
È attesa per giugno la prossima udienza del procedimento per maltrattamento e uccisione di animali legato agli abbattimenti eseguiti nel 2022 in un allevamento di Lavezzola, nel Ravennate, durante un focolaio di influenza aviaria. Dieci persone sono imputate, tra questa due veterinarie dell’AUSL della Romagna, l’amministratore unico dell’azienda e sette operatori della cooperativa incaricata di eseguire gli abbattimenti.
La vicenda ebbe inizio nell’aprile 2022, quando l’Unità Operativa Igiene delle Produzioni Zootecniche di Ravenna dispose la soppressione dell’intero patrimonio avicolo dell’azienda agricola, in seguito alla conferma di un focolaio di influenza aviaria ad alta patogenicità. A essere eliminati, nell’arco di una sola giornata, furono anatre, polli, pavoni, fagiani, oche ed esemplari di specie pregiate, alcune delle quali tutelate dalla Convenzione CITES sul commercio internazionale di specie a rischio di estinzione.
Le contestazioni mosse dall’accusa non riguardano soltanto il numero degli animali abbattuti, ma soprattutto le modalità con cui le operazioni furono condotte. Secondo quanto ricostruito nel corso delle indagini, gli operatori avrebbero catturato più esemplari contemporaneamente servendosi di un retino, costringendoli a posture innaturali e dolorose mentre si accalcavano nel tentativo di fuggire. Le gabbie di contenimento risulterebbero state posizionate in modo tale da ridurre ulteriormente lo spazio vitale disponibile per i volatili.

Il momento più grave, stando all’accusa, sarebbe stato quello finale: il gas asfissiante sarebbe stato immesso dall’alto delle gabbie anziché dal basso, in contrasto con quanto stabilito dalle linee guida ufficiali. Questa inversione procedurale avrebbe prolungato l’agonia degli animali, rimasti coscienti più a lungo del necessario prima di perdere i sensi definitivamente.
A rendere il caso ulteriormente controverso vi è la tesi secondo cui una parte degli animali soppressi non avrebbe contratto il virus o non avrebbe presentato sintomi al momento dell’abbattimento. Le due veterinarie imputate, cui spettava la direzione e il controllo dell’intera operazione, avrebbero consentito l’uccisione anche di questi soggetti senza adottare le verifiche necessarie né correggere le pratiche scorrette degli operatori.
Nel procedimento si sono costituite parte civile diverse realtà del mondo animalista: l’OIPA (Organizzazione Internazionale Protezione Animali), la LAV (Lega Anti Vivisezione), e Animal Liberation. Tutte sono concordi nel chiedere giustizia per gli animali coinvolti, a loro parere uccisi con modalità brutali, senza alcuna necessità e senza alcuna tutela da parte di chi avrebbe dovuto garantirla per legge ed etica. Anche i titolari dell’azienda intendono costituirsi parte civile e valutano di citare l’AUSL come responsabile civile per presunte negligenze nelle procedure seguite.
Il procedimento, ora, potrebbe stimolare il dibattito sulle modalità di gestione degli abbattimenti sanitari negli allevamenti durante le emergenze epidemiche, soprattutto per quanto riguarda il rispetto delle norme sul benessere animale.