Punto di vista

Bottiglie di plastica: impatto della loro produzione

Le bottiglie di plastica hanno dato una svolta alla nostra vita, ma quanto costa all’ambiente produrle? Vediamo l’impatto della produzione.

L’acqua è legata a qualsiasi aspetto della nostra quotidianità. Senza acqua non c’è vita. Non c’è economia, non c’è comunità. E l’acqua in bottiglia sicuramente ha dato una svolta alla nostra vita: è una comodità a portata di mano, in auto, nel frigorifero, nella borsa… le bottiglie di plastica sono praticamente dappertutto. Ma qual è l’impatto delle bottigliette che ci portiamo con noi? Abbiamo già parlato dell’inquinamento dovuto dalla plastica e di tutti gli impatti disastrosi che ne consegue il suo utilizzo, ma volendo analizzare la produzione di queste bottiglie e il loro trasporto, che numeri ci sono dietro?

COME SONO NATE LE BOTTIGLIE DI PLASTICA?

La storia delle bottiglie di plastica, così come le conosciamo noi, è iniziata nel 1973, anno in cui lo scienziato Nathaniel Wyeth si accorse del potenziale che il PET avrebbe potuto avere nell’industria alimentare.

Il PET – resina termoplastica della famiglia dei poliesteri – in realtà non era una novità per quegli anni, poiché questo materiale era già stato inventato nel 1941 (da John Rex Whinfield e James Tennant Dickson), ma fu solo Wyeth successivamente e trovare quell’utilizzo che avrebbe portato questo poliestere nelle case di ogni persona.

A quei tempi, la bottiglia di plastica, esisteva già, ma era fatta con un polimero termoplastico diverso dal PET, ossia il propilene: un materiale meno resistente che non permetteva il suo utilizzo con le bibite gassose, perché le frizzanti bollicine, producono una pressione che il propilene non è in grado di contenere. Wyeth risolse questo problema impiegando a posto del propilene, il PET. Ovviamente il successo fu enorme: il PET permise la produzione di bottiglie di plastica, in grado di sostituire anche l’utilizzo delle bottiglie di vetro per le bevande gasate, quindi bottiglie più piccole, economiche e più leggere.

Di conseguenza l’utilizzo di queste nuove bottiglie di plastica ci mise poco ad incrementare. Basti pensare che dagli anni novanta ad oggi le vendite di acqua in bottiglie usa e getta sono aumentate del 284%, arrivando a rappresentare il 75% del peso di tutti i contenitori di plastica prodotti nel mondo. Cosa significa? Che per ogni quattro oggetti di plastica immessi sul mercato, tre di questi sono bottigliette d’acqua.

E prendendo spunto da Lavoiser, potremmo dire:

Tutto si trasforma, nulla (specie se di plastica) si distrugge.

Dove finiscono tutte queste bottiglie di plastica? Tutti sappiamo che le bottiglie di plastica sono riciclabili se correttamente smaltite, e attenzione, perché la chiave sta proprio qui. Negli ultimi 20 anni la produzione di plastica è aumentata in modo notevole, ma i sistemi per riutilizzarla e riciclarla, non hanno mantenuto lo stesso passo. Secondo uno studio condotto da Greenpeace, stiamo parlando di 7 miliardi di bottiglie di plastica che non vengono riciclate ogni anno in Italia. Abbiamo già parlato delle dannose conseguenze dovute dall’inquinamento della plastica, ma oggi vorrei dare uno sguardo a monte di questa produzione.

POSIZIONE DELL’ITALIA NEL CONSUMO DELLE BOTTIGLIE DI PLASTICA

Innanzitutto, è necessario dire che l’Italia si attesta tra i primi paesi in Europa per il consumo di bottiglie di plastica, con più di 12,5 miliardi di litri di acqua in bottiglia consumati all’anno. E non scendiamo dal podio neanche usando una prospettiva mondiale, nella quale ci posizioniamo secondi, dopo i messicani, i quali consumano 234 litri di acqua in bottiglia all’anno. Quanto meno in Messico, si sa, c’è una reale problematica all’accesso dell’acqua potabile; ma in Italia? Diffidenza ancestrale per l’acqua di rubinetto, ad oggi senza alcuna motivazione fondata, dal momento che l’Agenzia Europa per l’Ambiente ha posizionato l’acqua italiana al quinto posto.

IMPATTO AMBIENTALE

Quindi le bottiglie di plastica che abbiamo sul nostro tavolo o dentro alla nostra bosa, fanno parte di quei miliardi e miliardi di acqua che ogni anno vengono imbottigliati nel nostro paese, e calcolando che l’81% sono venduti in contenitori PET, abbiamo che all’anno vengono prodotte 330.000 tonnellate di PET, ergo 650.000 tonnellate di petrolio, per produrre le nostre bottiglie di plastica.

Oltre a questo, bisogna considerare che la produzione di una bottiglia di plastica da 1 litro, richiede 12 litri di acqua; di questo enorme consumo di acqua, “solo” il 35% è imputabile all’effettiva realizzazione della bottiglia, il restante 65% è legato tutto alla produzione del PET.

Infatti la lavorazione del PET richiede molta acqua, in particolare abbiamo che:

  • il 62% di acqua, durante il processo produttivo, viene impiegata per il raffreddamento dei macchinari;
  • il 9% per il raffreddamento dei sistemi di trasferimento di calore;
  • il 25% è l’acqua di processo;
  • il 4% per altri piccoli funzionamenti.

Ma non è ancora finita qua, non possiamo non considerare il trasporto: avete mai fatto caso alla provenienza dell’acqua in bottiglia che state bevendo? Dalle Alpi della Levissima, agli Appennini campani della Ferrarelle. E quindi stiamo parlando di 265.000 tonnellate di CO2 emessa, all’anno, nell’ambiente per farci arrivare comoda comoda la nostra bottiglia d’acqua a casa.

E pensare che basterebbe riempire la brocca dal rubinetto per evitare tutto questo!

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