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Luci a LED: è vero che fanno male?


Luci LED, Tessa Gelisio

Economiche, dalla lunga durata e dal basso impatto ambientale: le luci LED hanno rivoluzionato sia l’illuminazione domestica che quella pubblica, con innegabili vantaggi in termini di risparmio energetico. Basti pensare che, a parità di luminosità, una lampadina LED consuma fino all’85% in meno di energia rispetto a una analogica. Eppure, sui social da tempo monta la protesta: i LED farebbero male e, fatto non meno importante, sarebbero alla base di un complotto internazionale per il controllo delle menti. Ma è davvero così? Le evidenze scientifiche svelano una realtà ben diversa.

La bufala dei lampioni stradali LED

LED stradali viola

Una delle teorie ultimamente più virali, tanto da coinvolgere migliaia di utenti in tutto il mondo, riguarda le lampade LED utilizzate per l’illuminazione stradale. Apparsa timidamente sui social verso la fine del 2023, e poi esplosa nel 2025, la teoria del complotto metterebbe i lampioni pubblici al centro di un misterioso piano per il controllo mentale delle persone.

Tutto nasce da una semplice evidenza empirica: molte lampade LED pubbliche, installate soprattutto tra il 2015 e il 2019, avrebbero cambiato colorazione nel tempo. Dopo un’iniziale periodo di luce bianca o gialla, a seconda della preferenza per un’illuminazione fredda o calda, i lampioni avrebbero iniziato a emettere delle sfumature di colore violetto. E così è nata la teoria del complotto, che vedrebbe nelle luci viola:

  • uno strumento per disorientare le persone quando si trovano in pubblico;
  • rendere più difficile il sonno dopo l’esposizione;
  • abbattere il sistema immunitario e incrementare il tasso di tumori nella popolazione;
  • facilitare il controllo mentale, allo scopo di agevolare piani di governo dittatoriali.

Come spesso accade, la realtà è però ben diversa. La questione è infatti stata analizzata a livello scientifico, come riporta un’indagine pubblicata su Scientific American: la gran parte dei LED stradali prodotti a livello mondiale tra il 2015 e il 2019 si basa su diodi blu, ricoperti da un rivestimento di fosforo giallo, che converte la luce in bianca o gialla. Probabilmente per difetti produttivi, negli anni il rivestimento si è degradato, lasciando quindi passare la luce violacea originaria

Si tratta di un problema ben noto, tant’è che la maggior parte delle città ha avviato piani di sostituzione delle lampade, con LED di ultima generazione che non soffrono del problema della degradazione. A questo scopo, è utile anche segnalare al proprio Comune eventuali lampioni che emettono luce viola, affinché i LED vengano prontamente sostituiti.

LED domestici: quali sono i rischi?

A differenza delle curiose teorie del complotto sui lampioni stradali, le preoccupazioni sull’uso di LED domestico hanno più fondamento scientifico, anche se nella maggior parte dei casi la questione è estremamente sovrastimata sui social, tanto da generare inutili allarmismi.

La questione del flickering

Lampadine LED

Uno dei problemi più noti delle luci LED economici, o di vecchia generazione, è quello del flickering: nel processo di conversione della corrente alternata, la lampada produce rapide accensioni e spegnimenti dei diodi, che teoricamente non dovrebbero essere percepibili dall’occhio umano.

Tuttavia, nei vecchi LED – o quelli ancora in commercio, ma di bassa qualità – il tremolio è in realtà percepibile. Questo perché si assestano su una frequenza inferiore ai 100 Hz: l’esposizione prolungata può portare, in soggetti sensibili, ad affaticamento visivo, stanchezza e mal di testa.

La soluzione è però molto semplice: basta acquistare LED di ultima generazione, e di alta qualità, che operano a frequenze ben più alte, assolutamente non rilevabili dall’occhio umano. Ancora, è sempre indicato preferire per la casa LED a luce calda, anziché fredda, perché riducono ulteriormente il rischio di affaticamento visivo.

La luce blu

Luce blu dei LED

Un tema da non sottovalutare è quello della luce blu: molti LED bianchi, associando diodi blu a fosfori gialli, possono emettere quantità variabili di raggi luminosi violacei o bluastri. Questi ultimi sono noti da anni per il loro effetto sia sulla retina che sulla regolazione dei ritmi circadiani.

La luce blu è la più vicina allo spettro dell’ultravioletto ed è caratteristica dell’illuminazione solare: basti pensare che l’intensità di emissioni blu del sole può essere anche di 1.000 volte superiore a una lampadina LED. Per questo, per questioni evolutive, l’esposizione a questa fonte luminosa è alla base della regolazione dei cicli circadiani: riduce la produzione di melatonina e procede all’attivazione del cervello.

La moltiplicazione di luce blu in casa – lampadine al LED oppure schermi dei dispositivi – può di conseguenza portare ad alcuni fastidi:

  • difficoltà nel sonno, proprio poiché si riduce la produzione di melatonina. Secondo una recente ricerca, la luce blu ritarderebbe di tre ore i normali ritmi circadiani;
  • affaticamento e nervosismo, dovute proprio alle alterazioni dei cicli ormonali.

Anche in questo caso, le soluzioni sono molto pratiche: preferire lampade a LED caldi – attorno ai 2700-3000 K di intensità – che emettono meno luce blu. E, naturalmente, evitare schermi e dispositivi prima di coricarsi.

Gli effettivi pericoli per la salute

Ma quali sono, allora, gli effettivi rischi per la salute? Sul tema è intervenuta l’ANSES, l’agenzia francese per la sicurezza sanitaria, specificando che il principale rischio è connesso alla probabilità – aumentata, ma non eccessiva – di sviluppare degenerazione maculare in soggetti predisposti, data l’esposizione alla luce blu. Anche in questo caso, il consiglio è quello di installare lampade dalla luce calda e, soprattutto, utilizzare occhiali con filtri per la luce blu quando si rimane a lungo davanti agli schermi.

In definitiva, i LED rimangono un’ottima innovazione per ridurre i consumi energetici e l’impatto ambientale dell’illuminazione: con pochi e semplici accorgimenti, gli effettivi rischi possono essere facilmente annullati.

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