Punto di vista

La Quercia Scarlatta, come nasce un’azienda agricola biologica

La storia, prodotti e cosmetici di altissima qualità, e un’idea per un viaggio

Avete mai avuto la tentazione di cambiare vita? Vi siete mai detti “un bel giorno mollo tutto, mi licenzio e me ne vado”?
Ogni tanto qualcuno trova il coraggio di farlo davvero, abbandona la propria sicurezza, abitudini e magari un buon lavoro per qualcosa di più: la felicità. Oggi vi racconto la storia di una famiglia che ha “lasciato la strada vecchia per la nuova”, dedicandosi a un progetto che sta dando i suoi frutti, perché abbiamo bisogno di storie a lieto fine e magari di un po’ di ispirazione.

Li ho scoperti un po’ casualmente, grazie a una fantastica linea di cosmetici bio a base di olio extravergine d’oliva da loro prodotto: La Quercia Scarlatta è un’azienda agricola biologica immersa nel verde di Monte San Giusto, sulle colline nei dintorni di Macerata, il cui territorio è ricoperto da vigneti e oliveti. Per scoprire più da vicino questa realtà italiana artigianale sono andata a visitarla, e ho potuto conoscere Stefano Pintossi e la sua famiglia, persone meravigliose e accoglienti con cui è scattata immediatamente un’intesa, una sintonia come se fossimo amici di vecchia data, forse perché accomunati dagli stessi principi e stessa filosofia di vita.

Molto interessante è come nasce questo progetto, perché come vi dicevo sono tra quei pochi coraggiosi che hanno detto addio a una vita che iniziava a stare stretta, rischiando il tutto e per tutto. Stefano lavorava per una multinazionale americana, ma cambiava spesso città: 5 anni in Germania, 1 negli Stati Uniti poi dal 2002 al 2012 a Milano; viaggiava molto, passava poco tempo con i figli, si sacrificava per far funzionare bene qualcosa che non era sua. Quando gli chiedo come mai ha deciso di abbandonare la vecchia vita, mi risponde pacifico, come se fosse ovvio, «si cambia perché non si sta più bene». Ora, dice, sono meno agiati economicamente ma ci hanno guadagnato in qualità della vita, con la famiglia sempre unita a lavorare insieme per un obiettivo comune e con un’eredità da lasciare ai propri figli.

Stefano è bresciano ma è molto legato al territorio delle Marche, dove ha fatto il servizio di leva, poi l’Università, in cui è continuato a capitare per lavoro e che gli ha fatto nascere un sogno: “Prima o poi ci andrò a vivere”. Nel 2010, l’occasione, decidono di acquistare un rudere e di trasformarlo in azienda agricola, rigorosamente biologica perché «la nostra concezione di agricoltura è questa, un modo di lavorare che rispetti l’ambiente e le persone che ci vivono. Per noi è il minimo indispensabile, cerchiamo sempre di migliorare. Inoltre sembra una scelta particolare qui in Italia, ma in Germania, dove abbiamo vissuto diversi anni fa, era quasi la normalità».

ANTICHI VITIGNI E ULIVETI SALVATI DALL’ESTINZIONE

Una volta acquistato il terreno, hanno iniziato la conversione al biologico e ripristinato i vitigni autoctoni di una volta. Sì perché queste vallate erano già ricoperte da vigneti, piantati dagli antichi greci e romani, distrutti poi nel secolo scorso perché il famoso maceratino (antico vitigno) produce poco, troppo poco per gli interessi di chi pensa prima di tutto ai “numeri”.

