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Home»A tavola»Insalata in busta: attenzione al rischio salmonella e listeria
A tavola

Insalata in busta: attenzione al rischio salmonella e listeria

L'insalata in busta è maggiormente esposta al rischio di salmonella e listeria, per via del taglio e confezionamento: cosa sapere.
Tessa GelisioDi Tessa Gelisio18 Gennaio 20264 min lettura
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Tessa Gelisio, insalata in busta

È considerata dai più come una soluzione pratica e comoda, eppure l’insalata in busta presenta dei rischi da non sottovalutare. E non solo perché il suo impatto ambientale è elevato – a partire dalla confezione in plastica – ma anche perché espone maggiormente a salmonella e listeria. È quanto emerge dalla ricerca scientifica, con un monito per i consumatori: la corretta conservazione è fondamentale per evitare brutte sorprese.

Il rischio contaminazione per l’insalata in busta

Non si può dire che l’insalata in busta non abbia conquistato una corposa fetta di consumatori. Proposta come l’alternativa ideale per chi non ha tempo – sebbene la pulizia di un fresco cespo richieda davvero pochi istanti – il martellante marketing ha però taciuto sui suoi rischi. Ma come si sviluppano salmonella e listeria in questo prodotto?

Il problema dell’insalata tagliata

Insalata in busta

La prima questione è legata al taglio delle foglie d’insalata che, se non consumate immediatamente, possono favorire la proliferazione di alcuni pericolosi batteri.

Uno studio pubblicato su Applied and Environmental Microbiology ha dimostrato che i liquidi che vengono rilasciati dalle foglie tagliate rappresentano un terreno fertile per la proliferazione di diversi patogeni. Ad esempio, bastano pochi giorni dal taglio per assistere a una moltiplicazione – fino a 2.400 volte, rispetto a un’insalata in cespo consumata immediatamente – del batterio Salmonella.

Un problema che si verifica nonostante elevati standard di lavaggio delle verdure negli impianti industriali: i principi nutritivi contenuti nelle foglie alimentano i batteri, soprattutto se li si lascia indisturbati per giorni.

Il microclima sfavorevole delle buste

Insalata in busta

Non è però tutto, poiché ad aumentare il rischio ci pensa la busta di plastica: per quanto sia presentata come una necessità per preservare freschezza e igiene, in realtà accelera la proliferazione batterica.

In particolare, le foglie d’insalata proseguono nella traspirazione per diverso tempo dopo il taglio, comportando un accumulo di umidità all’interno del sacchetto. Ciò favorisce, così come evidenziato da diversi studi sulla verdura in busta, la proliferazione della Listeria monocytogenes, un batterio che peraltro ha una buona resistenza al freddo e, quindi, può rimanere attivo nonostante la conservazione in frigorifero.

Se si aggiunge che, oltre all’umidità, i fluidi delle foglie fungono da nutrimento agli stessi batteri, il rischio è addirittura più elevato.

Tanti richiami, contaminazioni in aumento

Proprio perché buste e foglie tagliate alimentano la proliferazione batterica, non è un caso che l’insalata in busta sia fra i prodotti alimentari più richiamati per contaminazione.

Solamente nel 2024, il Ministero della Salute ha diramato un maxirichiamo per insalate in busta colpite da Listeria monocytogenes, coinvolgendo ben 19 marchi diversi, per altrettante catene di supermercato.

Negli Stati Uniti, dove spesso le norme di sicurezza e igiene sono inferiori rispetto a quelle Europee, tra il 2014 e il 2022 si sono contati:

  • più di 30 casi di infezione da salmonella e listeria;
  • più di 27 ospedalizzazioni a lungo termine;
  • almeno 4 decessi. 

Possono sembrare numeri esigui, se si considera quante buste vengano consumate ogni giorno dai consumatori a stelle e strisce, eppure si tratta di un rischio del tutto inaccettabile, se si considera che l’insalata in cespo non ne è praticamente affetta. Questo perché non solo non viene conservata in sacchetti che possono favorire un ambiente umido, ma anche e soprattutto perché viene tagliata al bisogno e consumata immediatamente.

Come ridurre il rischio per l’insalata in busta

Cespo d'insalata

Per gli irriducibili dell’insalata in busta, conoscere le conseguenze per la salute e  l’elevato impatto impatto ambientale di questo prodotto – quasi un chilogrammo di CO2 equivalente per chilo d’insalata prodotta, contro lo 0,2 di una in cespo – non sarà forse sufficiente per far cambiare le abitudini di consumo. Tuttavia, si possono adottare delle buone abitudini che possono ridurre enormemente i rischi:

  • preferire confezioni con appositi fori di traspirazione, rispetto a quelle completamente sigillate, perché riduce l’accumulo di umidità;
  • consumare il prodotto il prima possibile e, in ogni caso, sempre rispettando la scadenza riportata sulla confezione;
  • aprire la confezione subito dopo l’acquisto, sciacquando l’insalata sotto acqua fresca, asciugandola per bene;
  • conservare l’insalata sciacquata in frigorifero, in una bacinella di vetro ricoperta di carta assorbente, per assorbire i liquidi in eccesso. 

In definitiva, l’insalata già pronta è di certo più pratica, ma dedicare cinque minuti del proprio tempo alla pulizia di un cespo appena raccolto è di certa la soluzione migliore per evitare brutte sorprese.

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