Agricoltura biodinamica: ma funziona davvero? | Ecocentrica
Punto di vista

Agricoltura biodinamica: solo esoterismo o un modello da imitare?

In cosa consiste, principali critiche e cosa dicono le ricerche

La foto di questo post è stata scattata a Cascine Orsine, un’azienda agricola biodinamica presso cui spesso mi rifornisco: tra i loro prodotti ci sono latticini, cereali (famoso il loro riso Rosa Marchetti, di cui abbiamo parlato nel post sui migliori risotti), olio, miele; se fate la spesa nei negozi Natura Sì, soprattutto in Lombardia, forse li conoscerete già. Una tenuta di 650 ettari nel pavese, precisamente nel Parco del Ticino, in parte coltivata e in parte mantenuta a bosco, più l’allevamento di animali che però vivono liberi. La vera particolarità di quest’azienda, però, è che è stata pioniera in Italia di una particolare pratica agricola, ovvero l’agricoltura biodinamica.

 

Si tratta di un metodo che divide molto, non solo i consumatori ma anche gli scienziati: c’è chi sostiene che i prodotti biodinamici abbiano in effetti qualità e proprietà nutritive superiori, chi dice che non è nulla di diverso dal biologico, chi lo considera al pari di una “stregoneria” senza nessun fondamento. Vi posso dire come la penso io: i prodotti che prendo da Cascine Orsine, come frutta e verdura, sono decisamente superiori agli altri. Non ho le competenze per stabilire che il motivo è il metodo biodinamico oppure sono semplicemente un prodotto biologico di altissima qualità, così com’è difficile dire se il merito va ai preparati tipici della biodinamica o alla maggiore attenzione dedicata ai terreni, alla cura con cui vengono realizzati i prodotti, ma sta di fatto che per la mia esperienza, mediamente, quelli biodinamici sono migliori, e la differenza si sente eccome. Eppure, questo modello agricolo è oggetto di dibattiti e di forti accuse: se fate una ricerca in rete, anche le pubblicazioni di esperti autorevoli (o per lo meno autorevoli nel loro campo, non necessariamente sul tema!) dicono tutto e il contrario di tutto, così che per i consumatori capire dove stia la verità è quasi sempre impossibile.

Foto: www.eataly.net

Così, oggi ho deciso di fare un po’ di chiarezza sull’argomento, definendo in cosa consiste il metodo biodinamico e come viene regolamentato, ma anche riportando i pensieri dei detrattori con la replica di Carlo Triarico, Presidente Associazione per l’Agricoltura Biodinamica (www.biodinamica.org) e Vicepresidente di Federbio. Che mi ha spiegato innanzi tutto che il metodo non si contrappone al biologico, anzi, molti principi sono simili, ma la biodinamica aggiunge qualcosa: «Si tratta di pratiche agricole consolidate da anni, l’agricoltura biodinamica, con la biologica è stata riconosciuta in Europa nel ’91 con un insieme di normative italiane ed europee, che comprendono i mezzi tecnici o le sostanze ammesse; l’agricoltura biodinamica ne è all’origine, tanto che questi prodotti sono sempre anche certificati biologici. Chi vuole separare il biodinamico dal biologico, commette quindi un errore giuridico e tecnico e rischia di allontanarci dal contesto europeo. Le indicazioni per i produttori biodinamici sono infatti solo quelle ammesse dal biologico, ma più restrittive: innanzi tutto, un’azienda può essere in parte biologica e in parte convenzionale, mentre se vuole essere anche biodinamica lo deve essere completamente. Oppure, delle 36 sostanze (come fertilizzanti e antiparassitari, seppur naturali) ammesse nel biologico, il biodinamico ne usa solo una parte, ovvero 17; il rame, ad esempio, si può utilizzare solo per certe coltivazioni, come la vite, e comunque in quantità dimezzate. E poi ancora, il 10% della superficie deve essere dedicato alla biodiversità, e utilizzare come concime solo quello ricavato dai propri animali da allevamento.»

La certificazione infatti è duplice: quella da agricoltura biologica e da agricoltura biodinamica. Se nel primo caso ci sono diversi enti certificatori autorizzati dal Ministero, nel secondo il solo marchio è Demeter: «Si tratta di una certificazione volontaria, un agricoltore biologico ovviamente può fare biodinamico anche senza essere ulteriormente certificato; è però una garanzia in più, perché Demeter è garantisce al consumatore che le pratiche vengano rispettate.»

In realtà, il metodo biodinamico nasce prima di quello biologico. Ideato dal filosofo Rudolf Steiner negli anni ’20, si fonda su due principi fondamentali: rispettare i terreni e tenere conto delle forze energetiche, quelle meno materiali e più spirituali, per cui i preparati devono essere sottoposti al processo di “dinamizzazione”, ovvero movimenti specifici. Quest’ultima affermazione è spesso motivo di attacchi da parte di alcuni scienziati, un pretesto per definire questa pratica come esoterica, paragonabile alla magia nera, che non ha nulla di concreto. «Si tratta di un gruppo minoritario di scienziati, quelli che non hanno mai fatto ricerche o studi sul tema e che, infatti, sono gli stessi che conducono una battaglia tanto contro il biologico quanto contro il biodinamico. Un fenomeno di conservazione molto italiano, che vuole allontanarci dal contesto europeo. Al contrario, la maggior parte degli scienziati che hanno svolto ricerche sulla biodinamica e pubblicato i loro risultati su riviste scientifiche dichiarano i risultati positivi della biodinamica in campo sperimentale.»
La mia opinione? Io credo nell’influenza energetica, è sicuramente qualcosa difficile da dimostrare, ma il fatto che non siamo in grado di misurarla non significa necessariamente che non esista! D’altro canto, mi sembra anche difficile da smentire, dimostrare la sua inesistenza.

