
Smartphone, tablet e decine di altri dispositivi elettronici: le nostre case sono letteralmente invase dai caricabatterie. E proprio perché il numero di device che vengono quotidianamente caricati aumenta a dismisura, può capitare di dimenticare il caricatore collegato alla presa elettrica. Ma consuma, quando il corrispondente dispositivo non è collegato? A discapito delle credenze comuni, la richiesta di energia in fase di stand-by dei caricatori è pressoché nulla, tanto che viene definita un vero e proprio “consumo fantasma”. Tuttavia, è sempre buona abitudine scollegare qualsiasi apparecchio quando non in uso.
Come funzionano i caricabatterie

Per comprendere quale sia l’effettivo consumo di un caricabatterie dimenticato nella presa, è innanzitutto necessario comprenderne il funzionamento. I dispositivi moderni non sono semplici cavi collegati a un trasformatore, ma dei veri e propri alimentatori a commutazione – i cosiddetti SMPS – che hanno una duplice funzione:
- convertire e ridurre la tensione della linea elettrica domestica, trasformando la corrente alternata (AC) a 230 volt in continua a basso voltaggio – di solito, dai 5 ai 12 volt – per alimentare le batterie al litio;
- gestire lo stato di stand-by che, grazie ad appositi circuiti, permette al caricabatteria di rilevare automaticamente quando il dispositivo è collegato e, fatto non meno importante, negoziare che tipo di tensione e voltaggio erogare a seconda delle caratteristiche del device connesso.
I caricabatterie consumano senza dispositivo collegato?

Compreso il funzionamento, è necessario capire se i caricabatteria consumino energia senza un dispositivo collegato. La risposta è affermativa, tuttavia il consumo è infinitesimale, tanto che si parla più propriamente di “no-load power” – potenza a vuoto – o “vampire draw”, consumo vampiro.
Secondo i test condotti dal Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti, il consumo di un caricabatterie dimenticato nella presa è di circa 0,26 Watt. Partendo da questo presupposto:
- in 24 ore, il consumo è di circa 6,24 Watt;
- in un intero anno, ipotizzando rimanga nella presa sempre 24 ore al giorno, il consumo è di 2,2 kWh;
- la spesa media è quindi tra i 50 e i 70 centesimi di euro l’anno.
Il fatto consumi poco, così come si vedrà nei prossimi paragrafi, non si può tradurre automaticamente in un via libera generalizzato a lasciare i caricabatterie sempre collegati.
Da dove nasce la leggenda metropolitana?

Nonostante la scienza abbia dimostrato un consumo estremamente ridotto, online – e, in particolare, sui social network – si trovano delle spiegazioni a dir poco apocalittiche sui caricabatterie dimenticati nella presa. Molti sostengono che consumino centinaia di euro l’anno, a volte sfiorando anche le migliaia. Da dove deriva questa convinzione?
Con molta probabilità, si tratta di un retaggio del passato. Gli alimentatori di una ventina di anni fa erano dei veri e propri “mattoni” basati su tecnologie lineari, ovvero erogavano energia di continuo, indipendentemente dall’effettivo collegamento di un apparecchio. Si potevano quindi raggiungere facilmente i 2-10 Watt a vuoto – decine di volte di più rispetto alla situazione odierna – con un peso sensibile in bolletta.
In alternativa, ci si confonde con lo stand-by di altri apparecchi – televisori, impianti stereo ed elettrodomestici – che effettivamente possono arrivare a consumare anche 10-20 watt continui, perché il funzionamento è diverso. Non vi è infatti alcun device da caricare, semplicemente l’apparecchio deve rimanere sempre collegato alla rete elettrica in attesa di istruzioni da parte dell’utente.
Perché serve comunque scollegare il caricabatterie

Sebbene il peso finale in bolletta sia irrisorio, è sempre buona abitudine procedere allo scollegamento dei caricatori quando non in uso. Al solito, quando si parla di risparmio energetico e di riduzione dell’impatto ambientale, non è infatti sufficiente basarsi su se stessi, ma considerare che un comportamento – per quanto piccolo sia – può avere effetti devastanti se ripetuto da miliardi di persone contemporaneamente.
In particolare:
- quei 2,2 kWh l’anno per caricatore si trasformano in svariati terawattora all’anno di energia sprecata, con la produzione immotivata di migliaia di tonnellatei di CO2 solo per mantenere alimentati caricabatterie inattivi;
- sebbene i dispositivi moderni incorporino eccellenti protezioni interne, un cortocircuito, uno sbalzo di tensione o l’usura possono aumentare il rischio domestico, soprattutto in termini di incendi;
- i componenti interni degli alimentatori non sono eterni, ma si consumano proporzionalmente all’uso. Scollegandoli dalla rete, se ne allunga il ciclo di vita, il tutto a vantaggio sia del portafoglio che dell’ambiente.
In definitiva, la convinzione che il caricabatterie pesi estremamente sulla bolletta è una leggenda metropolitana, ma è comunque bene scollegarlo dalla rete quando non in uso.