La crisi dell’acqua
Punto di vista

La crisi dell’acqua

Perché stiamo finendo le scorte mondiali di oro blu

Fonte: huffingtonpost.it

Leaving no one behind, cioè non lasciare nessuno indietro. E’ questo il titolo dell’ultimo Report redatto da UN WATER, l’Interagenzia delle Nazioni Unite che si occupa del monitoraggio delle riserve di acqua dolce nel mondo. L’allarme lanciato dagli esperti è chiaro: il nostro Pianeta sta vivendo una crisi idrica senza precedenti, basti pensare che 1 essere umano su 4 – circa 2,1 miliardi di persone – non ha accesso a fonti d’acqua sicure, mentre più di un terzo della popolazione mondiale vive senza servizi igienico sanitari di base. 

Una vera e propria emergenza globale, che provoca ogni anno oltre 840 mila vittime per malattie causate dall’uso di acqua sporca o contaminata, tra cui 340 mila bambini sotto i 5 anni, per una media di oltre 1.000 vittime al giorno.

La situazione è particolarmente drammatica nei Paesi in Via di Sviluppo dell’Africa, del Sud-est asiatico e dell’America Latina, dove le guerre, le catastrofi naturali e il devastante impatto dei cambiamenti climatici hanno drasticamente ridotto le scorte di questo prezioso bene primario. Un dramma che vivono anche le nazioni industrializzate, dove l’eccessivo consumo – e spreco! – di acqua ha costretto alcune grandi metropoli, tra cui Città del Capo, San Paolo, Jakarta, Città del Messico, Londra e Roma, a pianificare il razionamento periodico dell’erogazione di acqua corrente. 

L’oro blu non è una risorsa illimitata e soprattutto non sono infinite le scorte di acqua potabile e disponibile per tutti gli esseri viventi che abitano il Pianeta. L’acqua dolce rappresenta, infatti, solo il 2,6% del totale ed è immagazzinata nei ghiacciai, nei bacini idrici superficiali, nelle falde acquifere sotterranee e nell’atmosfera. Riserve preziose, che vengono modificate e influenzate dai cambiamenti del clima, dalle caratteristiche dell’ambiente e dalle attività umane. La quantità di acqua dolce sul Pianeta è sempre la stessa, ma ne abbiamo sempre meno a disposizione!

Secondo il World Resources Institute (WRI), un’organizzazione non profit che si occupa di misurare le risorse naturali globali, al momento sono 17 i Paesi nel mondo che rischiano di terminare completamente le proprie risorse idriche, in particolare quelle contenute nelle falde acquifere sotterranee.

Fonte: wired.it

Le previsioni degli scienziati sono a dir poco preoccupanti: a questo ritmo, entro il 2030, la scarsità d’acqua, unita all’impatto di guerre, siccità, carestie e sconvolgimenti climatici, potrebbe generare oltre 700 milioni di sfollati e rifugiati.

L’acqua e l’insieme dei servizi ad essa correlati sono elementi fondamentali non solo per il benessere dei cittadini ma anche per la sostenibilità ambientale. Ma da cosa è provocata l’attuale crisi idrica mondiale? Le ragioni sono diverse, ma hanno tutte a che fare con l’uomo, ormai abituato ad abusare delle risorse naturali senza preoccuparsi delle conseguenze sull’ambiente e sugli organismi viventi.

Uno dei motivi più evidenti dell’emergenza acqua nel mondo è lo smisurato incremento della popolazione planetaria. Il consumo d’acqua cresce perchè deve soddisfare tutti e la domanda globale è aumentata di ben 6 volte negli ultimi 100 anni. 

Non si può, inoltre, non intuire il legame tra crisi dell’acqua e cambiamenti climatici. I lunghi e frequenti periodi di siccità compromettono la necessaria irrigazione dei terreni agricoli, costringendo di conseguenza a un prelievo maggiore dalle falde acquifere sotterranee. 

Al tempo stesso, il riscaldamento globale sta vertiginosamente accelerando i ritmi di scioglimento dei ghiacciai, cruciali riserve di acqua dolce che si stanno drammaticamente esaurendo a fronte del conseguente innalzamento del livello dei mari e dell’incremento della frazione di acqua salata. Perdiamo acqua potabile e aumentiamo la quantità di acqua marina, inutilizzabile per la vita.

L’innalzamento delle temperature, inoltre, fa evaporare con più facilità l’acqua presente nei bacini idrici superficiali, esaurendo quella a disposizione per il prelievo. Un deficit idrico che non potrà essere compensato dalle forniture sotterranee, considerando che la ricarica delle falde acquifere sotterranee è impossibile se il prelievo è troppo intenso.

Anche la qualità dell’acqua si sta deteriorando. Il tasso di inquinamento è peggiorato in quasi tutti i corpi idrici del Pianeta e peggiorerà ulteriormente nei prossimi vent’anni, principalmente a causa dei deflussi agricoli di fertilizzanti e altri prodotti chimici e degli sversamenti delle acque reflue direttamente nell’ambiente. Stiamo inesorabilmente contaminando anche la poca acqua che abbiamo a disposizione!

Senza acqua è impossibile produrre cibo. E sono proprio le nostre cattive abitudini alimentari ad innescare un insensato spreco di acqua, particolarmente significativo nei sistemi di produzione intensiva. Solo per fare un esempio, per produrre un chilo di mangime destinato agli animali di allevamento sono necessari circa 500 litri di acqua. Se consideriamo che un bovino consuma circa 12 chili di mangime al giorno, produrre circa 100 grammi di carne equivale a consumare 1.650 litri d’acqua!

E come ci comportiamo in Italia con la risorsa acqua? Direi male! Il nostro Paese è al primo posto in Europa per i prelievi idrici ad uso potabile: 428 litri per abitante al giorno. Poco meno della metà del volume di acqua prelevata alla fonte (il 47,9%) non raggiunge gli utenti finali a causa delle dispersioni idriche dalle reti di adduzione e distribuzione. 

Fonte: laicitacontro.blogspot.it

Ma è possibile correre ai ripari prima di esaurire definitivamente le scorte di oro blu? Forse le tecnologie verdi potranno fornire la soluzione giusta per dissetare il mondo. Sicuramente all’avanguardia le nuove tecniche per desalinizzare l’acqua marina usando energie rinnovabili, ma prima di tutto possiamo iniziare a chiudere il rubinetto di casa nostra quando non usiamo l’acqua corrente. Ogni goccia è preziosa e non va sprecata.
Infine, andrebbe sancito un principio fondamentale: l’acqua deve essere un bene disponibile e gratuito per tutti, il cui libero accesso deve essere considerato un diritto inalienabile per ogni abitante della Terra.

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