Foto: www.agribionotizie.it

La stessa opinione, poi, viene riservata ad alcune pratiche, ovvero i preparati biodinamici, anche questi paragonati a strani “riti”: famosi ad esempio il Corno-letame (con cui un corno di mucca viene riempito di concime organico), o il Preparato camomilla, in cui i fiori essiccati vengono posti all’interno di un budello bovino. «Non è nulla di così astratto: semplicemente, le sostanze si maturano e conservano meglio nel budello di alcuni animali; allora dovremmo considerare stregoneria anche fare le salsicce! Sono pratiche considerate normali per molti agricoltori, tanto che alcuni di questi preparati vengono usati molto più dagli agricoltori biologici che da quelli biodinamici.»

E non sarebbe l’unica cosa che vale la pena imitare. «Nell’ultimo rapporto GreenItaly, di Fondazione Symbola e Unioncamere, l’agricoltura biodinamica viene definita “il fiore all’occhiello della sostenibilità”. La FAO sostiene che sia il modello agricolo più promettente, a cui guardare per il futuro, perché è quello più ecologico.» Il perché sia un sistema a ridotto impatto ambientale, si spiega facilmente con le loro linee guida: «Quelle biodinamiche sono aziende “a ciclo chiuso”, utilizzano le proprie risorse, riciclano le sostanze, si autoalimentano. è obbligatoria la presenza di animali da allevamento, ma non a caso: in proporzione alla superficie, non troppi perché si nutrono solo con i frutti del suolo e ci deve essere abbastanza cibo per tutti, né pochi perché i campi coltivati sono concimati solo con il loro letame, che deve essere quindi sufficiente. I terreni vengono rispettati perché, se puoi ricorrere a poche o niente sostanze, è importante mantenerli in salute; è come il corpo umano: quando funziona bene, non ha bisogno di farmaci. I terreni poi così sono più facili da lavorare, il che permette di utilizzare trattori più piccoli e meno carburante. E poi c’è la rotazione delle colture, che stimola l’autorigenerazione dei campi, i quali rimangono fertili a lungo.
Insomma, è un modello ecologico sensato e che funziona, che dovrebbe essere insegnato e trasmesso anche ad altri agricoltori

Foto: Cascine Orsine (www.ecor.it)

Perché ancora qualcuno sostiene che non sia riconosciuto scientificamente? «Accusare che non è validato scientificamente e contemporaneamente opporsi alla ricerca non è una posizione credibile. In realtà, noi per primi chiediamo alle università di approfondire le ricerche sul tema come avviene all’estero, ma in Italia il metodo non viene nemmeno insegnato, a differenza del resto d’Europa, dove esistono corsi di laurea, centri di ricerca, vengono svolte pubblicazioni validate a livello internazionale.
In Italia un’eccezione l’ha fatta l’Università di Firenze, che ha censito 147 ricerche scientifiche pubblicate su famose riviste; uno di questi, comparso su European Food Research and Technology, metteva a confronto i polifenoli contenuti nelle mele convenzionali e nelle biodinamiche, dimostrando come siano maggiormente presenti in queste ultime. Il famoso oncologo Umberto Veronesi sosteneva l’agricoltura biodinamica, perché i prodotti ottenuti in condizioni naturali, più ricchi di sostanze nutritive, non contengono pesticidi e apportano sostanze coadiuvanti la prevenzione dei tumori attraverso l’alimentazione. Ci sono tanti scienziati che la praticano, così come lo stesso Steiner e i suoi allievi hanno ricevuto diversi riconoscimenti accademici.»
Il problema è che ancora non ci sono abbastanza studi per dire, in maniera inattaccabile, come stanno le cose: «La validazione scientifica può arrivare dopo migliaia di studi, non un centinaio. Ma è un fatto che le aziende biodinamiche producono eccellenza senza inquinare e anche i relatori del convegno presso il Politecnico di Milano sono giunti alla conclusione che le ricerche fatte finora hanno dato risultati positivi e a favore del biodinamico, che varrebbe la pena studiarlo più a fondo per la qualità dei prodotti e per le pratiche favorevoli anche per l’ambiente

Forse è presto per pronunciarsi in modo assoluto, ma non chiudiamoci alle cose diverse rispetto a quelle a cui siamo abituati: studiamo, indaghiamo, approfondiamo, cerchiamo di capire. In fondo, la storia non ha forse insegnato a mettere in crisi le proprie convinzioni per poter fare nuove scoperte?

 

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