare contenitori di olio esausto nella raccolta indifferenziata;
  • smaltire l’olio di frittura nella compostiera;
  • versare l’olio esausto nell’orto o nei vasi delle piante, che non possono trarne alcun beneficio.

Tra le buone pratiche da osservare, invece, possiamo annoverare:

  • conservare l’olio delle fritture in contenitori e bottiglie di vetro, dopo averlo lasciato raffreddare e filtrato da eventuali residui di cibo;
  • informarsi presso il proprio Comune riguardo il conferimento di questo tipo di rifiuto, generalmente raccolto nelle isole ecologiche o nei punti di raccolta all’interno di contenitori ad hoc (molti Comuni, inoltre, prevedono agevolazioni sotto forma di sconti applicati sull’importo della TARI).

In molte città, infine, è possibile consegnare gratuitamente l’olio alimentare esausto anche presso alcuni supermercati.

L’olio di frittura può essere riutilizzato?

Davanti a una frittura croccante e dorata difficilmente sappiamo resistere, ma è certamente importante realizzarla rispettando alcune linee guida che permettono di tutelare la salute.

Se da un lato è fondamentale scegliere un olio con un elevato alto punto di fumo (una soglia che, se superata, innesca il rilascio di sostanze dannose per la salute, come l’acroleina), dall’altro lato è importante evitare di riutilizzarlo troppe volte.

Filtrandolo in modo ottimale (ad esempio usando una garza a maglia molto fitta) e conservandolo in un luogo adeguato, lontano dalla luce diretta, è possibile adoperare lo stesso olio per più fritture (non più di due o massimo tre).  Un olio ormai esausto, in ogni caso, si riconosce dal colore bruno, dall’aspetto particolarmente denso e soprattutto dall’emissione di fumo durante la cottura. Non è consigliabile, infine, miscelare olio usato con olio nuovo.

Come dare una nuova vita all’olio vegetale esausto

Ho più volte sottolineato come l’olio esausto possa diventare una risorsa molto preziosa, utilizzata per la produzione di biodiesel, biogas e saponi, ovviamente una volta trattato, ripulito e rigenerato. 

È anche possibile sperimentare qualche buona pratica di recupero in ambito domestico, ad esempio utilizzando l’olio esausto perfettamente pulito come lubrificante per rendere più efficienti i nostri attrezzi.

Avendo a disposizione olio, uno stoppino e alcuni oli essenziali è anche possibile creare una candela profumata fai da te.

Sempre in tema di olio vegetale, infine, ti invito a scoprire alcune strategie per individuare le varietà più sostenibili da usare in cucina, perfette per creare ottimi piatti e per ridurre notevolmente l’impatto ambientale.

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