Altrettanto pregiato l’olio, che non a caso hanno battezzato “Il Nostro Oro”, ricavato da 350 piante di ulivo di specie diverse, alcune secolari, anche se la maggior parte sono quella autoctona, il Piantone di Mogliano. Una varietà che rischiava l’estinzione, che era ormai abbandonata per lo stesso motivo del vino: la poca resa, perché da 1 quintale di olive si ricavano 15 kg di olio. Anche in questo io e la famiglia Pintossi ci assomigliamo: abbiamo fatto una scelta controcorrente, abbiamo investito sulla biodiversità e su un prodotto tipico, che non regalerà tanta quantità, ma in compenso la qualità è altissima.
Il loro olio è davvero ottimo, saporito, gustoso, ma molto delicato, diverso dai prodotti a cui siamo abituati. Il segreto? «In parte è la caratteristica di queste piante, in parte la lavorazione delle olive. Le portiamo immediatamente al frantoio: da quando cadono, in massimo 3 ore abbiamo già fatto l’olio. Scartiamo i frutti non più buoni e seguiamo la procedura della tradizione, ovvero non pressiamo troppo le olive perché è questo che dà poi il sapore amaro; ci siamo dotati di un frantoio molto moderno, che le lavora molto lentamente e senza mai superare la temperatura di 24°, così da mantenere intatte le loro sostanze.»

Hanno saputo coniugare l’innovazione alla tradizione, hanno mantenuto le cose migliori della saggezza contadina e le hanno integrate con la tecnologia, sempre però in chiave green e qualitativa. Se per la molitura delle olive hanno scelto un nuovissimo frantoio, per i trasporti non usano trattori che inquinano, ma si affidano al cavallo come una volta, un animale tra l’altro a cui hanno salvato la vita, perché era destinato al macello.

“SUPREMA OLEA”: LA COSMESI BIO

«Abbiamo 7 ettari, non produciamo grandi quantità ma quello che abbiamo lo sfruttiamo tutto», è la premessa di Stefano quando gli chiedo come nascono i cosmetici. Curioso che siano stati la risposta alla necessità di non sprecare nulla e utilizzare tutte le materie prime dell’azienda agricola, non solo l’olio, ma anche le mele dei Monti Sibillini, un altro prodotto che rischia di essere dimenticato. L’idea di sfruttarle per la cosmesi è stata della moglie di Stefano, Claudia, ma occorreva un partner che studiasse le formulazioni; dopo due anni, molti tentativi e molte risposte negative, hanno trovato un laboratorio di Pesaro che ha creduto nel progetto e finalmente durante l’ultima fiera SANA a Bologna hanno potuto presentare i prodotti “Suprema Olea”.

La linea si compone di diversi cosmetici per viso e corpo: siero anti-age illuminante, crema viso idratante e nutriente più quella liftage, emulsione spray per il corpo, latte detergente, tutti davvero ottimi, anche se io adoro in particolare il contorno occhi (di cui vi ho parlato nel pezzo sui contorno occhi ecobio), la maschera viso, una delle rare maschere in tessuto naturali, in bio-cellulosa e quindi biodegradabile, e l’olio corpo vellutante, a base del loro olio EVO arricchito da altri oli vegetali. La linea è certificata bio da ICEA.

 

Se siete curiosi di provarli, nei pressi dell’azienda agricola c’è una SPA che propone trattamenti proprio con i loro prodotti. Ma non è l’unica buona ragione per cui vi invito ad andare a trovarli: se capitate nei dintorni delle Marche, approfittatene per conoscere questa famiglia, farvi raccontare la loro storia, visitare un luogo bellissimo e scoprire come nascono dei prodotti di altissima qualità.

Durante la mia visita, prima di salutare Stefano, gli ho fatto un’ultima domanda: ora che hanno realizzato un sogno, che progetti hanno per il futuro? «La strada è ancora lunga. Ci piacerebbe migliorare ancora, produrre vino senza solfiti, che finora non siamo riusciti a fare, e anche i cosmetici possono diventare sempre più naturali, seguendo l’innovazione che in questo campo è davvero continua. Ma piano piano, passo dopo passo, ci arriveremo.»

Ne sono sicura, a piccoli passi si arriva al cielo, specialmente con la passione e la competenza che ha questa famiglia. Il coraggio, alla fine, paga sempre.

 

Avviso di trasparenza: i contenuti di questo post sono legati a collaborazione commerciale.
Le aziende e i prodotti con cui è stato realizzato, sono selezionati in coerenza con i miei gusti e valori.

Tessa Gelisio

 

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